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Mon, Oct

 

Le fiamme sono divampate oggi pomeriggio in località Casaròle, sopra Porte di Rendena: l'incendio ha colpito una catasta di legna, poco distante dal bosco e da abitazioni. La chiamata al Corpo dei Vigili del Fuoco ha attivato il pronto intervento sia dei Vigili di Villa Rendena che di Vigo-Darè: il luogo di interesse coinvolgeva entrambi.

 

Il pericolo è stato gestito al meglio, con un accesso rapido dalla strada che dietro la frazione di Ches raggiunge il Passo Daone; il fumo era visibile anche dal basso in valle.

 

A dare l'allarme, attorno alle 16.30, il proprietario di un'abitazione vicina mentre il proprietario della catasta non era al momento presente. Giunto sul posto, l'uomo era evidentemente turbato dall'avvenuto: le cause dell'incendio rimangono infatti ignote.

VIGO RENDENA – MALGA CALVERA. Nata dal costante attivismo e dall’attenzione verso il territorio e la memoria da parte della Pro loco di Vigo Rendena; progettata, nei contenuti, nel percorso di ricerca e nell’articolazione tra la parte espositiva e la raccolta di testimonianze attraverso la narrazione video da Roberta Bonazza e Luciano Stoffella ( documentario), la mostra “Noi dell’alpe” è stata visitabile dal 19 luglio al 30 agosto.

 

Dove? Lungo un emozionante percorso indoor e outdoor tra lo stallone e il pascolo di quell’alpeggio, concentrato di bellezza paesaggistica, che è Malga Calvera (1650 m slm), aggrappata alle pendici del Carè Alto.

Visitata e apprezzata da un pubblico numeroso, ha raccontato le storie degli allevatori che in un tempo lontano (prima del 1960) hanno alpeggiato non solo a Malga Calvera, ma anche sulle vicine malghe Rosa e Praino. C’erano tutti i volti dei malgari di una volta: quelli che non ci sono più, alcuni dei quali scomparsi di recente, e quelli che oggi sono i narratori della vita trascorsa in malga, una vita aspra, povera e difficile, che il tempo ha reso un ricordo più dolce. Nella mostra “Noi dell’alpe” sono stati rappresentati tutti i malgari, e le malgare, appartenenti alle frazioni del Comune di Porte di Rendena (Vigo Rendena, Darè, Javrè, Villa Rendena e Verdesina) che hanno vissuto una parte della loro vita in malga.

Un racconto corale disegnato nei volti dei malgari che non ci sono più, ritratti in grandi foto a colori installate all’esterno dello stallone, e in quelli tuttora viventi inseriti all’interno, in un suggestivo percorso accompagnato dal suono dei campanacci delle mucche che hanno ceduto una parte della stalla all’esposizione. Infine, in un documentario, presentato e rimasto visibile a Casa Cüs durante l’estate, sono state raccolte le testimonianze di chi la vita in malga l’ha vissuto da protagonista. Ricordi felici, per alcuni, di un tempo in cui si era contenti del poco che si aveva. Un tempo di fatica e poche soddisfazioni per altri. Un video da guardare e riguardare, voci da ascoltare e riascoltare, memorie da fissare nella mente.

 

Le affermazioni degli intervistati, alcune delle quali presentiamo di seguito, appaiono come delle pillole di saggezza.

Angelo Valentini: “Ho iniziato a 9 anni nel 1942 alla malga Praino. Andavamo con le bestie, sole o pioggia era uguale. Nel 1950, a 17 anni, ero io che facevo il formaggio. Finito il militare sono andato a San Michele a fare la scuola di casaro. Ho bei ricordi dell’alpeggio”.

Teodora Pouli: “Ho iniziato a 14 anni a lavorare nei campi. Ho smesso dopo che ne ho compiuti 84. la vita allora era faticosa, non c’era niente. Dicono che adesso c’è crisi? Non l’hanno mai provata la vera crisi”.

Bruna Bonapace: “Ricordo che da bambina, insieme a mia sorella, raggiungevo il papà all’alpeggio per portargli le provviste. Quando mi sono sposata ho sempre aiutato mio marito Silvio con il fieno e le mucche. Le donne lavoravano tanto”.

Giuseppe Bepo Gasperi: “Ho iniziato a 13 anni. Ricordo che alla Calvèra io e il Clemente Cisin dormivamo sul Pian della Paghèra in una baracca di legno sulle felci. Poi sono andato a San Michele a fare la scuola di casaro. Avevo già la pratica e la grammatica è stata più facile”.

Salvatore Chiappani: “Sono sempre stato sui monti di Vigo fin da bambino. Ricordo che una volta, avrò avuto 4 anni, sono sceso in paese a cercare mia mamma. Aveva piovuto e per trovarmi hanno seguito le piccole impronte sul sentiero. Ancora adesso ho le mie mucche nella stalla”.

Quinto Dalbon: “Nel 1940 sono rimasto senza mamma, avevo 8 anni. La vita era difficile. Nel 1946 ero alla malga Calvera insieme al Sistilio di Vigo, il Gilio Sbèrsa di Verdesina e il Pero di Ragoli. Sempre con le lacrime agli occhi. Appena ho trovato un altro lavoro me ne sono andato”.

Antonio Scarazzini: “Mi sono sempre interessato di storia. Dalla prima malga in Val di Fumo nel 1942, Vigo è passato a Madonna di Campiglio alle Malghette e poi al Pian dele Bore dove hanno costruito la malga Calvera. Un gran lavoro di dissodamento e taglio degli alberi”.

Carmelo Sauda: “Ho iniziato nel 1951 in malga. Mi ricordo un giorno di luglio con Renato Gottardi che siamo partiti con le bestie e c’erano 40 gradi. D’improvviso si è messo a grandinare e in un quarto d’ora era tutto bianco. Avevamo paura per le bestie, ma le abbiamo riportate tutte alle stalla”.

Renzo Scarazzini: “A mungere a mano non è uno scherzo, bisogna avere esperienza. Io ero il più svelto. A volte mi facevano male le mani, ma il lavoro allora era tanto e andavi avanti. Le mucche le conoscevo tutte per nome”.

Elio Valentini, l’attuale malgaro a Malga Calvera: “Da anni carico la Malga Calvèra con le bestie. Il mondo dell’alpeggio è cambiato. Adesso contano i grandi numeri di bestiame. I vecchi che avevano passione per la malga e andavano anche con poche mucche al pascolo non ci sono più. Io a 17 anni avevo già la mia stalla”.

 

La mostra “Noi dell’alpe” è stata promossa dalla Pro loco di Vigo Rendena in collaborazione con l'Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio, Pinzolo, Val Rendena - Festival Mistero dei monti, il Comune di Porte di Rendena, la Comunità delle Giudicarie, l'Asuc di Vigo Rendena, la Fondazione Caritro, la Cassa Rurale Adamello Brenta e il Bim del Sarca. (AV)

 


 

 

PORTE DI RENDENA. L'incidente è avvenuto ieri, durante quella che è stata una giornata impegnativa per molti. Date le abbondanti piogge cadute nei giorni scorsi, infatti, sono stati molti gli smottamenti in valle: Protezione Civile, Vigili del Fuoco e Forze dell'Ordine sono stati impegnati in molteplici interventi su territorio. In mattinata, la valle di San Valentino a Porte di Rendena è stata interessata da due smottamenti lungo la “via piana”: l'amministrazione comunale aveva reso pubblica la chiusura della valle per la sicurezza dei cittadini.

 

L'incidente che ha coinvolto il Sindaco di Porte di Rendena, Enrico Pellegrini, è avvenuto proprio durante un sopralluogo in Valcava, sopra Villa Rendena. Come fa sapere anche il Trentino stamane, le dinamiche sono state piuttosto sfortunate: il sindaco era a bordo di un pick-up per un controllo nei luoghi interessati da smottamenti la stessa mattina. Con lui anche i responsabili dei forestali di Spiazzo e dei vigili di Villa Rendena, oltre al vicesindaco Federico Dallavalle. Secondo quanto riportato la strada sarebbe ceduta e l'auto finita nel bosco sottostante.

 

Dall'abitacolo sono usciti tutti illesi, tranne Pellegrini che ha dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso di Tione: fortunatamente, le ferite riportate non sono gravi. La vicenda si è conclusa al meglio, rimane ora solo lo spavento. Infine, un pensiero di riconoscimento a tutti coloro che si impegnano a intervenire durante le emergenze.

 

PORTE DI RENDENA. E' successo questa mattina, attorno alle ore 9.30. Un ciclista sulla cinquantina è precipitato in una scarpata; a dare l'allarme i tre che erano con lui.

 

Un gruppo di ciclisti bolzanini è stato protagonista di questo ennesimo incidente estivo; tanto lo spavento, soprattutto considerate le dinamiche dell'evento.

 

I quattro si accingevano a scendere verso valle, dal sentiero che dietro la chiesetta di San Valentino, porta in paese. Il sentiero, piuttosto stretto, non è solito esser percorso da biciclette: uno dei quattro è precipitato in una scarpata, pochi metri dopo l'imbocco della via.

 

A dare l'allarme i compagni, preoccupati nello scorgere l'amico in fondo al dirupo, ben 100 metri sotto al sentiero.

 

Sul posto i Vigili del Fuoco di Villa Rendena, la Croce Rossa di Tione, il Soccorso Alpino, l'elisoccorso. L'intervento ha impiegato quattro ore per giungere al suo termine: per recuperare l'uomo, infatti, è stato necessario tagliare alberi e creare un varco per il passaggio della barella, oltre all'accesso per l'elicottero.

 

Il malcapitato era semicosciente all'arrivo degli aiuti. Come inevitabile, molte le contusioni; da una prima analisi, sembrerebbe aver riportato costole e una caviglia rotta. E' infine stato trasferito all'ospedale di Santa Chiara.

 

Foto in copertina: arrivo dei soccorsi alla chiesetta di San Valentino

Foto 1: recupero con barella del ciclista

Foto 2: Comandante dei Vigili di Villa Rendena Gabriele Madaschi con operatore dell'elisoccorso

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