STORO. Tre anni fa a Storo il rito della Via Crucis, causa il maltempo, era stato ridimensionato e adattato solo dentro la chiesa mentre nel 2020 e 2021 la funzione era saltata a causa le restrizioni dovute al corona virus. Venerdì scorso, finalmente, dopo tre anni, quel rito, animato dal suono della tambela e dal battito delle bore in un clima che unisce devozione, tradizione e che coinvolge più realtà di paese, è stato rispettato: tra chiesa e tragitto si è riscontrata una notevole presenza di gente.
I fedeli provenivano sia dal circondario che al di là della giurisdizione giudicariese: “Noi veniamo da Porte di Rendena e della Via Crucis di Storo ne avevamo sentito solo parlare. Merita di essere vissuta dal vivo per comprendere lo spirito e la suggestione” dicono i Valentini.
“La processione, animata da batedùr de bore, confratelli, componenti la Società Merecana, da una grande croce, dalla statua della Madonna nonché dalla corale parrocchiale e dai tanti gusci di lumaca appiccicati lungo i muri perimetrali delle vie, ha comunque coinvolto, con ruoli e mansioni diverse, oltre 200 giovani storesi. Belle pure le vestizioni che rappresentavano usi, costumi e tradizioni di terra di Palestina. Anche le stesse stazioni ricalcavano in tutto e per tutto il senso del patibolo. Dietro il celebrante don Andrea Fava, che indossa paramenti rossi, il sindaco di Storo Nicola Zontini e il vice presidente della Provincia Mario Tonina.
“C’è stata partecipazione e coloro che erano impegnati lungo le 12 stazioni, oltre alle 2 in chiesa, hanno reso uno spaccato reale di passione e calvario” avverte con comprensibile soddisfazione l’insegnante e assessora comunale Mariella Bonomini che assieme al congiunto Davide Gelmini sono da sempre ispiratori e registi dell’iniziativa.
Giancarlo Rudari un tempo capo redattore del Trentino avverte: “Partecipata la processione del Venerdì Santo con la rievocazione storica e i Batedùr equivale ad un affascinante viaggio antropologico nel quale convivono riti religiosi e riti pagani, tradizione e attualità del messaggio e si fondono per dare vita ad un unicum originale. Per me si è trattato di una scoperta suggestiva e densa di emozione”. Stessa identica considerazione arriva da un altro autorevole collega, Alberto Folgheraiter che su la Via Crucis di Storo ha scritto e parlato molto quando era a Rai.

Foto di Valentina Grassi
Commenta invece donna Mariella “Gli stessi figuranti non si sono smentiti tanto che in quel ruolo e in quella veste hanno fatto rivivere quel tratto doloroso che ricalca la Passione. Il canto “Santa Madre che voi fate” finiva per entrare dentro il cuore della gente. L’incamminamento tra stazioni e i rintocchi del “martì” stavano ad indicare l’Hora nona che faceva intravedere nella penultima stazione alle scuole vecchie, le tre Croci e conseguente patibolo.” Poi lungo il percorso c'erano le donne della elemosineria che ne intralciavano ne disturbavano ma con tanta discrezione raccoglievano quanto la gente dava per far fronte alle spese.
“Questo antico rito, recuperato nel 2003 dopo un'interruzione durata una settantina d’anni per scelta dell’allora parroco don Luigi Colmano e del podestà – ricorda l’insegnante Giovanni Zontini parlando con più colleghi dell’informazione - ha comunque origini storiche e molto probabilmente affonda le proprie radici ancora nell’epoca pre cristiana. Sulla base di testimonianze dei più anziani sembra che fino alla seconda guerra mondiale ognuna delle contrade in cui era diviso il paese si organizzava con accuratezza all’evento.”
Una volta tornati in chiesa ancora canti e benedizione da parte dell’arciprete mentre sul sagrato i batedùr tornavano a scandire i battiti su le due bore. La gente assiste, partecipa, ringrazia e applaude.
