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Riapriamo Passo Tremalzo e le Giudicarie. L'appello di Marco Zulberti

Giudicarie
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Durante quest’estate sono ripassato a Passo Tremalzo, una delle località turistiche dell’antica Judicaria, oggi Val di Ledro, più rinomate e belle del Trentino occidentale ai confini con la Lombardia, tanto è vero che negli anni sessanta, settanta e ottanta era una meta sia estiva che invernale per migliaia di turisti e dove furono fatti iniziali investimenti immobiliari e sciistici. Una meta che per altitudine e panorami sul lago di Garda, sul Monte Altissimo e sul Gruppo Adamello non ha nulla da invidiare alle decine dei già famosi noti passi tra il Trentino e l’Alto Adige.

Per la popolazione del Basso Chiese, Val di Ledro, Riva del Garda e Basso Sarca era diventata una località, dove trascorrere una giornata in alta quota per mangiare e passeggiare e per i più decisi valicare Passo Tremalzo per scendere a Tremosine e sul Lago di Garda, in una delle più belle e spettacolari traversate. un’attrattiva turistica che aveva  importanti ricadute economiche e occupazionali sull’intera area. 

Quando la stazione lavorava a pieno ritmo c’erano tre ristoranti attivi, tra cui un vero e proprio albergo, una serie di complessi residenziali ed esercizi commerciali.

La stazione montana che era stata anche un’importante area sede del CAI, il Club Alpino Italiano, con una vera e propria imponente costruzione autonoma, segno e dell’importanza che aveva avuto prima e durante la Grande Guerra per la sua posizione esattamente sul confine con l’Austria che divenne teatro di guerra del fronte tra il monte Cadria, il monte Sperone e Riva del Garda. Trasformarla in un museo della guerra ’15-’18 come il museo al passo Fedaia potrebbe essere un iniziativa con importanti ricadute.

La decadenza è iniziata alla fine degli anni Novanta quando di fronte alla necessità di rinnovare gli impianti sciistici con una nuova gestione e manutenzione della strada che scende a Tremosine e Limone, li stessi comuni locali non trovarono un accordo, lasciati soli anche dall’indifferenza delle autorità provinciali, orientate esclusivamente verso alle grandi stazioni ai confini con l’Alto Adige.

Il mancato rinnovo degli impianti e i sempre più stringenti regolamenti paesaggistici hanno così via via reso sempre più difficoltosa la manutenzione e il passaggio dei veicoli sul passo, diradando sempre più la presenza turistica soprattutto lombarda e tedesca.

Oggi andando a Tremalzo che rimane una stazione montana di una bellezza naturale sublime, attenzione naturale perché dissodata e usata dall’uomo per millenni, si apre una visione di alberghi e appartamenti chiusi quando non abbandonati e in parte diroccati, la casa del CAI che sta perdendo le ante alle finestre.

Le due strade che scendono a passo Nota e Tremosine una vietata e l’altra impraticabile dalle autombile con il fatto che in pieno agosto di vedere pochissimi turisti in un luogo strategico.

Allora viene in mente la recente costruzione del ponte tibetano ad Arco, opera che possiamo definire come ultimo miglio e che offre al turista i panorami che possono essere visti, attraversati, percorsi, grazie opere come appunto i ponti tibetani, ma anche piccole cremagliere e funivie, compreso l’ultimo chilometro finale nella piccola località per salire a castelli ristrutturati, seguendo le indicazioni dell’urbanistica tedesca, uscendo dall’esagerata considerazione del reperto archeologico, o cascate e punti panoramici creando flussi turistici e diffuso reddito e benessere, oltre che tassazione per i bilanci provinciali.

E’ una tendenza verso cui si stanno orientando tutti i paesi turistici del mondo, vincendo le reazioni esagerate degli ambientalisti e dell’urbanistica, che mette mille regole per riparare il tetto di una malga o di una casa rurale che poi cadono, mentre autorizza laghi artificiali per l’innevamento e piste di down hill. 

Il governo del territorio Trentino, sembra aver voluto impostare un modello di economia di scala influenzato dal modello padano basato sull’accentramento d’imprese e servizi, che in montagna finiscono con il creare delle periferie mentre in Alto Adige, anche per effetto del trilinguismo, nessun ambito anche nei territori più periferici, è stato abbandonato. 

Il Trentino turistico era partito con centinaia di piccoli skilift e tutte le montagne erano piene anche di gente locale. Tremalzo era tra queste e aveva attirato folle di primi sciatori e molti ristoranti e alberghi che oggi operano sono nati in quel periodo grazie alla libera iniziativa e alle norme urbanistiche che in quegli anni erano molto più razionali. E se oggi abbiamo la montagna parzialmente recuperata lo si deve a quel periodo quando molti iniziarono a ristrutturare le case “da mont” creando un forte indotto economico per imprese, idraulici, elettricisti, falegnami e mobilieri. Molti avevano la casa più bella al monte che non in paese. 

Oggi nelle Giudicarie, come a Tremalzo, un buon 30% per cento dei ristoranti di allora è stato chiuso indicando proprio l’abbandono di un’area strategica che collega la Lombardia al Trentino. 

Ecco perché partendo dalla situazione di abbandono in cui si trova Passo Tremalzo, si deve ripensare a tutta la grande area delle Valli Giudicarie che geograficamente comprendeva Val di Ledro e Basso Sarca, e non sempre solo della Rendena, a partire da nuove regole per riaprire il Passo Tremalzo alla circolazione, e agli aiuti per il ripristino di minima attività sciistica per la Valle distante sia da Pinzolo che da Andalo. 

Per le Giudicarie i collegamenti con Val di Ledro per Riva del Garda, con Val Vestino per Salò e con Brescia via Valle Sabbia hanno un’importanza economico strategica decisiva per l’intero Trentino, che a Trento non hanno mai compreso. Basti pensare al vecchio progetto ferroviario di fine ‘800, sistema di trasposto su cui sta puntando la Svizzera anche per la valle più remota con costi che sono un terzo dei nostri. Forse dovremmo dire alla casta dei tecnici di rivedere norme, procedure e costi di progettazione e realizzazione.

Se pensiamo a come la Provincia di Bolzano ha collegato i comuni tedeschi di Proves con l’Alto Adige, e a quanto siano incapaci gli stessi rendeneri di comprendere un collegamento dignitoso del Basso Chiese con la vecchia Val Vestino trentina e la Val di Ledro, comprendiamo l’abbandono non solo di Tremalzo, ma di tutta l’area giudicariese, dovuta alla miopia strategica della vecchi classe politica nei confronti di questa area geografica strategica e naturalmente bellissima.