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Fri, Apr

Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis

In Trentino
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Ciò che non si può dire. Il racconto del Cermis”: a 24 anni di distanza dalla tragedia trentina il libro di Pino Loperfido


 

CONTESTO DI CRONACA
Il 3 febbraio 1998, quando un aereo partito dalla base militare U.S.A. di Aviano trancia i cavi della funivia del Cermis, in Trentino. Una cabina precipita nel vuoto causando la morte delle venti persone a bordo. Siamo entrati dunque nel venticinquennale di quel tragico giorno. Una strage di fatto a tutt'oggi ancora impunita in quanto nessun responsabile è stato individuato. Una storia incredibile che, tra le altre cose, affronta di petto le problematiche relative ai rapporti dei militari americani in Italia con la legge del nostro Paese.
Una tragedia dimenticata su cui cerchiamo di riporre l'attenzione grazie a questo libro che racconta i fatti di quel 3 febbraio in maniera romanzata, e allo stesso tempo documentata.
Per la prima volta, in versione integrale, il romanzo tratto dal pluripremiato spettacolo omonimo, oltre 200 recite in 20 anni che ha vinto numerosi premi, tra cui il Premio Bolzano teatro e il Premio Chianciano (in giuria Zavoli, Augias, Ravera). Su Youtube ci sono due versioni dello spettacolo visionabile integralmente cliccando qui...»



SCRITTORE:
Pino Loperfido (Milano, 1968) è autore di teatro e di narrativa e giornalista. Il suo ultimo libro è "La manutenzione dell'universo. Il curioso caso di Maria Domenica Lazzeri (Curcu Genovese, 2020, Premio "De Cia Bellat" per la narrativa). È direttore della rivista TM –
TrentinoMese. Gestisce il blog letterario Bandiera Bianca. Ha ideato e diretto il Trentino Book Festival dal 2011 al 2019. e-mail...»



SINOSSI
Francesco ha due grandi passioni: i film di Paul Newman e il mare. Ma vive in montagna e guida una funivia. La vita per lui è una continua lotta con l'insoddisfazione, combattuta in costante equilibrio tra piccole gioie ed enormi, inevitabili delusioni. Un viaggio accidentato alla continua ricerca di se stesso che si interrompe bruscamente il 3 febbraio 1998, quando un aereo partito dalla base militare U.S.A. di Aviano trancia i cavi della funivia del Cermis, in Trentino. Una cabina precipita nel vuoto causando la morte delle venti persone a bordo. Dall'altra cabina, solitario, Francesco assiste impotente e qualche tempo dopo decide di mettersi a scrivere.
È un racconto, il suo, ricco di coincidenze, premonizioni e ricordi che parte da un'infanzia segnata da un'altra tragedia e giunge ad una maturità segnata dalla piena consapevolezza del proprio stare al mondo.
A fare da spartiacque, lo scellerato volo di quel martedì di febbraio, emblema di un'ingiustificata prevaricazione militare, il "danno collaterale" di abusi di potere commessi quasi sempre a danno della gente comune.
Ma per Francesco quella tragedia non è solo un fatto politico, o la conseguenza della stupidità umana. Perché è convinto che accanto a questa realtà, tangibile, limitata e oscura ve ne sia un'altra inconosciuta, luminosa e infinita, legata a quella che Kant definì "metafisica della natura".
Ecco allora emergere nel romanzo i mondi invisibili, quelli che per il protagonista di questa storia vibrano misteriosi tutt'attorno, offrendo segni e dando corpo alle ombre, specie nella solitudine e nella semplicità d'animo tipiche delle genti di montagna. Racconti tramandati di generazione in generazione che non offrono prove, ma sanno maledettamente di autentico.
Pino Loperfido propone un testo in cui, accanto a una ricostruzione quasi giornalistica dei fatti offre al lettore le avventure di un'anima curiosa. Un uomo destinato a scoprire che l'unica attività o passione che non delude mai è proprio la ricerca delle ragioni per cui tutto sembra destinato, ogni volta, a deludere. L'ingiustizia può anche piantare il suo vessillo nero, ma misteriose presenze vagano dall'eternità di fianco al viandante. Delle volte basta solo sintonizzarsi con fiducia per riuscire a coglierne le frequenze.

HANNO SCRITTO DI QUESTO TESTO:
«Pino Loperfido trova una forma lirica e, nello stesso tempo, puntuale e precisa, per raccontare una recente tragedia, una di quelle tragedie italiane che non sono fatalità, ma colpa. In controtendenza rispetto alla sua generazione, Loperfido dimostra che l'impegno non è morto e può non andare a discapito della ricerca formale.»
Sergio Zavoli - presidente della giuria Premio Chianciano 2001.

"Sulla strada delle 'orazioni civili' inaugura da Marco Paolini, Pino Loperfido ricostruisce l'andamento del terribile incidente, dando voce al superstite: il conduttore della cabina che viaggiava in senso inverso. Quel che emerge è la crudeltà, l'insensatezza e la prevedibilità di un disastro che si poteva benissimo evitare."
Ugo Volli "La Repubblica"

«Ciò che non si può dire», perché la stupidità e l'ingiustizia, talvolta tagliano la parola in bocca, Pino Loperfido l'ha detto con un racconto onesto e disperato. Con questo lavoro di impegno civile e sofferta partecipazione, ben rispondente ai doveri di repertorio di un teatro pubblico (...) .Nella versione teatrale chi racconta è il manovratore superstite dell'altra cabina, sfiorata dall'aereo della morte: espediente che - in un intreccio "alla Paolini" fra cronaca puntigliosa della sciagura e testimonianze e ricordi dei valligiani (assurda coincidenza: nel '76 c'era già stata una disgrazia analoga) - dà spessore drammaturgico e accenti di verità al monologo. Tanto più efficace è il testo - che nella sua fatale determinazione non può non ricordare "Il ponte di Saint Louis Rey" di Thornton Wilder - in quanto non indugia, se non per denunciare lo scandalo della quasi impunità dei colpevoli, in un antiamericanesimo di maniera. Odio, sì, dice il superstite della tragedia, ma per l'incoscienza di chi stracciò i piani di volo abbandonandosi ad acrobazie omicide: "Non ce l'ho con l'America, ce l'ho con l'imbecillità!". Perché "quei morti (i cui nomi, in uno stillicidio funebre di note, compaiono alla fine su uno schermo) restano morti".
Ugo Ronfani "Il Giorno"

PREMI VINTI:
Premio Chianciano di Letteratura e Televisione
Targa Il Molinello
Premio Bolzano Teatro
Concorso Autori Co.F.As.