La situazione più difficile forse in Trentino la si sta vivendo nelle Case di Riposo. Questo quanto confermano infermieri e operatori impegnati in prima linea. Questo secondo i numeri confermati ieri dal Dott. Enrico Nava:
«Sono 16 le Rsa del Trentino con più di 10 contagi. E in particolare:
| Rsa | Contagiati |
| Pergine | 71 |
| Mezzolombardo | 25 |
| Gardolo | 28 |
| Cles | 17 |
| Pellizzano | 28 |
| Bleggio Superiore | 31 |
| Bono/prezzo | 17 |
| Pinzolo | 13 |
| Storo | 24 |
| Arco | 78 |
| Ledro | 37 |
| Dro | 50 |
| Riva del Garda | 21 |
| Brentonico | 11 |
| Nomi | 14 |
| Tione * | 15 |
| Totale | 480 |
| * residenza sanitaria ospedaliera |
Da questo elenco si evince che sono 480 i contagi nelle 16 Rsa prese in considerazione, quelle dove si sono sviluppati il maggior numero di contagi mentre non è dato a sapere quanti siano i casi di contagio nelle restanti Rsa se non che siano inferiori a 10 per ciascuna unità.
In ogni caso è stimabile che circa un quarto/un quinto dei contagi oggi in Trentino lo abbiamo nelle Rsa. Su questo dato potrebbe pesare la scelta del Trentino di inizio marzo di andare contro le disposizioni e le direttive nazionali che imponevano il divieto ai parenti di entrare nelle Case di Riposo per preservarle da eventuali contagi.
Era il 7 marzo scorso e la Giunta provinciale decise di continuare a consentire ai familiari degli anziani in RSA e Case di riposo di andare a trovare i propri cari seppur con delle limitazioni. Una decisione, come spiegato allora dall'Assessore Stefania Segnana, presa perché «ci sono persone che devono entrare nelle strutture per assistere i propri anziani. Come mi ha detto oggi una signora, “mia mamma non mangia se non la imbocco io».
Una linea politica osteggiata con forza e fermezza dagli enti gestori Upipa e Spes che ritenevano che le linee guida della Provincia non avessero «il valore giuridico di un’ordinanza, non avessero validazione scientifica e fossero in contrasto con le misure di sicurezza per garantire la riduzione del rischio di contagio all’interno delle strutture che ospitano anziani fragili e maggiormente esposti».
Oggi forse è più chiara a tutti la situazione che si è rivelata per quello che gli esperti già sapevano: si doveva evitare con tutte le forze una possibile anticamera di una vera epidemia fra gli anziani nel settore, che oggi è il principale fronte di guerra al coronavirus.
