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Wed, Oct

 

Sono ben tre le cordate portate in salvo nella serata di ieri sul gruppo delle Pale di San Martino e sulle Dolomiti di Brenta

 

Alle 20.20 di ieri, domenica 31 luglio, la Centrale Unica per le Emergenze è stata allertata per due alpinisti – un uomo del 1978 e un uomo del 1977 di Padova – illesi ma sfiniti mentre stavano affrontando la calata in corda doppia di rientro da cima Tosa sulle Dolomiti di Brenta, a circa 3.000 m.s.l.m..

Il Tecnico di centrale del Soccorso Alpino e Speleologico, con il Coordinatore dell’Area operativa Trentino occidentale, ha chiesto l’intervento dell’elicottero, mentre in piazzola si mettevano a disposizione sia gli operatori della Stazione San Lorenzo in Banale che gli operatori della Stazione di Madonna di Campiglio. Volato in quota, l’elicottero ha recuperato a bordo i due e li ha trasferiti a valle, affidandoli agli operatori della Stazione di San Lorenzo in Banale. Per loro non è stato necessario il ricovero in ospedale.

 

 

Poche ore prima invece, intorno alle 18.40, la Centrale Unica per le Emergenze è stata allertata per una cordata di due alpinisti veneti del 1976 e del 2022 in difficoltà mentre stavano affrontando la discesa in corda doppia, a circa 30 metri sotto la cima del Campanile Pradidali nel gruppo delle Pale di San Martino, lungo il versante nord-ovest, a una quota di circa 2.500 m.s.l.m.. I due si sono trovati fuori via, senza più riuscire a proseguire in autonomia.

Il Tecnico di centrale del Soccorso Alpino e Speleologico, con il Coordinatore dell’Area operativa Trentino orientale, ha chiesto l’intervento dell’elicottero che ha imbarcato a bordo un operatore della Stazione del Primiero per dare supporto nelle fasi di recupero. L’elicottero è volato in quota ed ha verricellato in parete il Tecnico di elisoccorso e il secondo soccorritore su una cengia sottostante la cordata. Dopo aver attrezzato un ancoraggio, la cordata è stata messa in sicurezza e recuperata a bordo del velivolo tramite due verricelli. I due sono stati portati al rifugio Pradidali, da dove sono rientrati a valle in autonomia.

 

In rientro dall’intervento verso la base di Mattarello, l’elicottero è stato deviato su un intervento successivo sul gruppo delle Pale di San Martino per prestare soccorso ad un’altra cordata di tre alpinisti – una donna del 1977 della provincia di Modena, un uomo del 1989 della provincia di Modena e un uomo del 1970 di Pesaro – in difficoltà all’ultimo tiro della via Solleder a cima Immink. I tre alpinisti hanno chiamato il Numero Unico per le Emergenze intorno alle 19.40. Dopo un breve sorvolo, la cordata è stata individuata dall’equipaggio. Il Tecnico di elisoccorso e un secondo operatore, precedentemente imbarcato a bordo, sono stati verricellati in parete. Con due verricelli, tutti e tre gli alpinisti sono stati recuperati e trasferiti a Fiera di Primiero, dove sono stati affidati agli operatori della Stazione del Soccorso Alpino.

 

 

 

Questo evento rappresenta un importante momento di riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente, e con le nostre montagne in particolare. Proprio qui, in questo splendido anfiteatro dolomitico nel Parco Naturale Adamello Brenta, patrimonio inestimabile quanto fragile, avvertiamo la responsabilità di preservare questa ricchezza unica al mondo e consegnarla in salute alle nuove generazioni. È un impegno di cui tutti noi dobbiamo farci quotidianamente carico, anche di fronte ai segnali che l’ambiente ci pone davanti, come la recente tragedia della Marmolada. Oggi, qui, ci interroghiamo sul rapporto fra l’uomo e la natura con particolare riferimento alla caccia ma non solo: in questa cornice naturale avvertiamo particolarmente l’importanza di trovare un punto di equilibrio fra tutte le attività umane e il territorio.”


Così il vicepresidente Mario Tonina è intervenuto ieri alle celebrazioni per il ventennale della Sacra Edicola del Cacciatore, organizzate in Val d’Ambiez dal Comune di San Lorenzo Dorsino, dal Circolo culturale Ars Venandi e dall’Associazione Cacciatori Trentini.

 

 

Nell’agosto del 2002, Anno internazionale della Montagna, venne  commissionata da Ars Venandi, a ricordo di tutti i cacciatori scomparsi, una grande lastra bronzea, scolpita ad altorilievo e infissa su un enorme masso granitico. Fu realizzata da don Luciano Carnessali, uomo della montagna, artista e prete, ma anche alpinista, scalatore e cacciatore originario di Godenzo (frazione di Comano Terme) e amico, fra gli altri, di Fortunato Depero. Don Luciano morì tragicamente in un incidente stradale un anno dopo l’inaugurazione dell’opera. La lastra bronzea rappresenta la preghiera dei cacciatori rivolta a Dio che in un grande abbraccio accoglie tutte le creature della montagna.
Un’opera – ha detto Tonina salutando i presenti nella doppia veste di vicepresidente della giunta provinciale e di presidente della Fondazione Dolomiti Unesco – che ben esprime i valori di don Carnessali. A tutti quelli che hanno organizzato questo evento e a coloro che sono qui oggi va il mio più sentito ringraziamento, perché con la loro presenza testimoniano la volontà della comunità di guardare al futuro nella consapevolezza e nella testimonianza di quegli insegnamenti che l’arte di don Luciano ha saputo esprimere.”
L’importanza di un equilibrio fra uomo e ambiente è stato sottolineato in tutti gli interventi moderati dal presidente di Ars Venandi Marco Zeni, a cominciare dal sindaco di San Lorenzo Dorsino Ilaria Rigotti: “Di fronte a questa opera bronzea, raffigurante Cristo che a braccia aperte ci offre il suo Creato nella sua abbondanza e che nell’insieme ci invita alla parsimonia, alla prudenza e al rispetto, il passante resta in silenzio quasi a percepire la presenza di questo Cristo nella valle”. Fra gli amministratori presenti anche il sindaco di Stenico, Monica Mattevi.


Celebrando la messa assieme a don Sergio Nicolli e con la cornice musicale del Coro “Cima d’Ambiez”, monsignor Luigi Bressan ha ricordato che la caccia è menzionata nelle sacre scritture, sottolineando al contempo l’importanza del senso di responsabilità nell’approcciarsi al mondo animale e più in generale al contesto naturale.
Nella commemorazione di don Luciano Carnessali, autore dell’Edicola, da parte di Graziano Riccadonna, Sandro Flaim e Serena Morelli, sono stati ricordati la costante presenza e il contributo di don Luciano all’interno della comunità anche oltre l’attività sacerdotale. “La sua Edicola – è stato detto – rappresenta il suo testamento.”


Ieri è stato anche assegnato il Premio Uomo Probo da parte del Comune di San Lorenzo Dorsino e del Circolo culturale Ars Venandi. Il Premio, giunto all’11° edizione, viene attribuito a donne e uomini che nella loro vita si sono distinti per l’onestà, la solidarietà e la disponibilità verso il prossimo. Il riconoscimento, sostenuto in passato anche dallo scrittore e intellettuale di montagna Mario Rigoni Stern, è andato quest’anno ad Annibale Salsa, già presidente dei CAI e oggi, fra le molteplici attività, anche membro del comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco in rappresentanza della Provincia autonoma di Trento. Gli organizzatori ne hanno voluto premiare la competenza, il costante impegno e l’autorevolezza quale, come è stato detto, “autentico figlio della montagna”.


Da Salsa è giunto un invito a superare gli estremismi, le ideologie e il dilagante “analfabetismo territoriale”, cercando invece un’armonia di rapporti fra uomo e natura.
Farci accompagnare – ha detto il vicepresidente Tonina – nel nostro cammino di comunità da persone come Annibale Salsa è importante. Le azioni riportate nella Strategia provinciale per lo sviluppo sostenibile, approvata lo scorso anno, riprendono anche i valori e i messaggi che Salsa ricorda continuamente”. Nel corso delle celebrazioni oggi Tonina ha ricevuto lo stemma di Ars Venandi per la sua vicinanza ai temi cari al Circolo.

 

SAN LORENZO – DORSINO. Un maso, appartenente alla famiglia Zanetti, ha preso fuoco poco dopo le 9 di questa mattina in località Torcel tra Tavodo e San Lorenzo nel comune di San Lorenzo – Dorsino in Giudicarie.

Fortunatamente non si riscontrano feriti, sulle origini sembra prevalere l’ipotesi di un presunto corto circuito elettrico. All’interno dell’edificio comunque al momento non c'erano persone.

 

 

La selettiva è giunta alle 9 e in una manciata di minuti sul posto eravamo non solo noi di San Lorenzo – Dorsino ma anche i colleghi di Lomaso. Quest’ultimi con autobotte tant’è che nel giro di un’ora e mezzo siamo riusciti ad avere la meglio sul rogo” è quanto sintetizza lo stesso comandante Paolo Delli Zotti.

Circa i danni – aggiunge - non sembrano rilevanti anche se in giornata, una volta espletata la messa in sicurezza della struttura e area immediatamente circostante, in coabitazione degli stessi proprietari Zanetti sarà disposto un primo inventariato”.

 

Simone Elmi: “L’obiettivo è d’ingrandire - aprendo 30 nuove vie d’arrampicata- e rendere ancora più inclusiva la falesia, offrendo alla collettività un luogo d’incontro immerso nella natura, dove praticare l’arrampicata e promuovere ulteriormente la cultura della sostenibilità”. Alberto Benchimol: “La campagna durerà circa sei mesi, con l’obiettivo di raggiungere la partecipazione di almeno 1.000 persone” Per partecipare alla nuova raccolta fondi basterà collegarsi al sito

 

 

SAN LORENZO – DORSINO. Domenica 1 maggio è partito sul sito eppela una nuova campagna di crowdfunding per la “Falesia Dimenticata 2.0” di San Lorenzo Dorsino, la straordinaria area naturale trentina, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, dedicata all’arrampicata inclusiva e a iniziative culturali che in pochissimi anni dall’inaugurazione (avvenuta nel giugno del 2018) ha raggiunto una notorietà, con oltre 5.000 accessi medi annui, al di sopra delle stesse aspettative dei fondatori, l’associazione “Dolomiti Open” e la fondazione per lo sport inclusivo “Sportfund”, con il contributo dell’Apt Dolomiti Paganella.

 

Con questa nuova operazione di raccolta fondi i promotori si pongono gli obiettivi di acquistare nuovi terreni privati per ingrandire l’area della falesia, portando le attuali vie di arrampicata da 30 a 60, di aumentare gli spazi prativi a disposizione delle persone e, soprattutto, di promuovere ulteriormente la cultura per una montagna inclusiva e l’adozione di comportamenti attenti alla sostenibilità e alla cura dell’ambiente.

 

«La nostra prima operazione di crowdfunding del 2017, alla quale hanno partecipato oltre 400 persone – ha spiegato il presidente di Dolomiti Open, Simone Elmi – è stata per noi un grande successo, non solo per la cifra raccolta (oltre 20 mila euro), ma soprattutto per la carica d’entusiasmo che ci ha trasmesso, spronandoci ad andare avanti in questo vero e proprio progetto partecipativo.

 

Grazie a tutti gli appassionati e non di arrampicata che hanno creduto sin dall’inizio nell’iniziativa, siamo riusciti, infatti, ad acquistare e restituire all’utilizzo della collettività l’area, per lo più in stato di abbandono, dove negli anni Ottanta e fino agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso i più forti alpinisti e arrampicatori del tempo avevano dato vita a una delle falesie più famose del Trentino. Falesia che adesso è ritornata al suo antico splendore e che in pochi anni ha registrato un successo forse senza precedenti, con la frequentazione di tantissime persone, più di 5.000 l’anno, la cui presenza ci ha incentivato ad andare avanti nel progetto, acquistando una nuova area, adiacente a quella attuale, da valorizzare e restituire all’uso comune.

 

Con questa nuova campagna di raccolta fondi che partirà domenica 1 maggio auspichiamo di coinvolgere ancora più persone rispetto alla precedente, almeno 1.000, chiamandole a partecipare a un progetto che va oltre l’arrampicata: beni privati a disposizione del pubblico che diventano, in una visione di montagna inclusiva, “un luogo di tutti e per tutti”, valorizzando per il bene comune zone dal grande valore naturalistico, sportivo e storico. Più sarà partecipato il crowdfunding, più aumenteranno evidentemente le possibilità di acquistare i terreni, ma la cosa più importante è lo spirito che ha animato e animerà sempre l’iniziativa e cioè che con un piccolo contributo di tanti si possono fare grandi cose a beneficio di tutti».

 

Il progetto della Falesia Dimenticata si caratterizza per la sua ottica d’inclusività (per la quale ha ricevuto, collocandosi al primo posto in Italia, anche un finanziamento dal Dipartimento delle Pari opportunità del Consiglio dei Ministri) che si estrinseca sia per la particolare chiodatura delle varie vie di arrampicata, ma soprattutto per le modalità di accoglienza e di fruizione del sito, con la creazione di un ambiente inclusivo dove le guide alpine e le persone che lavorano nella falesia siano dei facilitatori per persone con disabilità.

 

Inoltre il progetto si caratterizza per l’attenzione all’ambiente, legandosi in questo senso a un altro progetto partecipativo, il “Dolomiti Future Lab”, condotto da un pool internazionale di esperti e coordinato dall’Apt Dolomiti Paganella. In particolare in questi anni nell’area della Falesia Dimenticata sono state realizzate diverse iniziative, tra le quali, un’opera di recupero di muri a secco che, a sua volta, ha stimolato la cura dei terreni limitrofi al sito; la realizzazione di servizi igienici con materiali ecologici e a risparmio energetico; attività culturali e teatrali legate alla montagna inclusiva; una serie di podcast per promuovere il rispetto dell’ambiente naturale quando si arrampica e si va in montagna. La falesia ha fatto inoltre da volano economico per la nascita di un’attività turistica ad opera di giovani del luogo con il recupero e la valorizzazione di un vecchio casolare disabitato.

 

La nuova campagna fondi, già prima della partenza, ha riscosso il favore di diverse istituzioni locali, tra le quali il Consorzio turistico “Borgo Vivo” che ha deciso di devolvere in favore del crowdfunding la cifra 1 euro per ogni esperienza in calendario acquistata dai turisti a San Lorenzo Dorsino: «Un gesto simbolico – ha evidenziato il presidente del Consorzio, Alberto Bosetti - ma che vuole sottolineare l’appoggio della nostra Comunità al progetto, rendendo partecipi anche i turisti».

 

«Anche per questa nuova campagna di crowdfunding – ha aggiunto il presidente della fondazione Sportfund, Alberto Benchimol – abbiamo deciso di continuare la positiva collaborazione con la piattaforma internet eppela.com, attraverso la quale sarà possibile visionare il progetto, i relativi obiettivi e dare, se si vuole, il proprio contributo. A differenza della precedente campagna, aperta 40 giorni, questa nuova operazione avrà una durata più lunga, almeno di 6 mesi, in modo che l’iniziativa possa essere conosciuta dal maggior numero possibile di persone, appassionati e non, per condividere l’idea di beneficiare tutti di un luogo bello, inclusivo, immerso nella natura, dove praticare l’arrampicata e promuovere la cultura e i valori della sostenibilità»

 

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