CASTEL CONDINO. A seguito dei ripetuti danni causati ogni notte da cinghiali il sindaco di Castel Condino Stefano Bagozzi non ha esitato ad intervenire tant'è che ieri ha inoltrato alla Provincia disappunto e timori della sua gente ormai stanca e provata da tanti trambusti. Nel contempo il primo cittadino (il cui intervento segue a distanza ravvicinata quanto evidenziato in precedenza da tenutari e proprietari di case da mont di Darzo e Lodrone) ha anche avanzato richiesta affinché si abbiano ad adottare interventi straordinari onde così risarcire i ripetuti e indesiderati movimenti terra provocati a più riprese dal maiale selvatico a Mangio, Table e Boniprati.
Destinatari della protesta oltre all' assessora provinciale Giulia Zanotelli anche i forestali sia locali che dei Distretti di Tione e Trento. Illegalmente introdotti negli anni 80' ora sono quel branco di animali a sconfinare e determinare le sorti di campi e prati tanto che al momento nessuno è in grado di quantificarne consistenza e portata considerato che l'animale si riproduce a dismisura in modo da poi espandersi lungo tutto il fondovalle.

Il primo cittadino castellano di fronte a tanti disagi avverte: “In una situazione di silenzio generale, come quella che stiamo vivendo dovuta al Coronavirus, in cui la mobilità delle persone e dei veicoli è particolarmente contenuta, il maialone a pelo lungo trova l'habitat ideale per svolgere indisturbato la propria attività di danneggiamento. Vengono così aggravate le già difficili condizioni di operare in un territorio aspro come quello montano, demotivando coloro che perdurano nella loro attività di gestione del territorio. Capisco che le priorità indotte dall'emergenza in corso sono ben altre, ma aggiungo che si debba intervenire mediante una azione di abbattimento venatoria o forestale massiccia”.
Altre priorità Bagozzi le elenca una ad una. “Risulta avvilente continuare a ripristinare terreni, spesso manualmente perché non vi è la possibilità di intervenire con mezzi agricoli, e ritrovarsi poco dopo con nuovi danni all'interno delle stesse aree. In un periodo di “fobia” per l'aggregazione di persone e di una “diffidenza” diffusa nel turismo di massa, territori come il nostro potrebbero trovare una nuova attrattiva e un ulteriore motivo di interesse essendo realtà più a misura di famiglia e che proprio nelle case da mont con i loro prati e boschi potrebbero trovare la risposta alle mutate esigenze del turista”.
