IL PROGETTO
Terre Alte, orizzonti aperti.
Un progetto ambizioso voluto dalla Fondazione Don Lorenzo Guetti che ha sede a Larido di Bleggio, dove nel 1892 è nata la prima Cassa rurale trentina.
Uno studio complesso, che ha preso come campione per una parte i giovani studenti delle Valli Giudicarie cercando di delineare la loro visione su temi quali lavoro, prospettive per il futuro, cooperazione, senso di appartenenza alla valle.
Un titolo chiaro: “Terre Alte” come quelle delle Giudicarie con le loro montagne, “orizzonti aperti” come quelli che si hanno dalle loro cime con vista ampia e proiettata al futuro.
“Terre Alte, orizzonti aperti” è stato finanziato, oltre che dalla Fondazione stessa, da soggetti locali, a dimostrazione di grande adesione e interesse allo studio proposto.
Cinque sono gli sponsor finanziatori: Cassa Rurale Adamello-Brenta, Cassa Rurale Alto Garda, BIM del Chiese, BIM del Sarca, Comunità di Valle.
Tre invece gli Istituti scolastici nelle Giudicarie che hanno aderito e coinvolto i propri studenti: Istituto di istruzione Lorenzo Guetti con Alessandro Fabris, Centro Formazione Professionale UPT con Claudio Nicolussi, Centro Formazione Professionale Enaip con Francesca Rinaldi. Sono stati interpellati, con uno sforzo non indefferente, anche studenti giudicariesi a Trento, Rovereto, Riva e San Michele all'Adige.
I dati dello studio saranno raccolti in un volume dedicato che uscirà a gennaio 2021; per ora, ne vengono divulgati alcuni risultati. Lo hanno fatto Michele Dorigatti direttore, Alessandra Piccoli vicepresidente e Veronica Ronchi docente dell'Università di Milano; è successo sabato 21 novembre, in occasione della V Giornata Guettiana, in diretta facebook (video disponibile su youtube).
A commentare e contestualizzare i dati, gli specialisti nel settore Carlo Buzzi e Alberto Zanutto.

PILLOLE DI RISULTATI
Prima considerazione sulla popolazione presa in esame, la Generazione Z, giovani studenti fascia 14-19 anni nati nel nuovo millennio residenti in Giudicarie; ad aderire al questionario online – queste le modalità di erogazione del test – un numero considerevole e rappresentativo pari a 1313 ragazzi su un totale di 1767 stimati. Quali i pensieri che possono arrivare dai giovani?
Quale la domanda posta, piuttosto. In primo luogo, si è voluta capire la prospettiva dei giovani per il futuro.
Risultato: escludendo i ragazzi che frequentano il primo e secondo anno, la maggior parte prospetta, dopo il conseguimento del diploma, un lavoro stabile o la continuazione degli studi all'università. La tendenza emersa, anche prevedibile, è di non vedere nell'immediato futuro la costruzione di una famiglia. Dato che invece emerge preponderatamente è che il 29% degli studenti pensi a un lavoro fuori dalle Giudicarie; “un valore – commenta Buzzi – che rappresenta chiaramente la precarietà con cui i giovani vivono la valle”.

Una tendenza riconfermata chiedendo ai ragazzi quali fossero le loro principali preoccupazioni per il futuro.
Ne è emerso subito la paura di essere disoccupati o occupati in un lavoro che non li soddisfi; preoccupazioni per problematiche globali da terrorismo a guerre a cambiamenti climatici; e ancora timore per relazioni non soddisfacenti. Cosa preoccupava meno in graduatoria era invece la necessità di lasciare le Giudicarie.

I ragazzi vivrebbero in un'ottica di andarsene: il 54.2% della popolazione afferma che quello che conta maggiormente nel lavoro è la retribuzione, ben un 67.7% del totale ritiene che l'aspetto che conta meno è che il lavoro sia nelle Giudicarie.
Alla domanda diretta “sei disposto a lasciare le Giudicarie in futuro?”, un 63% ha risposto senza esitazione “sì”.

Quali i valori che guidano allora i giovani nelle loro scelte e ambizioni? Chiaramente primo fra tutti la salute; seguono le relazioni, familiari amorose o amicali che siano. In un mondo incerto e precario, il giovane sembra quindi trovare sicurezza nei rapporti. Importanti in scala anche l'ambiente, lo svago e l'attività sportiva, la dimensione dell'autorealizzazione ed il lavoro. La prevalenza dà importanza all'individualismo piuttosto che a principi di comunità: poco infatti il valore dato a volontariato, attività religiosa e attività politica. Ma questo nei giovani in generale, non solo giudicariesi.

Rispetto al legame con il territorio, vivere nelle Giudicarie è apprezzato da più di 2/3 dei giovani. Dai dati raccolti è stato costruito un grafico che differenzia le risposte nelle quattro macro aree di Busa, Chiese, Rendena e Esteriori. Non ne sono emerse grandi differenze, se non un maggiore scontento in Busa e Chiese contro una maggior soddisfazione in Rendena ed Esteriori.
Ne consegue un'indagine sul senso di appartenza al territorio; è risultato indirizzato non al contesto “valle” tantomeno alla “Provincia trentina”, ma piuttosto al singolo Comune.
Sentire di appartenere a un luogo non necessariamente corrisponde al sentirsene orgogliosi: in tal senso, prevale invece l'orgoglio nell'essere trentini, poi alla valle, in ultimo ad Italia ed Europa.

Ma cosa del territorio rende orgogliosi? Le bellezze naturali sono state le prime ad essere riconosciute, seguite da tradizioni locali e benessere offerto. Spiccano poi le realtà cooperative: lo ha affermato più di 1/3 della popolazione. Allo stesso tempo, è emersa una certa negatività nei confronti delle amministrazioni locali, ma “la criticità e la sensazione di non essere ascoltati – ha commentato nuovamente Buzzi – è caratteristica di quelle fasce d'età”. Un pessimismo accentuato negli intervistati con più anni, derivante dal loro essere più interessati alle problematiche della comunità.
Qual è la percezione che gli studenti hanno della cooperazione? Essenzialmente si sono ritrovati tutti nel riconoscerla come una rete di imprese che soddisfano i bisogni del territorio, come un'occasione di lavoro per i giovani, con valori base di ugualianza e solidarietà.
Di fronte alle prospettive per la cooperazione, le risposte piuttosto disarmanti: circa 1/2 degli intervistati (51%) pensa che la cooperazione sopravviverà ma con ruoli marginali, 1/3 (36%) dice che avrà un futuro, ed il restante 13% che non sopravviverà poiché non attrazzata di fronte alla globalizzazione.
Riassumendo, ne è uscito un quadro in cui i giovani vivono bene nelle Giudicarie, ma credono per la maggior parte che in un futuro se ne potrebbero andare. Sono piuttosto consapevoli del ruolo della cooperazione in valle, ma ne vedono un futuro incerto. Due tendenze che si incrociano e fanno riflettere.
Due tendenze da cui partire per effettivi futuri interventi su cooperazione e sviluppo territoriale. Intento della Fondazione, in collaborazione con cooperative ed enti locali, è che i risultati dello studio non rimangano fine a sé stessi, ma trovino applicazione concreta sul territorio; questi i propositi già a partire da gennaio 2021.
Un percorso in salita, una scalata. Dalle basi di un progetto ambizioso fino alla realizzazione di linee di azione concrete, indirizzate specialmente ad amministrazioni locali e di valle. Tutto questo è Terre Alte, orizzonti aperti.
(I dati in questione sono stati approfonditi nell'intervento di Buzzi; per approfondire altre dimensioni di indagine, tra cui l'intervento specifico di Zanutto, link)
