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Sat, Apr

Coronavirus e Case di Riposo, la Provincia dà i numeri. 480 i contagiati in 16 strutture

In Trentino
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La situazione più difficile forse in Trentino la si sta vivendo nelle Case di Riposo. Questo quanto confermano infermieri e operatori impegnati in prima linea.  Questo secondo i numeri confermati ieri dal Dott. Enrico Nava: 

«Sono 16 le Rsa del Trentino con più di 10 contagi.  E in particolare:

 

Rsa Contagiati
Pergine 71
Mezzolombardo 25
Gardolo 28
Cles 17
Pellizzano 28
Bleggio Superiore 31
Bono/prezzo 17
Pinzolo 13
Storo 24
Arco 78
Ledro 37
Dro 50
Riva del Garda 21
Brentonico 11
Nomi 14
Tione * 15
Totale 480
* residenza sanitaria ospedaliera  

 

Da questo elenco si evince che sono 480 i contagi nelle 16 Rsa prese in considerazione, quelle dove si sono sviluppati il maggior numero di contagi mentre non è dato a sapere quanti siano i casi di contagio nelle restanti Rsa se non che siano inferiori a 10 per ciascuna unità. 

In ogni caso è stimabile che circa un quarto/un quinto dei contagi oggi in Trentino lo abbiamo nelle Rsa. Su questo dato potrebbe pesare la scelta del Trentino di inizio marzo di andare contro le disposizioni e le direttive nazionali che imponevano il divieto ai parenti di entrare nelle Case di Riposo per preservarle da eventuali contagi.

Era il 7 marzo scorso e la Giunta provinciale decise di continuare a consentire ai familiari degli anziani in RSA e Case di riposo di andare a trovare i propri cari seppur con delle limitazioni. Una decisione, come spiegato allora dall'Assessore Stefania Segnana, presa perché «ci sono persone che devono entrare nelle strutture per assistere i propri anziani. Come mi ha detto oggi una signora, “mia mamma non mangia se non la imbocco io».

Una linea politica osteggiata con forza e fermezza dagli enti gestori Upipa e Spes che ritenevano che le linee guida della Provincia non avessero «il valore giuridico di un’ordinanza, non avessero validazione scientifica e fossero in contrasto con le misure di sicurezza per garantire la riduzione del rischio di contagio all’interno delle strutture che ospitano anziani fragili e maggiormente esposti». 

Oggi forse è più chiara a tutti la situazione che si è rivelata per quello che gli esperti già sapevano: si doveva evitare con tutte le forze una possibile anticamera di una vera epidemia fra gli anziani nel settore, che oggi è il principale fronte di guerra al coronavirus.