Riccomassimo, successo per la giornata culturale con Serena Bugna alla scoperta di storia e origini della Chiesa di San Carlo Borromeo
RICCOMASSIMO - La chiesa di San Carlo Borromeo di Riccomassimo conta circa tre secoli e negli ultimi anni su interessamento prima della amministrazione Turinelli e poi di quella di adesso è stato possibile ricorrere a dei ripari mediante il coinvolgimento della Provincia attraverso il suo vice presidente Mario Tonina. Aggiustamenti e ritocchi che in momenti diversi hanno dato modo di salvaguardarla e conservarla ma anche di renderla agibile e sicura in modo da evitare che tempo e intemperie abbiano a lasciare il segno. Su iniziativa dei componenti la fondazione locale La Buona Fonte e della assessora comunale Mariella Bonomini, c’è stato un cerimoniale nel corso del quale la storica di valle Serena Bugna ha dato un notevole contributo circa le sue origini. Quest’ultima laureata in conservazione e gestione dei beni culturali - classe storia dell'arte, con pubblicazioni storico-artistiche non si è smentita tant’è che ha fatto ascolto e intrattenimento. Lungo quel suo excursus la Bugna ha confermato ai riccomassimini che la loro chiesa, pur piccola, ha qualcosa di storico. Serena Bugna ha introdotto il suo intervento relazionando su come la nascita del paese è legata alla famiglia Lodron e che nel 1442 concede il territorio di Riccomassimo in feudo a un uomo di nome Lombardo (da cui il cognome Lombardi), così anche l’origine della chiesetta, quasi 300 anni più tardi. Fondatore del piccolo edificio sacro dedicato a San Carlo Borromeo è il conte Carlo Ferdinando Lodron (1663-1730), illustre esponente del casato nonché importante ecclesiastico. Canonico e poi preposto della cattedrale di Trento, arciprete di villa Lagarina, governatore di Trento e vicario generale della diocesi, nonché reggente della contea e dei feudi lodroniani: Carlo Ferdinando raggiunse un tale potere da poter essere definito un ‘vescovo mancato’. Oltre a ciò, il Lodron è ricordato come uno dei maggiori mecenati artistici in Trentino fra Sei e Settecento, tanto che da Trento fino alla Valvestino, tutte le chiese in qualche modo connesse alla sua persona e alla famiglia Lodron ricevettero almeno un segno – altari, dipinti, sculture, paramenti… - della sua munificenza. Il rapporto con il paesino di Riccomassimo doveva essere speciale, in quanto Carlo Ferdinando non ne è solo benefattore, ma anche fondatore.

Costruita attorno al 1720 (data in facciata), la chiesa presenta un unico altare dedicato a San Carlo Borromeo, santo patrono del Lodron per via del nome nonché modello di vita per l’attività pastorale svolta a suo tempo dall’arcivescovo di Milano. E nella pala dell’altare, che porta lo stemma Lodron e la data 1727, il Lodron si fece addirittura ritrarre, ormai canuto, a mezzobusto, in preghiera. Il dipinto è una bellissima prova di Gaspare Antonio Baroni Cavalcabò di Sacco (Rovereto), all’epoca considerato uno dei pittori più valenti del Trentino, autore di altre quattro pale d’altare commissionate da Carlo Ferdinando per la chiesa dell’Annunciazione di Lodrone.
“Ultima - ma per questo non meno importante nota curiosa dicono i referenti La Buona Fonte Elisa e Stefano Lombardi nonché Roberto Vomiero - la Bugna ha fatto un’altro riferimento ancora e non secondario . “Dalla corrispondenza tra Carlo Ferdinando Lodron e il curato di Lodrone, Beltrami, sappiamo che il Lodron – che di norma risiedeva a Trento ma trascorreva anche alcuni periodi in valle del Chiese, nel palazzo Lodron al Caffaro – apprezzava le specialità gastronomiche del territorio, tanto da chiedere al curato di procurargli castagne di Riccomassimo e mille lumache della Valvestino!”


