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Thu, Apr

Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino.

Sulla situazione della lotta al Covid 19: “In Italia stiamo meglio rispetto a uno o due mesi fa. Il numero di casi scende, diminuisce l’afferenza agli ospedali e la congestione delle terapie intensive. Resta ancora piuttosto alto purtroppo il numero dei decessi. Le cose stanno migliorando grazie a questo lockdown che è stato dichiarato l’undici marzo e che sta dando i suoi frutti”

Sulla fase due: “Certe decisioni di aperture spettano alla politica, non si può tenere un Paese in lockdown per più di due o tre mesi, questo è certo. Noi come tecnici vorremmo delle garanzie: un aumento dei posti di terapia intensiva, ed è stato fatto. E poi mantenere alcune norme di distanziamento sociale, i dispositivi di protezione per tutto il sistema sanitario, barriere fisiche tipo mascherine nei luoghi pubblici, sono cose basilari. E poi un maggior controllo del territorio, per l’individuazione precoce dei focolai. Serve un tracciamento dei contagi, con conseguente isolamento e quarantena”.

 Scenario a partire dal cinque maggio: “Credo che ci sarà una riapertura magari parziale e graduale delle attività produttive, forse di quelle commerciali, non so su quelle ricreative. A poco a poco si cercherà di smussare questo lockdown anche se il tutto andrà fatto con grande cautela stando attenti al fatto che il virus continuerà a circolare e potrebbe riemergere. Ci sono decisioni da prendere ad esempio su scala nazionale sulla mobilità delle persone. Se ci saranno ancora zone ad alta e zone a bassa incidenza la mobilità da zone ad alta incidenza verso zone a bassa incidenza potrebbe in qualche modo influenzare la diffusione del virus. Questo fattore andrà tenuto in considerazione. Se sarà possibile uscire dai confini regionali? Non lo so, lo deciderà la politica. Naturalmente io credo che alcune attività siano ancora difficili da attuare. Il telelavoro ad esempio è divenuto una realtà importante. Libera gli uffici e decongestiona i trasporti”.

Sulle autocertificazioni: “Se serviranno nei prossimi mesi? Non posso entrare in dettagli amministrativi e burocratici. Qualsiasi forma di controllo può essere benvenuta laddove manchi l’autoresponsabilizzazione dei cittadini”.

Sulle ipotesi che questo virus possa tendere a spegnersi da solo con una sorta di morte programmata: “Ci sono sempre degli ottimisti e anche dei sognatori. No possiamo impedire alla gente di sognare ma io non credo che questo virus si spegnerà da solo. Si infetterà nel momento in cui avrà infettato tantissime persone. Neanche la sars si è spenta da sola. Si è spenta grazie a interventi di isolamento e quarantena incredibili”.

Sulle vacanze estive: “Tutti vorremmo andare anche un po’ in vacanza visto che è stato un anno molto duro. Bisogna vedere come sarà la situazione, dobbiamo capire come evolverà dal punto d vista epidemiologico questo virus. Spero si possano fare belle vacanze, c’è poca gente che ha programmato le vacanze, questo è un peccato, il nostro è un Paese splendido. Difficilmente ci sarà un turismo straniero, forse pochi italiani andranno all’estero e pochi stranieri verranno da noi sperando che si possa andare in vacanza. Ovviamente in modo prudente, distanziato, consapevoli che saranno delle vacanze locali”.

Sulla ripresa del campionato: “Da maggio cominceranno a ragionarci sopra. Ogni attività che comporta uno stretto contatto fisico non è esente da rischi. Si può ridurre il rischio con misure importanti. La decisione spetterà alla politica, la federazione imporrà dei protocolli molto stringenti, questo implica un costo importante e il rischio di riprendere in una situazione che non sarà facile. Però una decisione va presa da qualcuno, in qualche modo”.

 

Sui vaccini: “Sembra che si stiano abbreviando i tempi e che l’iter stia andando più velocemente. Ci vorranno comunque mesi, sperando comunque che i vaccini che sono ora in fase di test siano sicuri ed efficaci”.

"Siamo tutti impazienti di ripartire. L'auspicio è che dopo il 3 maggio si possa ripartire con cautela e qualche gradualità, ma dipenderà dal nostro comportamento, dobbiamo compiere questo ulteriore sforzo, continuare a mantenere le distanze sociali". La proroga del lockdown, ha spiegato il capo del governo Giuseppe Conte, "vale anche per le attività produttive, abbiamo sempre messo la salute al primo posto, ma nello stesso tempo cerchiamo di ponderare gli interessi in campo, ci sta molto a cuore la tenuta del nostro tessuto socio produttivo. La nostra intenzione è far ripartire quanto prima in condizioni di sicurezza il motore del Paese a pieno regime, ma non siamo ancora in questa condizione, dobbiamo attendere ancora".

 

Tranne poche eccezioni, si resta chiusi fino a inizio maggio, e nel governo prevale la linea della cautela. I dati sulla diffusione del contagio non lasciano ancora spazio all'ottimismo. Nei prossimi giorni si ripeteranno gli appelli ad evitare 'scampagnate' e già il Viminale ha fatto sapere che per il weekend ci sarà un rafforzamento dei controlli, soprattutto sulle autostrade. "È una decisione difficile ma necessaria di cui mi assumo tutta la responsabilità'". Il fatto è che "non possiamo vanificare gli sforzi compiuti. Dovremmo ripartire da capo", ha spiegato. La decisione, spiega ancora il premier, è stata assunta dopo "vari incontri" e il comitato tecnico scientifico "ci ha dato conferma che la curva epidemiologica è incoraggiante, le misure adottate stanno dando frutti e stanno funzionando".

 

Sui tempi il premier giocoforza resta sul vago: "Ipotizziamo una ripresa delle attività a pieno regime ma con protocolli rigorosi. Non possiamo debellare il virus. Dovremo conviverci". E le sia pur minime riaperture? "Per quanto riguarda le variazione qualche piccola variazione c'è. Dal 14 aprile riapriamo cartolibrerie, librerie, negozi per bambini e neonati". Insomma,  "riapriamo con ponderazione qualche attività. Apriamo anche qualche attività produttiva, in particolare il taglio dei boschi per fornire i combustili solidi e attività varie forestali".

 

Eurobond, Europa e Mes

Gran parte del discorso di Conte s'incentra sulla trattativa all'Eurogruppo, con una promessa: "Lotterò con coraggio per l'Eurobond". E spiega: "Serve ambizione. La principale battaglia è un fondo da finanziare con una vera e propria condivisione economica dello sforzo, come ad esempio gli Eurobond. Serve una potenza di fuoco proporzionata alle risorse di un'economia di guerra e deve essere disponibile subito. Condurremo fino in fondo la nostra battaglia".

 

"L'Italia non ha bisogno del Mes", insiste il premier, spiegando che all'Eurogruppo "non si è attivato" alcunché "noi ci stiamo battendo per avere un ventaglio di nuovi strumenti", afferma Conte. "Gli altri Paesi hanno dovuto ammettere di lavorare già per lo strumento degli Eurobond"

«Siamo in sofferenza per la sequela di lutti legati al Covid-19 e per il personale contagiato o a rischio contagio». E' la situazione in diverse Case di riposo del Trentino, soprattutto nell'Alto Garda e Ledro e a Pergine dove si sono sviluppati dei focolai di coronavirus. 

Per questo Upipa, che raccoglie la gran parte delle Rsa, ha lanciato un appello sui social: "Abbiamo urgente bisogno di personale, cerchiamo infermieri e operatori sociosanitari". La proposta è di un contratto di sei mesi con inizio immediato.

L'indirizzo a cui inviare la manifestazione di interesse è This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. indicando il proprio numero di telefono e un curriculum.

La presidente di Upipa Francesca Parolari stima siano un centinaio le assunzioni necessarie per coprire le esigenze delle case di riposo. "Stiamo facendo di tutto per contenere la diffusione del coronavirus nelle nostre strutture".

La Polizia Locale delle Giudicarie, è riuscita ad individuare, grazie anche all’impianto di videosorveglianza recentemente ampliato dall’Amministrazione Comunale di Tione, una donna della Val Rendena che si è resa protagonista di un vero e proprio lancio multiplo di sacchi contenenti rifiuti indifferenziati.

 

I tre sacchi sono stati recuperati dagli operai del cantiere comunale all’imbocco di un’isola ecologica del capoluogo giudicariese dove erano stati lanciati con disinvoltura dalla signora poco prima dell’alba.

 

Per la donna è scattata una sanzione amministrativa di 600 euro

 

Coronavirus: sale a 1.859 il numero delle persone positive al Covid-19. L’Azienda sanitaria dell’Alto Adige comunica i dati aggiornati a livello provinciale in merito alla situazione dell’epidemia di Covid-19.

Continua, da parte dell’Azienda sanitaria altoatesina, il lavoro per accertare il numero di casi di persone positive al Coronavirus Covid-19. Ecco i dati aggiornati a questa mattina (8 aprile): i laboratori nelle ultime 24 ore hanno esaminato 1.104 tamponi, 68 dei quali sono risultati positivi. Sulla base di questi dati, comunicati dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, il numero delle persone positive al test del Coronavirus si attesta a 1.859.

A livello provinciale sono stati finora effettuati dall’Azienda sanitaria complessivamente 18.870 tamponi su 9.752 persone.

Sono ricoverati complessivamente 229 pazienti Covid-19 nei normali reparti dei sette ospedali dell’Azienda sanitaria e nella base logistica dell’Esercito appositamente attrezzata a Colle Isarco. Altre 56 persone in totale son in cura presso strutture convenzionate, delle quali 25 persone sono in cura presso la clinica Villa Melitta, 17 nella clinica Bonvicini a Bolzano e 14 nella clinica S. Anna di Merano. Altre 56 persone assistite presso le strutture dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige sono casi sospetti.

Sono 50 le persone ricoverate nei reparti di terapia intensiva. negli ospedali altoatesini. Ad oggi vi sono inoltre 9 pazienti ricoverati in reparti di terapia intensiva in Austria e in Germania.

Il numero dei decessi legati a Covid-19 negli ospedali è di 111 persone. Sono 67 gli ospiti delle case di riposo deceduti. Sono quindi complessivamente 178 le persone decedute in Alto Adige a causa del Covid-19.

3.426 persone attualmente si trovano in quarantena obbligatoria o in isolamento domiciliare. 3.625 sono le persone che hanno già concluso la quarantena e l’isolamento domiciliare. Finora sono 7.051 i cittadini ai quali sono state imposte misure di quarantena.

 

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 Gli operatori dell’Azienda sanitaria positivi al test del Coronavirus sono 191.

 A questi si aggiungono 11 medici di medicina generale e 2 pediatri di libera scelta.

 Sono 325 le persone guarite dal Covid-19.

 I numeri in breve:

 tamponi effettuati ieri: 1.104

 tamponi positivi sino a questa mattina (8 aprile): 68

 numero complessivo dei tamponi effettuati: 18.870

 numero delle persone sottoposte al test: 9.752

 numero delle persone positive al Coronavirus: 1.859

 pazienti Covid-19 ricoverati nei normali reparti ospedalieri ed a Colle Isarco: 229

 pazienti ricoverati in cliniche convenzionate: 56

 numero di pazienti Covid-19 ricoverati in reparti di terapia intensiva: 50

 numero di pazienti Covid-19 ricoverati in reparti di terapia intensiva all’estero: 9

 casi sospetti: 56

 decessi negli ospedali dell’Azienda sanitaria: 111

 decessi complessivi (incluse le case di riposo): 178

 persone in quarantena obbligatoria o isolamento: 7.051

 persone in isolamento domiciliare: 3.426

 persone che hanno concluso la quarantena e l’isolamento domiciliare: 3.625

 persone guarite: 325

 collaboratori dell’Azienda sanitaria positivi al test: 191

 medici di medicina generale e pediatri di libera scelta positivi: 13

«è urgente cambiare strategia". E ancora: "Il Ministero della Salute e l'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno raccomandato l'estensione del tampone agli operatori sanitari". L'Ordine dei medici chirurghi ed odontoiatri della Provincia di Trento interviene sulla vicenda dei tamponi ai medici e al personale sanitario impegnato in questi giorni a contrastare l'epidemia di Covid-19. Vista la difficoltà del contenimento - scrive il presidente Marco Ioppi, un cambiamento di strategia è indispensabile. "Occorre mettere in atto con tempestività - spiega - ogni strumento che vada a tutelare il personale di ogni ordine e grado, costi quel che costi".

Qui sotto la lettera integrale inviata la Presidente Fugatti. 

 

Egregio signor presidente,

sono oltre 2 mila gli operatori sanitari colpiti dal coronavirus e rappresentano circa il 10% delle persone colpite e il contagio non accenna a desistere. E' evidente la necessità di mettere in atto misure immediate per la salvaguardia degli operatori e per garantire il funzionamento del Ssn in favore dei cittadini. 

E' l'istanza che la Federazione nazionale degli ordini dei medici e quella delle professioni sanitarie hanno inviato al presidente Giuseppe Conte con un comunicato congiunto in cui sostegno che "si devono ridefinire le priorità alla lotta del coronavirus mettendo in sicurezza medici e infermieri come strategia primaria di sanità pubblica". Poiché è stato dimostrato che un buon numero di persone che si infetta (tra il 50 il 75%) è asintomatica, si corre il rischio di non poter debellare il virus finché non si individuano questi portatori sani. 

Individuare i positivi, precocemente, tra i medici e i sanitari vuol dire evitare che diffondano il virus soprattutto ai soggetti più fragili ed eliminare una formidabile fonte di contagio. A Vò, dove è stato effettuato il tampone a tappeto ed isolato tutti i soggetti infetti, il numero totale dei malati è sceso da 88 a 7 (almeno 10 volte meno) nel giro di 7-10 giorni.

In base a queste dimostrazioni, diverse regioni italiane, Veneto in testa seguito da Emilia Romagna, Toscana e Marche, hanno deciso di effettuare i tamponi a tutto il personale sanitario, Mmg, Pls e farmacisti compresi, con l'ipotesi di estendere tale procedura a tutti coloro che possono aver avuto contatti a rischio.

Del resto effettuare i tamponi anche al personale sanitario asintomatico è la raccomandazione arrivata dal Comitato tecnico scientifico, organo consultivo del Ministro della salute, e la stessa Oms raccomanda di "Aumentare il numero dei test ai sanitari in prima linea".

L'Ordine dei medici di Trento, in sintonia con quanto richiesto a gran voce dalla Federazione nazionale degli Ordini del medici, ritiene che in Provincia di Trento si debba attuare un cambio di strategia e che si adottino da subito, analogamente a quanto predisposto dalle regioni citate, le indicazioni della Oms e che si sottopongano a tampone tutti gli operatori sanitari.

L'isolamento dei contagiati (sintomatici o non sintomatici) è indicato come un valido metodo per ridurre, e di molto, la diffusione del virus e le manifestazioni più gravi del contagio ed è una raccomandazione che arriva dal Comitato tecnico scientifico al Ministero della salute. 

L'Ordine, signor presidente, rivolge a lei un appello, nel timore che la rotta fin qui seguita non ci consentirà di vincere la tremenda guerra che ci vede impegnati. Ritiene anche che il cambio di strategia debba avvenire immediatamente, come del resto stanno facendo altre regioni italiane, appena avuta dimostrazione di non poter arrestare la pandemia. Una decisione non presa o adottata tardivamente potrebbe costarci molto caro. 

Fiducioso del suo interessamento rinnovo la massima collaborazione porgo i più cordiali saluti.

Marco Ioppi (presidente dell'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri della Provincia di Trento)

Stefano Bonora (presidente commissione albo odontoiatri)

L'impatto, tremendo, non ha lasciato scampo ad un automobilista. Ci sono altri due feriti in condizioni gravi. L'incidente poco dopo le 7.

Gravissimo incidente frontale poco dopo le 7 sulla strada della val di Non all'altezza di Taio nel comune di Predaia. 

La notizia è stata data dal TGR Trentino. Una persona è morta sul colpo e ci sono altri due feriti. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, anche l'elicottero di Trentino Emergenza che si è levato in volo per portare i feriti all'ospedale Santa Chiara di Trento. La foto è stata scattata sul luogo dell'incidente. Una scena terribile quella di fronte agli occhi dei soccorritori.

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