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Silvestro Franchini: "Ho sbagliato e la sto pagando. Lotto per tornare come prima".  La lettera dell'alpinista e guida alpina dal letto di ospedale a Trento 

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Silvestro Franchini è uno dei più forti alpinisti trentini. Con il fratello Tomas ha conquistato tutte le 16 vette più alte delle Ande, 13 delle quali in una prima spedizione con Franco Nicolini. Il 6 aprile 2020, in pieno lockdown, è precipitato mentre si esercitava su una falesia ed è stato elitrasportato all'ospedale Santa Chiara di Trento. Aveva violato i divieti imposti per contenere il contagio da coronavirus. 

La grave caduta ha condotto Silvestro Franchini in rianimazione. Da poche ore è in reparto. Sta meglio e ha voluto dire la sua sulla vicenda con una lettera inviata al TGR di Trento. Chiedendo prima di tutto scusa. La pubblichiamo integralmente.

«Non vado in montagna per farmi male e chiamare i soccorsi, non ne vale la pena, ormai ho 33 anni, ho fatto parecchie esperienze, ho ancora avuto incidenti ma personalmente il soccorso è la prima volta che mi aiuta.

Peraltro non ero andato a fare il mio “giro” in montagna che sognavo e a cui aspiravo. Avevo escogitato qualcosa che mi consentisse di allenarmi restando in disparte perché in questo periodo ci è vietato fare quello che vogliamo, posso senz'altro dire che il divieto è stata la causa dell'incidente, senza divieto non sarei mai stato lì soprattutto da solo e in quella condizione mentale.

Credo nel Karma, nella giustizia della natura, lo so che funziona così, con la mia vita ne ho la prova ogni giorno sia sul breve che sul lungo periodo, se trovi l'equilibrio sei in forma, quello che semini raccogli.

Non ho bisogno di avere una macchina lussuosa per dimostrare che valgo qualcosa, riesco ad essere appagato da quello che prova il mio corpo quando si spinge verso i suoi limiti raggiungendo mete e traguardi che con piccoli sacrifici riesci piano piano a realizzare.

Non sono sicuro se sia stato un errore tecnico o un difetto nel materiale ma poco importa, sono stato io ad affidarmi al materiale difettoso mi prendo le mie responsabilità, cercherò di imparare da questi errori e insegnerò ai miei amici e allievi a non commetterli come ho fatto io.

Quel giorno per me era un giorno a rischio quasi zero, dovevo essere ben legato e completamente al riparo dai pericoli oggettivi. Eppure è successo l'inimmaginabile.

Ho sbagliato e la pagherò, se mi va bene sarà come una multa che durerà qualche mese. Io ci voglio provare, voglio tornare quello ero prima di quel maledetto lunedì 6 aprile. Ero forte, leggero e con una motivazione alle stelle.

Ad ora però non posso escludere che il mio infortunio sia come un mutuo che mi ricorderà della sua presenza, ogni volta che muoverò il mio corpo.

Perché è successo proprio a me? Ho fatto qualcosa di sbagliato, sono sopravvissuto e la pago, cerco di non lamentarmi, cerco di andare avanti e di non fermarmi.

Il virus non mi ha preso personalmente, ha colpito direttamente migliaia di altre persone, altre dovranno cambiare la loro vita a causa dei danni all'economia che il virus ha causato.

Il virus mi ha tolto la libertà di spostarmi come l'ha tolta ai miei cari, per il resto stavo bene, ma me lo stavo meritando? Perché alcune persone sono sempre più colpite di altre?

In questo momento mi piace pensare che la sofferenza che provo possa servire a far passare a tutti questo momento di crisi, sarà la mia preghiera, questo pensiero serve in primis a me, mi aiuta a sopportare al meglio le piccole umiliazioni che io e il mio corpo subiamo in questi giorni».

Fonte TGR