Non vorrei e forse neppure dovrei abbandonarmi a queste mie amare considerazioni, ma mi sono state richieste da persone amiche e mi lascio andare a ruota libera come sfogo di un vecchio barbogio centenario, anche se so di inoltrarmi in campi disseminati di fili spinati. Non penso di essere fuori luogo nell’essere convinto che tutti insieme stiamo trovandoci e ci sentiamo quasi in tempo di guerra, per cui non ci rimane che armarci per difenderci con le armi che ci sono date, ossia l’oculatezza e la prudenza…: l’eterno “pensàrghe sù”.
Sta di fatto che l’opprimente incalzare dei massmedia (sotto qualsiasi forma), manovrati non si sa da chi ed in mano, non sempre, a persone all’altezza dell’alto compito informativo, sta dilaniando le menti causando incertezze a non finire, causando ansie e turbamenti; per cui mi chiedo: «Tutti coloro che incessantemente, per le 24 ore del giorno, stanno parlando o scrivendo soltanto perché ben pagati (poiché altrimenti né parlerebbero né scriverebbero) si rendono conto dello stato d’animo di chi sta ascoltando o leggendo?». Credo che la risposta non me la darà mai nessuno.

Invece, a me sembra che qualcuno dovrebbe o almeno potrebbe rendersi conto di quante perplessità e preoccupazioni si stanno causando proprio in questo eccezionale ed inatteso ed imprevedibile periodo diventato carico di “incertezze” che stanno accumulandosi e travolgendo persone che si trovano di fronte alle “perplessità” ed allo “smarrimento” conseguenti alla prosopopea di coloro che presumono di parlare e di scrivere avendo a portata di mano soltanto dei vocaboli a cui vorrebbero dare il senso della “certezza” mentre essi stessi ne sono privi, tanto è vero che la gente - finalmente - comincia a non sentirli credibili: sia in campo informativo che politico ed amministrativo.
Più che naturale, quindi, che si percepisca il senso di delusione causato dal non sapere che cosa attendersi, che cosa fare, che cosa prevedere sia per l’oggi che per il domani. È più che evidente il persistere nella gente dell’intuizione e della convinzione dell’impotenza e dell’incapacità dei responsabili nel dover e nel saper trovare le possibili “certezze” che diano la “fiducia di vivere” alla maggior parte della gente, che sta a bocca aperta a sentire voci e voci alla tv, o che sbircia i giornali, ma poi scrolla il capo e nell’animo ribollono i dubbi e le massacranti incertezze. È ormai da quasi un anno che ci si sente oppressi ed amareggiati da condizionamenti sociali - a livello locale, nazionale e mondiale - che evidenziano una palese impossibilità di individuare chissà dove delle soluzioni positive e tempestive alle ansie che intere popolazioni stanno vivendo sotto l’espandersi dell’invadente pandemia. Ed i massmedia ampliano a dismisura questo stato di cose, riempiendo, oltretutto, gli organi della comunicazione informativa di tutto questo malessere universale (quasi beandosi per i benefici economici che ne traggono), mentre uomini e donne di ogni età e condizione, nelle singole abitazioni, si struggono nell’ansia, nella sofferenza, nell’indigenza e nella esasperante attesa che qualcosa di pericoloso avvenga ad aumentare i lutti ed a rovinare e distruggere anche quel pochissimo che si ha.
Mi auguro che questo mio blaterare dal tono pessimistico possa essere accettato e compreso come proveniente da un vecchio di cent’anni, che ha vissuto il secolo definito del “progresso” impostato sulla speranza, e quasi sulla certezza, che entro il secolo ventesimo si sarebbero raggiunte la pace e la prosperità, sognando l’avverarsi del Sol dell’Avvenire”, ossia un periodo dall’orizzonte luminoso di bene e di prosperità; mentre, invece, mi sento avvilito e sconfortato di fronte all’attuale “andazzo” che non lo si può certo definire un buon e un bel vivere in società e per la società! A cent’anni non vedo proprio alcunché che mi rincuori, pur senza voler accusare nessuno in particolare, ma mi sento davvero costernato, sconcertato e quanto mai rammaricato, data l’amara ma reale percezione che nel malessere generale stia sentendosi e vivendo gran parte della popolazione un po’ ovunque.
Io (e certamente anche altri) sono fortunatamente al sicuro e più che protetto; ma quanti sono in ansia, nel dubbio ed in sofferenza? Mi chiedo se ci sia qualcuno/qualcuna che “concretamente” stiano preoccupandosi ed occupandosi di questa dolorosa parte della popolazione, non con le chiacchiere a voce o scritte, ma di persona e con qualcosa in mano…
Mario Musón
