DARZO. La comunità di Darzo, attiva e compatta, quando c’è di mezzo l’immagine di paese si sa fare in quattro. E' quanto ha dimostrato anche qualche giorno fa in occasione della rimpatriata a Val Donea, nei pressi di malga Spina, dove alpini e Asuc si sono prodigati nella sostituzione di quella enorme croce posta a proteggere abitato e sua gente.

L’area in questione si presta a feste e a momenti di relax e dal 1986 comprende pure un altare che nel tempo è stato rinnovato e dedicato, nel 2001, al compianto parroco don Grazioso Bonenti. “Quell’enorme fusto – dice della croce lo stesso referente I.L.L.EN. Luca Butterini – è stato sottoposto a sua volta, per garantire sicurezza e durata nel tempo, ad alcuni accorgimenti come incastri, rifiniture e incatramata la base”.
Elvio Giacometti, capo gruppo Ana di Darzo da 26 anni, può contare su 77 iscritti, 31 amici simpatizzanti oltre all’intero paese. Ascoltiamolo, tiene a spiegare: “Era doveroso mettere mano a quello che è un simbolo per la comunità e il passare del tempo non lo ha più reso sicuro. Il tronco di larice conta una lunghezza di oltre otto metri e proviene dai monti circostanti Dimaro”.
“Nel corso dell’operazione di trasferimento dalla I.L.L.E.N. di Condino a Donea, via Faserno, ci abbiamo pensato noi alpini, supportati dai componenti l’Uso civico, utilizzando trattori e scortati da uomini di paese. Abbiamo quindi potuto metterlo a dimora mediante ruspa e ragno”. Ad affiancare nell’operazione Giacometti la manodopera davvero abbondava, a parlare è ora Rinaldo Quarenghi: “Dopo la funzione religiosa ufficiata dal missionario Guido Oliana di Roncone a Casina Vecia, non è mancato buon intrattenimento per tutti i presenti”.
