Alex Marini: “L'alveo del fiume ha subito modificazioni tali da rendere utopistico un ritorno alle morfologie dei secoli passati e assai limitate le possibilità di una "rinaturazione" del fiume». Così l'assessore Zanotelli rispondendo ad una mia interrogazione riguardo alla sicurezza degli argini della Sarca. In effetti l'assessore ha ragione... e infatti nessuno aveva chiesto di tornare allo stato della Sarca com'era ai tempi del Principe Vescovo (e no, non ci riferiamo all'epoca dellaiana). Ciò che si chiedeva è un progetto di riqualificazione del fiume Sarca. Cosa vuol dire? Come ha spiegato benissimo nei mesi scorsi Giuliano Trentini del Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (Cirf) "trovare un nuovo assetto morfologico dell'alveo della Sarca che sia in equilibrio col nuovo assetto del bacino". Questo è assolutamente fattibile. Il problema infatti non è tecnico ma urbanistico e di uso concorrente del territorio, ovvero a livello politico bisogna decidere se si ritiene utile e consono riservare parte delle aree attraversato dalla Sarca allo sviluppo del fiume o se si ritenga di continuare a restringerlo e ingabbiarlo fino a trasformarlo in un canale che di naturale non ha nulla. La scelta è eminentemente politica ed è falso affermare che dal punto di vista tecnico ci sia qualcosa di impossibile.”
“Ma le risposte sorprendenti dell'assessore Zanotelli sono state anche altre. Avevamo chiesto se si fosse agito per far dialogare il Servizio Bacini Montani col Parco Fluviale del Sarca, in maniera simile a quanto fatto in Provincia di Bolzano per la messa in sicurezza degli alvei dei fiumi. Zanotelli ci ha risposto che i Bacini Montani hanno partecipati ai gruppi di lavoro istituiti in occasione della nascita del Parco Fluviale del Sarca, al fine di spiegare quale fosse il loro ruolo istituzionale e che cose simili a quelle messe in atto dalla Provincia di Bolzano, Trento le fa assieme alla Carinzia. Questo purtroppo a noi non risulta, visto che non si possono confrontare né per tipologia né per estensione gli interventi bolzanini a quelli trentini. Ad esempio, a Bolzano hanno rimosso tutte le briglie sul Talvera, anche in città, e comunque hanno un piano molto ambizioso con decine di chilometri di riqualificazioni che un pezzo alla volta stanno portando avanti. A Bolzano si lavora in maniera innovativa insomma. In Trentino invece siamo più o meno fermi a un'iniziativa del 1999, con interventi che datano decenni. A prescindere da tutto questo, col Parco Fluviale del Sarca dalla Provincia hanno condiviso in tutto il documento "Piano di gestione della vegetazione del Sarca", il che non sembra esattamente una collaborazione in grande stile, anzi...”

“E a proposito di messa in sicurezza degli argini, come vanno le cose? A occhio e croce non proprio benissimo. Avevamo chiesto se esistessero piani di rischio per i corsi d'acqua trentini e se fossero stati aggiornati a seguito delle alluvioni degli ultimi 10 anni. Risposta: esiste una Carta della Pericolosità da fenomeni alluvionali e torrentizi che sta alla base della Carta di Sintesi della Pericolosità. Per quanto riguarda il bacino del Basso Sarca l'aggiornamento di questa Carta è subordinato ad uno studio idrologico e idraulico, commissionato quasi un anno fa e attualmente ancora in corso. Detto altrimenti, allo stato i piani di rischio della Sarca non sono aggiornati mentre per quanto riguarda gli altri corsi d'acqua trentini l'assessore ha preferito non elaborare.”
“Insomma, a conti fatti ci pare che la gestione della Sarca e della sua sicurezza ponga più di un interrogativo, ma di fondo la questione è quella che accennavamo all'inizio. La politica deve decidere se vuole un fiume vitale, attrattivo e autentico, che rappresenti una ricchezza per il territorio e la popolazione oppure preferisca realizzare un canale di scolo da tenere nascosto e che sia costante fonte di disagio e pericolo per chi vive nelle sue vicinanze. A oggi, purtroppo, ci pare che chi governa il Trentino sia orientato più per la seconda ipotesi che per la prima.”
