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Wed, Apr

Coronavirus in Trentino, l'analisi del Professor Bassi. Se separassimo i dati delle RSA faremmo una operazione "trasparenza" che gioverebbe all'immagine del Trentino

In Trentino
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 Molti gli spunti presenti nella consueta analisi del Professor Davide Bassi in merito ai numeri del coronavirus in Trentino pubblicata sul suo blog. Dall'andamento dei contagi dall'inizio epidemia alle ultime comunicazioni da parte del Trentino dei soli casi positivi relativi a chi aveva presentato sintomatologia Covid negli ultimi 5 giorni che sembra essere una interpretazione errata delle disposizioni del ministero della salute e che ha fatto balzare il Trentino tra le regioni a meno rischio. Nell'analisi del professor bassi anche l'andamento delle terapie intensive, dei decessi. In chiusura una considerazione sul dato del Trentino: per il professore se si riuscisse a separare inl dato delle Rsa da quello della popolazione restante si farebbe un'operazione trasparenza che aiuterebbe il Trentino a ripartire da un punto di vista turistico. 

Qui di seguito l'analisi del professore.

 
 
Partiamo subito dalla storia della doppia contabilità – trentina e romana – dei contagi. Il grafico che segue riassume lo stato aggiornato. I dati sono rappresentati dai punti rossi. La linea continua nera è solo una guida per gli occhi e non ha alcun valore descrittivo. Osserviamo tre distinte fasi in questa ormai lunga storia:
  1. Siamo a metà marzo. L’epidemia cresce con ritmo esponenziale e non si riescono a fare tutti i tamponi che sarebbero necessari. Si decide allora di considerare come positivi i conviventi di persone positive o pazienti con chiari sintomi di Covid-19, anche in assenza di tampone. Lo stesso non succede in alcune RSA, ma questa è un’altra storia. I dati comunicati al Ministero della Salute e pubblicati dal sito della Protezione civile nazionale sono solo quelli con tampone positivo e si genera un primo grosso “gap” tra dati trentini e dati nazionali.
  2. inizio aprile si incomincia ad incrementare sensibilmente l’uso dei tamponi. Nei primi giorni di aprile risultano positivi al tampone anche alcuni dei contagiati classificati a marzo senza aver fatto il tampone. Il gap tra dati trentini e dati romani scende leggermente.
  3. Inizio maggio. Nel sito della Protezione civile nazionale incominciano ad apparire (solo per Trento?) i casi dei positivi al tampone che abbiano manifestato sintomi non più di 5 giorni prima della somministrazione del tampone. Magicamente spariscono molti dei nuovi positivi comunicati a Trento perché asintomatici o con sintomi manifestati sei o più giorni prima del tampone. Il Trentino che qualche giorno prima era stato classificato come uno dei posti dove l’epidemia procedeva ancora con maggior forza, improvvisamente si allinea tra le regioni a più bassa densità di nuovi contagi. Il Ministero della Salute, da me interpellato, dichiara che vanno comunicati tutti i nuovi casi e che il criterio dei cinque giorni è dovuto ad una interpretazione sbagliata di altre norme. Comunque almeno fino a ieri è stato applicato. Di chi la colpa? Ah saperlo!
 
Ulteriori commenti non ne faccio perché sarebbero inutili. Spero che qualcuno prenda atto che almeno qualche problema organizzativo c’è.
 
Passiamo ora ai dati dei nuovi contagi, confrontando i numeri dell’Alto-Adige (identici a Bolzano e a Roma) con quelli del Trentino (fonte dati APSS, Trento). I dati sono sottoposti a media mobile a sette giorni per attenuare le fluttuazioni statistiche. La differenza tra Trento e Bolzano è evidente e non si discosta da quanto osservato una settimana fa. La linea tratteggiata rossa indica il livello di nuovi contagi adottato in Germania per identificare i focolai dell’epidemia (zona rossa con più di 50 nuovi casi a settimana per ogni 100.000 abitanti). 
 
 
Il dato del Trentino durante l’ultima settimana è finalmente sceso, sia pure per poco, sotto la linea rossa tratteggiata. Buon segno, tenuto conto dell’alto numero di tamponi fatti in settimana, ma c’è ancora molto da migliorare.
 
Quanto all’andamento generale dei decessi e dei nuovi contagi (fonte dati APSS, Trento) i dati dell’ultima settimana confermano la sostanziale riduzione di nuovi decessi e la diminuzione dei nuovi contagi che, al netto delle fluttuazioni statistiche, scendono con un tempo di dimezzamento dell’ordine di tre settimane. Al momento non c’è alcuna evidenza di una ripresa di contagi legata alle sia pur parziali aperture e questo è un buon segno. Le prossime due settimane saranno cruciali per capire cosa stia succedendo effettivamente
 
 
Anche il dato relativo ai ricoveri in terapia intensiva mostra un andamento positivo. Attualmente in Trentino siamo a circa il 15% rispetto al numero massimo di ricoveri Covid-19 in terapia intensiva registrati nella fase apicale dell’epidemia. Non ho i dati per capire se si tratta di pazienti contagiati recentemente o di pazienti che sono stati ricoverati in terapia intensiva da lungo tempo. La riduzione dei ricoveri in terapia intensiva si osserva in generale in tutto il Paese e ha scatenato molte diverse ipotesi. Non voglio aggiungermi al coro di dilettanti allo sbaraglio che discettano di microbiologia del Covid-19 e mi limito a prendere atto, con piacere, dei numeri positivi.

Per quanto riguarda la diffusione dell’epidemia sul territorio provinciale, non si segnalano variazioni di particolare rilevanza, salvo che per il Primiero, dove si nota un aumento dell’indice di letalità. Si tratta comunque di una Comunità di dimensioni relativamente piccole e pochi casi fanno una grande differenza. In particolare, per il Primiero ho inserito a suo tempo tre decessi avvenuti in ospedali veneti che non apparivano nelle statistiche trentine. Non mi è chiaro se l’aumento registrato recentemente sia dovuto ad una riassegnazione di questi casi oppure corrisponda effettivamente a nuovi lutti. 
 
Sarà interessante conoscere, tra circa un mese credo, i risultati dei test immunologici che sono stati fatti nelle aree del Trentino a maggiore prevalenza, così come sarebbe interessante disaggregare dai dati generali quelli relativi alle RSA in modo da verificare se le differenza territoriali registrate in Trentino siano dovute principalmente ad una diversa diffusione dell’epidemia all’interno delle RSA. Sarebbe importante saperlo, anche per fornire informazioni più chiare ai potenziali turisti che stanno valutando se tornare nelle nostre valli durante la prossima estate. Mi ripeto perché vorrei che il concetto sia ben chiaro. Se vogliamo rendere rapidamente attrattivo il Trentino da un punto di vista turistico dobbiamo cercare di agganciarci agli standard tedeschi per la definizione delle zone a rischio Covid-19. Come visto prima, il dato complessivo del Trentino è ancora molto vicino alla soglia di "zona rossa" secondo lo standard fissato da RKI. Sono sicuro che se disaggregassimo i dati delle RSA la situazione diventerebbe molto meno preoccupante. Ovviamente non voglio minimamente mancare di rispetto rispetto agli ospiti delle RSA e delle persone che lavorano in queste strutture. Sono molto importanti per tutti noi, ma sappiamo che la gestione del Covid-19 nelle RSA richiede l'adozione di misure particolari che, almeno in parte, sono già state avviate. Se riuscissimo a fare chiarezza sulla prevalenza e della letalità dell'epidemia in Trentino separando i dati delle RSA rispetto al resto della popolazione faremmo una operazione "trasparenza" che gioverebbe all'immagine del Trentino e potrebbe essere molto utile per superare le difficoltà attuali del settore turistico. Una volta tanto, invece di inseguire gli avvenimenti cerchiamo di anticiparli e di aggangiarci ai migliori modelli auropei.