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Fri, Sep

Lauro Tisi, Omelia 35° anniversario Stava: “Rendere onore ai defunti e impedire tragedie come quella che commemoriamo”

Trento
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Si è tenuta oggi nell'Arcidiocesi di Trento la Santa Messa in commemorazione della catastrofe di Stava; le parole di Lauro Tisi nell'omelia.



Tesero (Cimitero di San Leonardo) – domenica 19 luglio 2020. A distanza di trentacinque anni, non si è attenuato il dolore per la morte dei nostri cari.

Abbiamo rigenerato il paesaggio, rimesso in piedi le case ma – come sta emergendo anche in questi mesi di pandemia – quando ad andarsene sono i volti, non c’è possibilità di colmarne l’assenza.

 

Quel carico di morte impone il silenzio, proprio della grandezza di ogni volto. In questi trentacinque anni, con tenacia e fuori dalla ribalta mediatica, i familiari delle vittime e la comunità di Tesero hanno impedito venisse cancellata la memoria dell’immane disastro.

È anche grazie a loro se, ancora una volta, ci troviamo a scagionare Dio: non è lui la causa del male. La filiera del male è riconducibile a precise responsabilità umane: l’interesse economico prima della cura delle persone, la superficialità, l’incuria.

Nell’icona intensa di san Giovanni Paolo II, in ginocchio aggrappato alla croce di questo cimitero, abbiamo la possibilità di scoprire in profondità la parabola del grano e della zizzania che abbiamo ascoltato.

All’origine dell’esperienza cristiana c’è un Dio che attraversa il torrente impetuoso del male, non con la scure del giudizio e della condanna ma con un di più di perdono e misericordia. Un Dio che esprime la sua forza nel non spegnere il lume fumigante e nel non spezzare la carne incrinata. Un Dio che non scarta, ma con delicatezza tutto recupera. Un Dio che ci consegna questa stessa sfida per rendere davvero onore ai nostri defunti e creare il terreno per impedire il ripetersi di tragedie come quella che oggi commemoriamo.

A muoverci in questa direzione ci spinge la constatazione che ognuno di noi è intreccio di luce e ombra, grandezza e fragilità, cielo e terra, grano e zizzania.

Questo non ci impedisce di rispettare e addirittura generare bellezza, facendo leva sulla chiamata alla responsabilità che può diventare atto creativo.

La tragedia che ha sfigurato questa valle, riletta alla luce delle splendide pagine della Laudato Sii, ci provoca a custodire e prenderci cura dell’ambiente, senza però dimenticare che sarebbe un’operazione impossibile se non attuassimo quell’ecologia umana che ci differenzia da tutti gli altri essere viventi.

Essa si realizza nell’anteporre, alla soddisfazione del proprio bisogno, il farsi carico e prendersi cura del bisogno dell’altro. Questa è la tenda che Cristo ha piantato in mezzo a noi. È il divino che abita l’umano.

 

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Arcivescovo Lauro