I bambini hanno il sacrosanto diritto di pensare, sperare e sognare che ANDRÀ TUTTO BENE. Vedere esposti su balconi e finestre (anche di casa mia) disegni raffiguranti un sorriso rovesciato a forma di arcobaleno, diciamocelo, scalda un pochino il cuore in un momento in cui tutto appare freddo (nonostante le belle giornate) e surreale. Siamo colpiti, in particolare, da un “silenzio assordante” che è calato ovunque, una situazione ambientale che ci riporta indietro di decenni e sconosciuta alle generazioni più giovani.
Il mondo si è repentinamente fermato, la storia pare essersi cristallizzata come di fronte a un baratro, per superare il quale, servirebbero ali (un vaccino) di cui oggi, purtroppo, ancora non disponiamo.
NON STA ANDANDO BENE E NON È DETTO CHE “ADRÀ TUTTO BENE”, è ora di rendercene conto.
Oggi, giovedì 19 marzo 2020, in Italia sono state superate le 3.000 vittime provocate dal virus (il numero di morti è maggiore di quello registrato in Cina!) e tante altre ne iscriveremo nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e forse mesi: per lo più “nonni”, costretti a morire lontano dagli affetti più cari, in un letto di ospedale. Questi decessi, devastanti per la persona malata e per i famigliari, sembrano riproiettarci indietro nel tempo, quando piangemmo tanti nostri connazionali caduti al fronte in una condizione di sofferenza resa ancora più amara dalla solitudine: sta accadendo qualcosa che credevamo fosse anacronistico, una possibilità non compatibile con l’epoca contemporanea;
a fianco di queste persone si trovano esclusivamente medici e personale sanitario, le categorie più provate da da questo tsunami, costretti a turni estenuanti e soprattutto a mettere a repentaglio la propria vita per salvaguardare quella degli altri; molti di loro sono stati inevitabilmente contagiati e alcuni non ce l’hanno fatta;
non se la passano molto meglio coloro che non hanno ancora contratto la malattia, costretti improvvisamente ad un cambio radicale delle condizioni esistenziali: alla preoccupazione per cari ed amici malati si somma spesso l’impossibilità di continuare a lavorare in condizioni di normalità, di vedere i figli formarsi a scuola e all’università, di esercitare quelle passioni e quindi quella libertà d’azione e di svago che i tempi moderni ci avevano regalato; siamo tutti costretti ad un periodo di “prigionia” all’interno delle nostre abitazioni e a relazionarci con amici, parenti colleghi solo attraverso le “fredde” (ma mai tanto benedette!) tecnologie;
il Coroinavirus naturalmente non intacca solo la sfera sanitaria e quella sociale, ha ripercussioni drammatiche anche sull’economia: esercizi commerciali, enti e aziende sono costretti a chiusure forzate, rischiando di incanalarsi in situazioni di crisi irreversibile e ponendo i lavoratori in una condizione di grande preoccupazione rispetto alla capacità di garantire un reddito a se stessi e alle famiglie.
E allora riconosciamolo con onestà intellettuale, NON STA ANDANDO E NON ADRÀ TUTTO COSÌ BENE, perché le conseguenze di queste situazioni si protrarranno per molto tempo.
Ma il rischio è quello che possa ANDARE ANCORA PEGGIO per COLPA di chi non ha compreso la dimensione del problema e non rispetta le regole: per responsabilità di coloro che continuano a scappare da casa, per farsi un giro al supermercato o praticare lo jogging; per andare in montagna o recarsi presso la propria baita, non considerando che, tra il resto, un eventuale infortunio genererebbe situazioni di ulteriore stress per strutture sanitarie già pesantemente provate; per quelli che si spostano insieme all’interno di un abitacolo senza le dovute precauzioni e poi magari se la prendono con le forze dell’ordine, che giustamente richiamano comportamenti responsabili e consapevoli; per tanti giovani che, considerando il Coronavirus un problema altrui, non perdono occasione per ritrovarsi e godersi una “vacanza non programmata”.
E’ vero, in Cina ed in particolare a Wuhan le cose stanno tornando a una relativa normalità, ma tutti sappiamo che tra il popolo cinese e quello italiano ci sono delle differenze di comportamento sostanziali. E lo stesso vale per le forme di governo.
Uno sguardo sul futuro non ci lascia maggiormente sereni: non sappiamo se, come e quando finirà questa emergenza, ma abbiamo già certezza del fatto che essa avrà strascichi dolorosi ad ogni livello per molto tempo: negli affetti, nell’economia e nelle abitudini di vita. E allora, lo ripeto per l’ultima volta, ADRÀ (RELATIVAMENTE) BENE, SOLO SE TUTTI FARANNO LA LORO PICCOLA PARTE! Accantoniamo per una volta quell’atteggiamento sognatore, superficiale e buonista così radicato nella cultura nazionale. Lasciamo che i bambini facciano giustamente i bambini e continuino a disegnare ponti con i colori dell’arcobaleno, ma gli adulti, per l’amor di Dio, facciano gli adulti e si carichino di quelle responsabilità che rappresentano la condizione unica e imprescindibile per affrontare con consapevolezza il Coronavirus: la prima cosa da fare per arginare questo male è STARE A CASA. È una questione di rispetto verso se stessi, il prossimo e coloro che si stanno sacrificando per il bene collettivo.
Giorgio Butterini,
Presidente della Comunità di Valle delle Giudicarie