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Thu, Aug

PINZOLO. 20.30 di ieri sera, si concludeva l'intervento del soccorso alpino a Pinzolo e con esso una giornata di più aiuti in zona.

 

Secondo quanto appreso, un uomo di circa 70 anni sarebbe scivolato nel bosco di fronte a zona Faè, durante una passeggiata serale. La caduta avrebbe procurato un taglio sul capo e danni a una vertebra; a chiedere aiuto lo stesso uomo, attorno alle ore 19.00. Chiamando il figlio, avrebbe detto di trovarsi nelle vicinanze di mezzi escavatori.

 

Per questo motivo, qualche iniziale incomprensione nel luogo da raggiungere. L'uomo si trovava vicino a Ponte Canale, tra Pinzolo e Mavignola: sul posto la Stazione di Pinzolo e la Guardia di Campiglio; veniva richiesto supporto per l'arrivo dell'equipe medica e l'elicottero. Dopo un primo soccorso e valutazioni, si era infatti deciso di far intervenire il soccorso alpino: il malcapitato è quindi stato elitrasportato all'ospedale Santa Chiara di Trento.

 

Un secondo intervento in zona per l'elisocorso, questo. In tarda mattinata, infatti, recuperato anche un escursionista ferito nei pressi della cascata Lares in Val Genova. Sul posto la Stazione di Pinzolo che, dopo aver spostato l'uomo in barella per ben 20 minuti, ha permesso di trasferirlo all'ospedale di Tione.

 

 

 

 

 

 

 

 

Tommaso Fini e Marco Di Vaio, rispettivamente team manager e responsabile dello scouting del Bologna, si sono resi protagonisti, nella giornata di ieri, di un gesto che ha salvato la vita ad una donna. A Pinzolo, dove i due rossoblù sono saliti per iniziare a sondare il terreno in vista della fine della stagione, per trovare un luogo adatto al ritiro della squadra di Mihajlovic – la località trentina potrebbe essere la candidata numero uno per ospitare il Bologna – è successo che una signora, in compagnia del marito, si è improvvisamente sentita male, ed è stata salvata dal tempestivo intervento di Fini, che le ha praticato un massaggio cardiaco riuscendo a salvarle la vita, con l’ambulanza che è arrivata di lì a poco, trasportando la donna all'ospedale Santa Chiara di Trento dove è stata dichiarata fuori pericolo. Valutazioni sul ritiro che si sono poi trasformate, per fortuna visto l’esito, in un rapido intervento in soccorso della donna.

Dopo il periodo di lockdown, riparte in Giudicarie la stagione turistica; l'alta Rendena torna a riempirsi di turisti. Per loro e per i residenti, importante il servizio sanitario dell'auto sanitaria, attivo anche quest'anno.

Il servizio sarà fornito a partire dal 04 luglio fino al 06 luglio 2020; prevede la presenza a bordo di un autista soccorritore e di una figura sanitaria specializzata, un infermiere. La sede sarà presso la base operativa del Servizio Trasporto infermi di Pinzolo.

 

Disponibile da lunedì a venerdì, dalle ore 10.00 alle 18.00, e sabato e festivi dalle ore 10.00 alle 20.00, il servizio potrà essere attivato attraverso il numero unico delle emergenze 112. Se necessario, sarà aggiunto l'intervento dell'Ambulanza di Emergenza dei Volontari di Pinzolo.

Stamattina ho fatto due passi da casa mia fino alla passerella sulla Sarca. La vista della nuova sistemazione data a quella che in passato era “la pineta” mi ha prodotto una stretta al cuore, un magone. Come se gran parte della mia vita, e quella di tante persone del mio tempo, se ne fosse andata, cancellata da un colpo di spugna. Sono vissuto e ho vissuto quell’angolo di paradiso da quando arrivai a Pinzolo. Vi ho giocato a calcio nel piccolo campetto e, più tardi, in quello più grande; nel tempo libero vi ho portato i miei figli, dove sono “venuti grandi”, a rincorrersi tra gli alberi, ad ascoltare la “musica” della Sarca, a respirare l’aria profumata dai pini, dai larici e dagli abeti, a raccogliere spugnole, funghi della saetta e del sangue, mazze di tamburo, coprini, fragole e more nelle diverse stagioni, e, con le prime piogge autunnali, le noci cadute dalle numerose piante situate al limitare di una vera e propria selva. Vi ho accompagnato i miei nipoti a divertirsi nel parco giochi attrezzato con cura e rispetto dell’ambiente nelle piccole radure tra gli alberi.

 

 

Ora si è voluto trasformare in un giardino di città, quella che era stata “ab immemorabili” un’area di resinose piene di aromi e di frescura, una “paghèra,” come troviamo scritto nelle vecchie pergamene custodite nell’archivio  del comune di Pinzolo, una fascia che correva in fregio alla Sarca, sulla sinistra orografica a partire da Carisolo, un’area caratteristica, originale, peculiare della località. Il toponimo, tuttora vivo, viene dal latino “picaria” e indicava una zona di “pécci”, di aghifoglie con resina, che si erano insediati di qua del fiume perché sul lato opposto, tutto sassi, canaloni e frane come documentano antiche cartoline, per loro era stato impossibile attecchire e resistere alle intemperie. Percorrendo le sponde della Sarca si possono cogliere ancora oggi i diversi passaggi, i processi di trasformazione del suolo: dalla golena coperta di ginepri a creare il primo humus, all’arrivo del pino, e poi a quello del larice e dell’abete, che, prepotente, pian piano ha fatto scomparire le altre specie. Così si era formata un’area speciale, tipica, che caratterizzava anche l’offerta turistica di un ambiente di montagna. La si è voluta distruggere per far posto, per “costruire” in maniera artefatta, un giardino di città, con piante di latifoglie, zone a prato, a parco giochi e quant’altro pensando di andare incontro alle esigenze e ai gusti della clientela. Si è voluto portare la città in un paese di montagna, snaturandolo, senza pensare che chi va in montagna pensa di trovarvi qualcosa di diverso dal luogo dove vive il resto dell’anno.  I lavori, costati anche qualche euro, sono frutto di scelte amministrative decise da persone scelte dai cittadini, quindi più che legittimi. Speriamo diano i risultati sperati. Di sicuro cancellano un pezzo di storia di Pinzolo, ed è un peccato. Secondo me se fossero stati fatti dalla passerella della Sarca in su fino al ponte di San Rocco avrebbero avuto più senso, avrebbero potuto valorizzare e rendere fruibile alla comunità una zona oggi semi abbandonata a se stessa, salvando un “unicum” come quello appena scomparso: il tutto senza recitare il De profundis alla “pineta”.

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