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Si è tenuta oggi nell'Arcidiocesi di Trento la Santa Messa in commemorazione della catastrofe di Stava; le parole di Lauro Tisi nell'omelia.



Tesero (Cimitero di San Leonardo) – domenica 19 luglio 2020. A distanza di trentacinque anni, non si è attenuato il dolore per la morte dei nostri cari.

Abbiamo rigenerato il paesaggio, rimesso in piedi le case ma – come sta emergendo anche in questi mesi di pandemia – quando ad andarsene sono i volti, non c’è possibilità di colmarne l’assenza.

 

Quel carico di morte impone il silenzio, proprio della grandezza di ogni volto. In questi trentacinque anni, con tenacia e fuori dalla ribalta mediatica, i familiari delle vittime e la comunità di Tesero hanno impedito venisse cancellata la memoria dell’immane disastro.

È anche grazie a loro se, ancora una volta, ci troviamo a scagionare Dio: non è lui la causa del male. La filiera del male è riconducibile a precise responsabilità umane: l’interesse economico prima della cura delle persone, la superficialità, l’incuria.

Nell’icona intensa di san Giovanni Paolo II, in ginocchio aggrappato alla croce di questo cimitero, abbiamo la possibilità di scoprire in profondità la parabola del grano e della zizzania che abbiamo ascoltato.

All’origine dell’esperienza cristiana c’è un Dio che attraversa il torrente impetuoso del male, non con la scure del giudizio e della condanna ma con un di più di perdono e misericordia. Un Dio che esprime la sua forza nel non spegnere il lume fumigante e nel non spezzare la carne incrinata. Un Dio che non scarta, ma con delicatezza tutto recupera. Un Dio che ci consegna questa stessa sfida per rendere davvero onore ai nostri defunti e creare il terreno per impedire il ripetersi di tragedie come quella che oggi commemoriamo.

A muoverci in questa direzione ci spinge la constatazione che ognuno di noi è intreccio di luce e ombra, grandezza e fragilità, cielo e terra, grano e zizzania.

Questo non ci impedisce di rispettare e addirittura generare bellezza, facendo leva sulla chiamata alla responsabilità che può diventare atto creativo.

La tragedia che ha sfigurato questa valle, riletta alla luce delle splendide pagine della Laudato Sii, ci provoca a custodire e prenderci cura dell’ambiente, senza però dimenticare che sarebbe un’operazione impossibile se non attuassimo quell’ecologia umana che ci differenzia da tutti gli altri essere viventi.

Essa si realizza nell’anteporre, alla soddisfazione del proprio bisogno, il farsi carico e prendersi cura del bisogno dell’altro. Questa è la tenda che Cristo ha piantato in mezzo a noi. È il divino che abita l’umano.

 

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Arcivescovo Lauro

Siglato nei giorni scorsi tra gli atenei di Verona e Trento l’accordo che istituisce il nuovo corso di laurea. Pier Francesco Nocini, rettore dell’ateneo scaligero, e Paolo Collini, rettore dell’università di Trento, hanno siglato lunedì 13 luglio a Palazzo Giuliari sede del Rettorato dell’Ateneo scaligero, l’accordo che sancisce ufficialmente la nascita della prima Scuola di Medicina interateneo italiana.

Il documento sottoscritto dai due rettori fornisce la cornice istituzionale per avviare la costruzione della Scuola e del dipartimento di Medicina con sede all’Università di Trento, passaggio necessario per la gestione e lo sviluppo del corso di laurea interateneo in Medicina e Chirurgia. Si porta così a compimento un percorso iniziato alla fine dell’anno scorso, portato avanti con grande determinazione dai due rettori, che vede il rafforzamento della storica collaborazione tra i due atenei e che si concretizzerà con il primo test di ammissione a Medicina, all’Università di Trento, per i 60 posti previsti dal ministero per il prossimo anno accademico.

L’istituzione della Scuola e del dipartimento di Medicina a Trento, a cui afferiranno in prima istanza sia docenti dell’Università di Trento sia quelli di Verona con il meccanismo della doppia appartenenza alle due università, consentirà di realizzare la piena integrazione delle attività assistenziali, formative e di ricerca svolte dalle due università in collaborazione con il Servizio sanitario nazionale e provinciale.



 

L’Università di Trento in accordo con la Fondazione Pezcoller e grazie al finanziamento del Fondo comune delle Casse rurali trentine attiva una borsa di dottorato di ricerca aggiuntiva dedicata allo studio dei tumori. La convenzione è stata firmata in Rettorato.

La lotta al cancro conta anche sull’energia, sulla passione e sull’impegno delle persone più giovani, su chi muove i primi passi nel mondo della ricerca scientifica. Per questo l’Università di Trento in accordo con la Fondazione Pezcoller e grazie al finanziamento del Fondo comune delle Casse rurali trentine ha deciso di attivare nell’anno accademico 2020/2021 una borsa di dottorato di ricerca aggiuntiva per approfondire cause, meccanismi e terapie relative ai tumori. Il titolo della borsa sarà “Fondazione Pezcoller – Casse rurali trentine”.

La convenzione è stata firmata oggi in Rettorato alla presenza del prorettore vicario dell’Università di Trento, Flavio Deflorian, del presidente della Fondazione Pezcoller, Enzo Galligioni, e del presidente del Fondo comune delle Casse rurali trentine, Silvio Mucchi.
La borsa di studio, di durata triennale, sarà messa a concorso dall’Ateneo di Trento per il 36° ciclo del dottorato di ricerca in Scienze biomolecolari e permetterà a un/a giovane di svolgere, a cominciare da novembre 2020, tre anni di approfondimento e ricerca al Dipartimento di Biologia cellulare computazionale e integrata (Cibio) dell’Università di Trento. L’importo complessivo massimo della borsa è di 75 mila euro.

La Fondazione Pezcoller è da sempre coinvolta in diverse attività a supporto della ricerca contro il cancro: il premio internazionale a un ricercatore di fama internazionale in collaborazione con l’Associazione americana per la ricerca sul cancro, il premio al giovane ricercatore europeo in collaborazione con l’Associazione europea per la ricerca sul cancro, il Simposio annuale Pezcoller e le borse di studio in collaborazione con la Società italiana cancerologia. L’obiettivo di questa intesa con l’Università di Trento e con il Fondo comune delle Casse rurali trentine (che rappresenta le Casse rurali trentine, banche da sempre vicine al territorio e alle loro comunità) è dare un contributo per una maggiore ricaduta economica e sociale della ricerca scientifica sul territorio trentino.

 



TRENTO. L’Unità operativa di neurochirurgia dell'ospedale di Trento ha impiantato nei giorni scorsi, nel corso di un intervento di stimolazione cerebrale profonda, meglio nota come Deep Brain Stimulation, uno stimolatore in grado di registrare l'attività di un gruppo di neuroni profondi – i nuclei della base – coinvolti nella malattia di Parkinson. L’ospedale Santa Chiara è stato il primo centro in Triveneto a effettuare questo tipo di impianto di ultima generazione, confermando l’offerta terapeutica e tecnologica di primo livello da parte dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari nel panorama nazionale in questo settore.

 

 

L’intervento, che è stato eseguito dalla Neurochirurgia di Trento con una tecnica consolidata che include il monitoraggio clinico e la stimolazione con la collaborazione dei pazienti, è stato molto ben tollerato dalla paziente che è tornata alla sua vita normale dopo pochi giorni e potrà beneficiare dei risultati della registrazione dell’attività dei nuclei profondi del cervello nell’ottimizzazione del suo percorso terapeutico.

La Deep Brain Stimulation è un trattamento chirurgico consolidato, e non sperimentale, che consiste nell’erogazione di uno stimolo elettrico in determinate regioni profonde del cervello dei pazienti affetti da malattia di Parkinson, o da altri disordini del movimento, allo scopo di controllare i sintomi della malattia. Questo tipo di impianto viene effettuato dalle unità operative di Neurochirurgia e Neurologia di Trento ormai da due anni e completa l’offerta terapeutica per i malati di Parkinson del Trentino-Alto Adige che possono trovare in provincia di Trento tutte le opzioni di trattamento per la malattia.

La novità tecnologica dell’ultimo impianto per la neurostimolazione eseguito all’ospedale Santa Chiara è rappresentata dalla possibilità, unica al momento, non solo di erogare stimoli elettrici ma anche di acquisire segnali cerebrali (Local Field Potential, in gergo tecnico) e di correlarli allo stato clinico del paziente per migliorare l’appropriatezza e la scelta degli aggiustamenti terapeutici. Questa tecnica in futuro permetterà, inoltre, di modulare la stimolazione in base all'attività elettrica individuale dei pazienti nei diversi momenti della giornata e nelle diverse fasi della malattia.

 

Pur nei limiti imposti dalle regole anti Covid, i forestali trentini hanno voluto celebrare anche quest’anno il loro patrono, San Giovanni Gualberto. Lo hanno fatto con una breve cerimonia che si è svolta ieri pomeriggio nella Sala Depero del Palazzo della Provincia, alla presenza del presidente, Maurizio Fugatti, dell’assessore all’agricoltura, foreste e caccia, Giulia Zanotelli, del presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, dell’assessore del Comune di Trento, Italo Gilmozzi, nonché del comandante del corpo provinciale, Romano Masé, presenti anche i rappresentanti di altre forze dell’ordine che condividono con i forestali la quotidiana attività di controllo del territorio.

 

Tema ricorrente dei vari interventi è stato quello dell’emergenza, con la Tempesta Vaia prima ed il Coronavirus poi. Eventi di una portata tale da rendere ancora più impellente la ricerca di punti di riferimento, “Per questo - ha detto Fugatti - avremo sempre più bisogno della vostra competenza e della vostra sensibilità, ma anche della vostra esperienza”. Il presidente della Provincia ha ricordato brevemente i vari fronti su cui i forestali sono impegnati, dagli strascichi di Vaia alla gestione dei grandi carnivori, solo per citare quelli di cui si parla più spesso. “Sul bostrico ad esempio - ha aggiunto l’assessore Zanotelli - intensificheremo gli sforzi, ma voglio ringraziarvi anche per la costante attività antibracconaggio che ha importanti ripercussioni anche sull’immagine del Trentino”.
È toccato poi a Romano Masè quantificare con qualche cifra l’impegno di un anno. Solo per il Covid, ad esempio, nell’ambito del coordinamento generale assicurato dal Commissariato del Governo e dalla Questura, in stretto raccordo con le altre forze di polizia, tutti i 10 uffici territoriali e le 39 stazioni forestali sono state coinvolte, per un totale complessivo di circa 5000 equipaggi e circa 7000 operatori, per più di 27.000 ore/uomo e quasi 6000 persone controllate (249 quelle sanzionate).
Più in generale, nel corso del 2019 sono state messe in campo più di 17.000 giornate/uomo dedicate a questo tipo di attività, complessivamente sono state accertate 1861 violazioni amministrative e 232 violazioni di natura penale, con 440 sequestri amministrativi e 24 sequestri penali.
Masè ha ricordato l’ottima collaborazione con le Forze di Polizia dello Stato, con particolare riferimento all’Arma dei Carabinieri, citando come esempio l’operazione che ha portato all’arresto di 18 persone, 46 perquisizioni in sette regioni, più di 50 indagati ed il sequestro di circa 1500 nidiacei.
Gran lavoro anche sul fronte della difesa idrogeologica, con supporto costante ai proprietari forestali, pubblici e privati, e l’attività in amministrazione diretta (quasi 400 operai tra Servizio Foreste e fauna, Agenzia Provinciale per le Foreste Demaniali e Servizio Bacini montani) per assicurare, in modo capillare e continuativo, la manutenzione del territorio forestale e montano e del sistema alveo – versante.
“Vaia - ha ricordato Masè - ha interessato quasi 20.000 ettari di superficie forestale con più di 4 milioni di metri cubi di danni alle foreste. Di questi, grazie all’azione coordinata del Servizio Foreste e fauna e dell’Agenzia del demanio forestale, 2,6 milioni di mc sono stati avviati all’utilizzazione e 1,6 milioni di mc sono stati utilizzati (814 cantieri attivati con il coinvolgimento di più di 800 ditte)”.

Particolarmente importanti anche gli interventi infrastrutturali, che hanno riguardato quasi 2000 km di strade forestali e 16 ettari di nuovi piazzali. Un cenno va fatto anche ai 32 corsi di formazione attivati con il coinvolgimento di 385 operatori professionali.

Nel 2019 l’attività cantieristica del Servizio Bacini montani ha riguardato quasi esclusivamente interventi di sistemazione idraulica progettati in conseguenza dei danni causati dalla tempesta Vaia: 298 i cantieri complessivamente attivati, 267 in amministrazione diretta, 21 in cottimo e 10 in appalto, per un valore superiore ai 21 milioni di euro ed il coinvolgimento di più di 550 imprese.
In chiusura, il presidente a Fugatti ha voluto ricordare Daniele Asson, giovane forestale che ha perso la vita in un incidente stradale, mentre don Lodovico Maule ha richiamato all’attenzione dei presenti i tratti caratteristici della figura di San Gualberto.

"Abbiamo raggiunto un ragionevole compromesso fra la necessità di consentire l’apertura degli esercizi commerciali anche alla domenica e nelle festività, e quella di tutelare il diritto al riposo e alla vita familiare di chi lavora in questo settore. L’indicatore che ha consentito di individuare i ‘comuni ad alta intensità turistica’, in cui si potranno continuare a tenere aperte le attività commerciali la domenica e nei festivi, deriva da un calcolo che tiene conto delle presenze giornaliere di turisti in rapporto ai residenti di ciascun comune. Per gli altri, lo ricordo, esiste la possibilità di derogare dall’obbligo della chiusura domenicale e festiva per un massimo di 18 giornate annue, in occasione di grandi eventi e manifestazioni che richiamano un notevole flusso di persone”: sintetizza così l’assessore all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo Roberto Failoni, l’attesa decisione assunta ieri dalla Giunta provinciale in seguito all’approvazione del disegno di legge sulla disciplina delle aperture nei giorni domenicali e festivi.

I Comuni classificati “ad elevata intensità turistica”, che potranno quindi derogare dalla chiusura obbligatoria, sono in totale 81, a cui se ne aggiungono altri 4 classificati “ad attrattività commerciale/turistica”.

 

Via libera quindi alla delibera che individua i comuni ad elevata intensità turistica, nei quali è ammessa l’apertura degli esercizi commerciali anche nelle giornate domenicali e festive.

Per tutti gli altri, si stabilisce comunque che in occasione di grandi eventi o manifestazioni che richiamano un notevole afflusso di persone i comuni possono derogare dall’obbligo di chiusura domenicale e festiva per un massimo di 18 giornate annue. I comuni acquisiscono il parere delle associazioni dei consumatori riconosciute a livello locale, delle associazioni datoriali del commercio e delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale in ordine alla programmazione delle deroghe.

Infine, la disciplina prevista dalla legge non si applica ad alcune tipologie di esercizi commerciali, che per loro natura non possono rientrare in una “griglia” troppo rigida di aperture e chiusure : si va dalle edicole alle fiorerie.

 

Attività esonerate dall'osservare obbligo di chiusura

Tabella comuni ad alta intensità turistica

 



Anche nella giornata di ieri sono proseguite le attività di controllo della Polizia Locale di Trento – Monte Bondone sul rispetto delle disposizioni contenute nel DPCM 11 marzo 2020 e successive modifiche, finalizzate al contenimento della diffusione dell’epidemia da coronavirus.

Sono state controllate 306 persone con la compilazione di altrettante autocertificazioni su modello ministeriale e sanzionate 10 persone, in quanto non ottemperavano alle disposizioni impartite dal DPCM.

Effettuate verifiche anche su 16 esercizi pubblici; i controlli sono stati mirati al rispetto della distanza di sicurezza all’interno degli esercizi commerciali come anche al rispetto dell’ordinanza P.A.T. sull’utilizzo di guanti e mascherine.

Particolare attenzione è stata riservata al controllo dei parchi pubblici, in particolare quattro sanzioni sono state elevate all’interno del parco di Piazza Dante, le persone sanzionate hanno fornito come motivazione della loro presenza la necessità di effettuare prelievi bancomat nei dintorni (signore residente fuori provincia), la necessità di fare la spesa (signore residente fuori comune).

Una persona è stata sanzionata nella zona sud della città perché stava effettuando jogging. Continuano le sanzioni a carico delle persone che non utilizzano i supermercati posti nelle immediate vicinanze delle loro abitazioni; nel corso del servizio è stato sanzionato un signore residente in zona Sud della città che si era recato nella zona nord per effettuare un acquisto pari a 6,26 euro (vino, pane ed affettato).

Durante tutta la giornata sono stati controllati i parchi cittadini e dei sobborghi, anche con il supporto del personale del gruppo ANA, senza riscontrare la presenza di persone all’interno delle aree verdi.

I controlli continueranno nei prossimi giorni sia per la verifica del transito veicolare, sia per gli spostamenti pedonali ed in bicicletta, che si ricorda devono essere motivati da ragioni di lavoro, salute o necessità e che se effettuati come attività motoria devono limitarsi a brevi periodi in prossimità della residenza o del domicilio.

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