209 casi di contagio Covid19, dichiarati in Giudicarie, 1306 in Trentino. Numeri importanti, ma sono numeri indicativi della situazione reale?
È la domanda che molti si fanno. E non solo in Giudicarie. Alcuni studiosi e molti medici che operano sul campo sono propensi a credere che il numero di contagiati da Covid 19 sia molto superiore a quello diffuso dalla protezione civile.
Questa ipotesi sembra trovare conferme nel parere di molti operatori sanitari, anche trentini, che tutti i giorni lavorano nei nostri ospedali, nelle case di riposo, nei nostri ambulatori.
Anche dalle farmacie arrivano segnali particolari. «Negli ultimi 10 giorni abbiamo venduto 3 volte la tachipirina che abbiamo venduto a dicembre» cioè nel periodo di massima diffusione dell'influenza. Sembrerebbe che il coronavirus sia molto più diffuso di quello che dicono i numeri ufficiali. Non per omertà, ma per la difficoltà di censire tutti i casi. Lo sforzo che tutto il comparto sanitario sta facendo è incredibile e a loro va tutta la solidarietà, la stima e l'ammirazione di tutti noi, ma alcune prassi forse si potrebbero migliorare.
La procedura sanitaria attuata ad esempio esclude dal considerare contagiati e non mette sotto controllo le persone che, pur presentando dei sintomi compatibili con covid 19, non sono state a contatto con qualcuno che è già risultato positivo al covid 19, se non quando le condizioni diventano gravi e tali da richiederne l'ospedalizzazione.
A tal proposito ci ha scritto una lettrice. «Non mi sentivo bene, ho spossatezza, dissenteria, febbre, tosse, ho chiamato il medico di base per capire cosa devo fare. Nonostante lo abbia informato che ho avuto un lavoro molto esposto al rischio di contagio in quanto sono stata a stretto contatto con moltissime persone sia del posto sia turisti (lombardi, veneti e emiliani,....) mi ha detto di stare a casa, di prendere la tachipirina e aspettare. Se la febbre mi dovesse arrivare a 39 di chiamare il 112...». La cosa ci ha destato perplessità e l'abbiamo contattata.
«Ma quindi vi hanno messo in quarantena?». «No, non ci hanno messo in quarantena. Io ovviamente sto a casa, ma la mia famiglia può andare a fare la spesa, a lavorare, ecc.... E non sono neppure tra i monitorati che l'azienda sanitaria chiama ogni giorno ...». Un medico di base ci ha confermato che la prassi è questa.
Ciò significa che a questa persona, che manifesta una sintomatologia compatibile con covid 19, non solo non viene fatto il tampone e non viene monitorata giornalmente (cosa questa che diventa sempre più difficile con il crescere dei numeri) ma non viene neppure messa in quarantena. Se è capibile che ci possano essere problemi in un 'emergenza che non permettono di soddisfare la richiesta di tamponi che cresce di giorno in giorno, non è capibile il fatto che queste persone con sintomatologia non vengano isolate.
Se questo è il modo di procedere, se questa è la prassi, stiamo lasciando una porta spalancata alla diffusione del coronavirus. Forse è il caso, se si riesce, di cercare di chiuderla. Nel frattempo un appello a tutti coloro che hanno un familiare con evidenti sintomi da coronavirus: «evitate di uscire, non andate a lavorare, non andate a fare la spesa, evitate i contatti con le altre persone».
