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Tue, May

 

Nella viabilità interna dei neuroni c’è lo snodo per comprendere sempre meglio la malattia di Huntington, patologia neurodegenerativa genetica ereditaria che può insorgere a età diverse della vita e si manifesta con movimenti involontari patologici simili a movenze di danza, gravi alterazioni del comportamento e decadimento cognitivo. Sono le conclusioni di un lavoro internazionale coordinato dall’Università di Trento e pubblicato sulla rivista Cell Reports.

 

 

Il team di ricerca ha identificato il ruolo fondamentale di una proteina (PRMT6) nel garantire la capacità di trasporto lungo le strade che attraversano le cellule nervose (gli assoni) e quindi la salute dei neuroni. A causare la sofferenza e la degenerazione neuronale – riferisce lo studio – è una mancata modifica (metilazione) dell’huntingtina, la proteina che regola il traffico. L’assenza della metilazione dell’huntingtina ha infatti come conseguenza una viabilità difettosa, dovuta a un deficit del trasporto di vescicole lungo gli assoni dei neuroni. Il gruppo di ricercatori e ricercatrici ha quindi indagato come ripristinare la funzionalità della huntingtina e ha osservato i vantaggi prodotti dall’aumento di un enzima (PRMT6) che genera la modifica (metilazione). L’attività dell’enzima è legata alla quantità delle vitamine B9 e B12 presenti nell’organismo umano.

 

«Le malattie neurodegenerative causano la perdita del corretto funzionamento dei nostri neuroni. Purtroppo i meccanismi alla base di tali processi patologici sono poco chiari e non ci sono terapie per arrestare o ritardare il decorso di queste malattie devastanti. Questa ricerca mette in luce l’importanza della interazione di proteine quali huntingtina che, se mutate, causano malattie neurodegenerative con fattori che nella cellula regolano l’espressione genica, quali PRMT6. La nostra ricerca fornisce un nuovo tassello al puzzle delle malattie neurodegenerative: l’aver stabilito che huntingtina interagisce con PRMT6 e chiarito qual è il ruolo funzionale di tale interazione, che viene meno nella malattia, potrà aiutarci a comprendere come possiamo intervenire per ripristinare tale processo e migliorare la funzionalità dei neuroni con effetti benefici sul paziente» spiega Maria Pennuto (corresponding author per l’Università di Padova).

 

«Abbiamo capito che huntingtina, la proteina che quando mutata causa la malattia di Huntington, viene modificata da un enzima (PRMT6) in grado di aggiungere gruppi metilici (piccole bandierine) e far riconoscere l’huntingtina da altre proteine che si occupano di trasporto assonale. Se l’huntingtina non viene riconosciuta, il trasporto lungo gli assoni rallenta. Si può immaginare come fosse un treno (il trasporto assonale) senza un capotreno (huntingtina) che controlla i biglietti in entrata e apre le porte a tutte le stazioni (caricamento di altre proteine o organelli che viaggiano da un lato all’altro dell’assone). Le bandierine che vengono aggiunte da PRMT6 derivano da cicli metabolici che dipendono dalle vitamine B9 e B12. Sarà interessante misurare il livello di vitamine B9 e B12 nei pazienti con malattia di Huntington e testare sia in vitro che in vivo se l’aumento dell’assunzione di vitamine in neuroni possa aumentare la metilazione dell’huntingtina e quindi il suo corretto funzionamento. È ciò che cercheremo di approfondire nei prossimi mesi assieme alla nostra giovane collega Alice» conclude Manuela Basso (corresponding author per l’Università di Trento).

 

Nel progetto di ricerca internazionale sono confluiti contributi italiani, francesi, spagnoli e americani. Il lavoro è stato ispirato da una scoperta pubblicata sulla prestigiosa rivista Neuron da Maria Pennuto nel 2015 (Università di Padova e Istituto Veneto di Medicina Molecolare VIMM) ed è stato sviluppato principalmente da Alice Migazzi e Chiara Scaramuzzino sia nei laboratori del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell’Ateneo di Trento (Laboratory of Transcriptional Neurobiology, diretto da Manuela Basso), sia nel laboratorio di Frédéric Saudou, all’Istituto di Neuroscienze di Grenoble. La ricerca sulla malattia di Huntington prosegue ora grazie alla borsa di ricerca della Fondazione Cassa di risparmio di Trento e Rovereto, ottenuta da Alice Migazzi.

 

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L’articolo
L’articolo, dal titolo “Huntingtin-mediated axonal transport requires arginine methylation by PRMT6”, è stato pubblicato il 13 aprile 2021 sulla rivista “Cell Reports” ed è disponibile in Open Access su: https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(21)00294-1
(doi: 10.1016/j.celrep.2021.108980)
Prima firma è Alice Migazzi (Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata, Università di Trento), assieme a Chiara Scaramuzzino (Grenoble Institut des Neurosciences, Université Grenoble Alpes Inserm).
Corresponding authors sono: Frédéric Saudou (Grenoble Institut des Neurosciences, Université Grenoble Alpes Inserm); Maria Pennuto (Dipartimento di Scienze biomediche, Università di Padova e Istituto Veneto di Medicina Molecolare VIMM di Padova); Manuela Basso (Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata, Università di Trento).

Questa mattina decine di attivisti della campagna #StopCasteller, con il volto coperto da maschere da orso, si sono dati appuntamento alla rotatoria del ponte di San Lorenzo e hanno messo la statua dell’orso berlinese – simbolo del gemellaggio col quartiere di Charlottenburgin – in una solida gabbia d’acciaio in segno di protesta contro l’analoga situazione di prigionia dei tre orsi rinchiusi al Casteller di Trento.

 

 

 

La statua è stata poi circondata da cartelli che inneggiavano alla liberazione degli orsi e e denunciavano i politici responsabili della situazione attuale. La protesta è continuata con un’assemblea pubblica, che ha coinvolto anche le associazioni locali, in piazza di Piedicastello, dove è stata annunciata una manifestazione nazionale per il 10 Aprile.

A distanza di un mese e mezzo dalla pubblicazione del video shock – ha dichiarato un’attivista del Centro sociale Bruno – con cui abbiamo svelato le drammatiche condizioni dei tre orsi prigionieri richiusi al Casteller di Trento, siamo nuovamente scesi in piazza a denunciare la totale inadeguatezza delle istituzioni provinciali rispetto alla cosiddetta “gestione dei grandi carnivori” e a richiedere, ancora e fino alla liberazione, il rilascio degli orsi prigionieri”

Abbiamo scelto questa statua quale simbolo della condizione degli orsi denominati Dj3, M49 ed M57. La realtà degli orsi trentini infatti non è idilliaca come si vorrebbe far passare: dopo aver ricevuto dall’Unione Europea fondi per miglia di euro per reintrodurre l’orso in Trentino con il progetto Life Ursus, l’unica soluzione che la PAT è riuscita a trovare per gestire la convivenza con questi animali è ingabbiarli, infliggendo loro enorme sofferenza”

Questo orso di pietra è paradossalmente più libero di quelli in carne ed ossa che, a pochi chilometri di distanza, sono intrappolati in una buca di acciaio e cemento. La loro condizione è così misera da non poter essere documentata se non illegalmente, dal momento che vige un divieto assoluto di avvicinamento al carcere del Casteller”.

Trento è quella città in cui un orso finto è circondato da fiori e un bel prato, mentre tre orsi veri sono incarcerati e condannati al carcere a vita. Abbiamo voluto rimediare all’inganno di quell’immagine idilliaca perché un turista non creda che nella nostra provincia viga una pacifica convivenza tra l’essere umano e la fauna selvatica”
“Vogliamo infatti ricordare anche che la giunta Fugatti non sembra proprio voler cambiare rotta, dato che a febbraio è stato dato il via libera all’abbattimento dei lupi, che non hanno mai aggredito nessun esser umano, e si prepare alla stessa soluzione con gli orsi definiti “problematici”.

Durante il blitz abbiamo voluto ricordare anche le responsabilità politiche degli “amministratori problematici” responsabili delle 3 catture: quelle dell’attuale giunta leghista, ma anche di quella che era in carica 10 anni fa quando si decise l’arresto dell’orsa Dj3”.

L’abbiamo già ribadito molte volte: non ci fermeremo fino alla liberazione totale. Prossima tappa sabato prossimo, 10 aprile, dalle 15 in piazza Fiera per la seconda manifestazione nazionale della campagna #stopcasteller”

 

Covid-19: un minuto di silenzio per ricordare le vittime della pandemia

Un momento breve, ma di grande valenza significativa, per ricordare quanti, in questo ultimo anno, ci hanno lasciato per la pandemia. Un minuto di silenzio che si è tenuto questa mattina, come in tutta Italia, alle ore 10.30 davanti al palazzo della Provincia.

 

Presenti la Giunta e il Consiglio, con Maurizio Fugatti e Walter Kaswalder, insieme a tutte le autorità civili e militari che hanno così celebrato la Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus, istituita per conservare e rinnovare il ricordo di tutte le persone decedute.

 

Una presenza silenziosa, quella delle autorità politiche provinciali, regionali e statali, per sottolineare la condivisione al dolore che da un anno ha colpito e colpisce il Trentino e la comunità nazionale.

 

Pochi minuti di raccoglimento per ricordare chi non ce l’ha fatta e le sofferenze che una parte purtroppo consistente della popolazione hanno affrontato e stanno affrontando.

 

In ricordo e in onore delle persone decedute a causa dell’epidemia sulla facciata di Palazzo Trentini, sede del Consiglio, sono state esposte le bandiere a mezz’asta.

 

Ieri sera, a poche ore dall’inizio della giornata internazionale della donna, è stata inoltrata alla centrale operativa di questo Comando Provinciale una chiamata, giunta sul numero unico di emergenza, con la disperata richiesta di una giovane rumena, che in stato di forte agitazione aveva riferito di essere stata aggredita da un connazionale, nella cui abitazione era ospitata da alcune settimane.

 

La donna ha dichiarato alle operatrici del 112 di essere riuscita a allontanarsi dall’appartamento, fuggendo sulle scale, dove è stata rapidamente raggiunta dai Carabinieri della Compagnia di Trento, che -dopo essersi fatti raccontare sommariamente l’accaduto- la hanno affidata alle cure dei sanitari, fatti convergere sul punto.

 

Messa in sicurezza la vittima, che presentava diverse lesioni al capo e al volto, i militari sono entrati nell’appartamento, dove hanno trovato un 57enne rumeno, in evidente stato di alterazione da alcool e dalla prima ispezione, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile hanno rilevato le tracce di una evidente colluttazione, con presenza di vistose macchie di sangue, su lenzuola e pavimento, a conferma del racconto della vittima.

 

Oltre al sangue nella camera da letto, i Carabinieri hanno trovato in cucina un attrezzo per la lavorazione della pasta, con presenza di diverso materiale ematico e dai primi accertamenti la ricostruzione dei fatti ha lasciato emergere la brutale ipotesi, che tutto ciò sia stato determinato da uno sgradito respingimento, patito dall’uomo, determinato a festeggiare l’imminente ricorrenza per le donne attraverso un rapporto sessuale, purtroppo senza approfondire se la compartecipe fosse realmente interessata all’evenienza.


Difatti il fermato, non ha trovato altra possibilità per persuadere la sfortunata, che impugnare l’attrezzo da cucina e colpirla ripetutamente. Il netto rifiuto oppostogli, l’alcol e l’indole evidentemente non pacifica del reo, già denunciato per episodi analoghi da una sua ex, hanno purtroppo condotto anche oggi a questo drammatico epilogo.

 

Il protagonista è stato tratto in arresto per tentata violenza sessuale e lesioni personali aggravate e immediatamente condotto, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, presso la Casa Circondariale di Trento.

 

La donna invece, è stata curata presso l’Ospedale Santa Chiara ove le hanno diagnosticato un trauma cranico guaribile in una quindicina di giorni.

 


I Carabinieri della Compagnia di Trento, intervenuti per una rapina, lesioni personali e maltrattamenti in famiglia nella notte, ieri mattina hanno tratto in arresto il responsabile, un 32enne trentino, anche per resistenza a pubblico ufficiale.

 

Infatti, quello accaduto l’altra nottata è l’ennesimo episodio di violenza domestica su due donne, collegato all’abuso di sostanze stupefacenti e alla derivante dipendenza. Nella tarda serata, B.M., in preda all’ennesima crisi di astinenza si è scagliato contro la madre e la sua ex compagna, intervenuta in difesa dell’anziana, di fronte alle continue angherie subite dalla donna. Non pago di ciò, l’aggressore, si è impossessato del cellulare della madre e ha costretto la ex compagna a consegnargli il denaro per acquistarsi lo stupefacente, sotto la minaccia di sgradevoli ripercussioni. Dopo poco si è ripresentato, per chiedere ulteriori soldi e al rifiuto delle due donne, ha reagito, picchiandole e sottraendo loro anche il telefonino della ex fidanzata.

 

Allora, in piena notte, le vittime hanno deciso di raggiungere la Caserma dei Carabinieri di via Barbacovi per chiedere aiuto. I militari di servizio, acquisita la testimonianza delle signore, le hanno affidate alle cure dell’ospedale, dove la giovane è stata medicata e per i calci e pugni ricevuti, è stata giudicata guaribile in 30 giorni.

 

Nel frattempo, sono immediatamente partite le ricerche del responsabile, che è stato rintracciato soltanto in mattinata, al rientro a casa, dopo una notte di divertimento, ma alla vista dei militari ha contestato i fatti e dando in escandescenze, ha tentato di opporsi al trasferimento in caserma, aggredendo i Carabinieri, che lo hanno ammanettato, non senza fatica e riportando lievi lesioni.

 

L’uomo già in passato protagonista di analoghi episodi, è ora ristretto presso la casa circondariale di Trento a disposizione della Autorità Giudiziaria.

 

 

Il Cinema ASTRA di Trento, storico cinema del capoluogo trentino attivo da quasi 70 anni, chiuderà i battenti a fine anno. Lo ha comunicato la famiglia Artuso rivolgendosi in particolare al pubblico affezionato.

 

Dopo sofferte e ponderate valutazioni, con grande rammarico vogliamo far sapere alle donne e agli uomini, di ogni età, che ci hanno seguito con passione e amicizia e a tutta la città di Trento che ci ha sempre mostrato affetto, che il Cinema ASTRA il prossimo 31 dicembre concluderà la sua lunga storia.

 

Il Cinema ASTRA della Famiglia Artuso, fin dal lontano 1952 con la gestione di tre generazioni (Antonio, Ernesto e Antonio), ha accompagnato la presenza del cinema italiano e straniero sempre con grande attenzione, maturando anno dopo anno una sua precisa scelta di campo, con un occhio di riguardo verso il cinema d'autore e di qualità, ma senza mai disprezzare le produzioni più popolari.

 

Ha vissuto tutte le trasformazioni che l'industria cinematografica ha proposto nel suo cammino, ha superato le sfide delle innovazioni tecnologiche senza mai perdere la propria anima, ha trovato - con la ristrutturazione del 2003 e l'avvio della multisala - una dimensione che ha permesso di consolidare una sua precisa impronta (l'affiliazione al circuito d'essai ne è la prova più viva), cogliendo i segni del tempo, resistendo con intelligenza all'espansione di nuovi modi di proporre storie (dal proliferare delle reti televisive, ai network sempre più potenti, alle piattaforme), nella consapevolezza che esisteva un pubblico che ancora riconosceva nell'andare al cinema un'esperienza da fare insieme con calma, prendendosi il tempo per un piacere possibile, confrontandosi sui gusti e sulle trame, sulle regie e sulle interpretazioni.

 

 

L'apertura, a fianco delle sale, del bar e della piccola osteria, ha facilitato la nascita di una sorta di appartenenza, tanto che uno degli orgogli del Cinema ASTRA è stato quello di un convinto e assiduo pubblico di abbonati.

Crediamo di aver contribuito a disegnare una pezzetto della storia culturale della città, non solo per il valore dei film proiettati, ma anche per lo sforzo di portare a Trento, ogni volta che è stato possibile, autori ed attrici/ori che stimolassero con la loro presenza e con le loro parole riflessioni, sensibilità, partecipazione. In una parola, abbiamo lavorato perché questi sobri appuntamenti aiutassero noi tutti a sentirci comunità.

 

Abbiamo costruito, nel tempo, una storia che speriamo non si riduca a nostalgica narrazione. Pensiamo che sia un'eredità da non disperdere, anche perché è il frutto di tante teste e di tante mani: la nostra famiglia, i nostri più stretti collaboratori, le migliaia di spettatori che sono transitati per le nostre sale. Ognuno ha messo il suo piccolo o grande mattone per scrivere la storia del Cinema ASTRA.

Ora siamo arrivati all'ultimo capitolo. Le contingenze e le età della vita hanno accelerato l'epilogo.

 

Il Cinema ASTRA chiude, speriamo senza eccessive malinconie. Immaginiamo che sarà una perdita, per noi e per tanti. Ma potremo rimediare, se ce ne saranno le occasioni, spostando le nostre energie su altre iniziative, per non far mancare le voci indispensabili per promuovere una cultura aperta e critica, solidale e coraggiosa, come le migliori avventure cinematografiche insegnano.

Al nostro affezionato pubblico e alla città di Trento, al quartiere di Cristo Re dove abbiamo messo radici nell'immediato dopoguerra, il nostro commosso saluto.

 

Grazie.

Famiglia Artuso

Trento, marzo 2021



 

Se vi piace, buttatevi! E non pensate mai che i problemi che incontrerete nel vostro percorso scientifico dipendano dal fatto che siete donne”. Ingegnera del gruppo Polimeri e Compositi del Dipartimento di Ingegneria industriale, Giulia Fredi studia le plastiche. Quelle di cui sono fatti i paraurti delle automobili e le sacche biomedicali per il sangue, quelle con cui si costruiscono i computer e le pale eoliche che ronzano sopra le nostre teste. E studia come migliorarle, come produrle da fonti rinnovabili, come renderle facilmente smaltibili e riciclabili.

 

I suoi studi le sono valsi nel 2020 la vittoria della diciottesima edizione italiana del premio L’Oréal – UNESCO “Per le Donne e la Scienza”. Un riconoscimento che dal 2002 premia con una borsa di studio giovani ricercatrici, per incentivarle a continuare i loro studi nel nostro paese. Un paese e uno studio, quello delle scienze dure, troppo spesso considerato inospitale per la crescita professionale delle giovani scienziate. Un percorso, chiarisce Giulia Fredi, nel quale lei ha potuto contare su referenti che hanno guardato al merito e alle potenzialità anziché al genere, ma nel quale sa comunque di muoversi in forte minoranza: «Durante gli studi in ingegneria, come ragazze eravamo sempre poche. Il primo anno di università eravamo circa il 10% sul totale. Anche durante il dottorato, quando ho iniziato, nel mio gruppo di ricerca ero l’unica altra donna oltre a una dei nostri due tecnici. E anche adesso tra tesiste, dottorande e postdoc saremo una su sei su un totale di quasi trenta persone».

Se questi sono i numeri, la strada che Giulia Fredi indica per migliorarli è quella del coraggio: «Cercate modelli che vi ispirino, cercate donne che ce l’hanno fatta e che eccellono nella scienza e nella tecnologia. Leggete di Marie Curie, Samantha Cristoforetti, Emanuelle Charpentier e fatevi ispirare dalla loro storia e dalle loro esperienze. È vero: da piccoli ai maschi insegnano a essere coraggiosi, a buttarsi, a rialzarsi quando cadono, a non farsi mettere i piedi in testa; mentre alle bambine insegnano ad essere perfette, a non urlare e a non sporcarsi. Ma non per questo bisogna rinunciare».

Ma Giulia Fredi non è la sola, ed è per questo che UniTrentoMAG, il periodico online dell’ateneo, ha deciso di raccontare i percorsi di vita e carriera di alcune donne della nostra università. Lo fa con una newsletter dedicata all’8 marzo incentrata sulla vita di docenti, ricercatrici e studiose di UniTrento che hanno parlato della propria passione per la ricerca e della carriera. Un modo per prendere ad esempio questi percorsi e ispirare chi vorrebbe intraprenderli. Gli articoli sono disponibili online su www.unitn.it/mag. Sul sito del periodico è possibile anche iscriversi alla newsletter.

Non si sono fermate e non si fermeranno poi alla Giornata internazionale della donna le iniziative promosse dall’ufficio d’ateneo Equità e diversità, con uno spettro di attività che spazia dal monitoraggio delle carriere in ottica di genere, alla stesura delle “Linee guida” con cui promuovere l’inclusione e la parità negli eventi organizzati da UniTrento; che va dall’adozione di un linguaggio rispettoso dei generi, all’assegnazione dei premi per le tesi di laurea sull’imprenditoria femminile, fino alla promozione di seminari per studenti e studentesse su tematiche di genere.

Un insieme di attività che ha trovato coincidenza nel documento “Analisi e proposte sulla questione di genere nel mondo universitario italiano”, indirizzato al Ministro dell’Università e della Ricerca dal Consiglio Universitario Nazionale, lo scorso 17 dicembre.

 

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