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Fri, Apr

MADONNA DI CAMPIGLIO – TIONE - Corre, veloce e con grande impegno, la solidarietà per fronteggiare la pandemia da Covid-19 e numerosi sono gli enti, le associazioni, le imprese, i singoli che scendono in campo per cooperare, con mezzi e modi diversi, nel fronteggiare questo drammatico periodo. Tra questi, nei giorni scorsi, si è attivato anche il Rotary Club Madonna di Campiglio che dai piedi delle Dolomiti di Brenta irraggia la sua attività su tutto il territorio delle Giudicarie, fino a Storo e anche alle Esteriori dove è protagonista, insieme a Basket Giudicarie con sede a Fiavè, Fondazione Aquila per lo sport trentino e gli altri 7 Rotary Club della provincia, del progetto per l'inclusione sportiva "Where eagles dare – Dove osano le Aquile". Ascoltate le esigenze dell'Ospedale di Tione, in prima linea nella lotta contro il Coronavirus, si è provveduto ad acquistare e consegnare 2 ventilatori polmonari Breas VIVO per implementare la strumentazione necessaria alle cure dei pazienti e 100 visiere protettive coverall per garantire la salute e la sicurezza del personale ospedaliero. "Scopo del Rotary - spiega la presidente in carica Laura Olivieri – è essere presente con "service" per iniziative sociali, culturali e umanitarie rivolte a contesti locali e/o internazionali. La nostra programmazione è stata riparametrata sull'emergenza Covid-19, in modo da concentrare tutte le risorse disponibili in un'azione concreta per il nostro territorio".

I ventilatori e i dispositivi di protezione individuale sono stati consegnati pochi giorni fa al dottor Egidio Dipede, direttore della U.O. Medicina Interna e dell'A.F.O. Medicina presso l'ospedale di Tione di Trento da Michele Tavernini, presidente Incoming all'interno del Rotary Club Madonna di Campiglio.

Silvestro Franchini è uno dei più forti alpinisti trentini. Con il fratello Tomas ha conquistato tutte le 16 vette più alte delle Ande, 13 delle quali in una prima spedizione con Franco Nicolini. Il 6 aprile 2020, in pieno lockdown, è precipitato mentre si esercitava su una falesia ed è stato elitrasportato all'ospedale Santa Chiara di Trento. Aveva violato i divieti imposti per contenere il contagio da coronavirus. 

La grave caduta ha condotto Silvestro Franchini in rianimazione. Da poche ore è in reparto. Sta meglio e ha voluto dire la sua sulla vicenda con una lettera inviata al TGR di Trento. Chiedendo prima di tutto scusa. La pubblichiamo integralmente.

«Non vado in montagna per farmi male e chiamare i soccorsi, non ne vale la pena, ormai ho 33 anni, ho fatto parecchie esperienze, ho ancora avuto incidenti ma personalmente il soccorso è la prima volta che mi aiuta.

Peraltro non ero andato a fare il mio “giro” in montagna che sognavo e a cui aspiravo. Avevo escogitato qualcosa che mi consentisse di allenarmi restando in disparte perché in questo periodo ci è vietato fare quello che vogliamo, posso senz'altro dire che il divieto è stata la causa dell'incidente, senza divieto non sarei mai stato lì soprattutto da solo e in quella condizione mentale.

Credo nel Karma, nella giustizia della natura, lo so che funziona così, con la mia vita ne ho la prova ogni giorno sia sul breve che sul lungo periodo, se trovi l'equilibrio sei in forma, quello che semini raccogli.

Non ho bisogno di avere una macchina lussuosa per dimostrare che valgo qualcosa, riesco ad essere appagato da quello che prova il mio corpo quando si spinge verso i suoi limiti raggiungendo mete e traguardi che con piccoli sacrifici riesci piano piano a realizzare.

Non sono sicuro se sia stato un errore tecnico o un difetto nel materiale ma poco importa, sono stato io ad affidarmi al materiale difettoso mi prendo le mie responsabilità, cercherò di imparare da questi errori e insegnerò ai miei amici e allievi a non commetterli come ho fatto io.

Quel giorno per me era un giorno a rischio quasi zero, dovevo essere ben legato e completamente al riparo dai pericoli oggettivi. Eppure è successo l'inimmaginabile.

Ho sbagliato e la pagherò, se mi va bene sarà come una multa che durerà qualche mese. Io ci voglio provare, voglio tornare quello ero prima di quel maledetto lunedì 6 aprile. Ero forte, leggero e con una motivazione alle stelle.

Ad ora però non posso escludere che il mio infortunio sia come un mutuo che mi ricorderà della sua presenza, ogni volta che muoverò il mio corpo.

Perché è successo proprio a me? Ho fatto qualcosa di sbagliato, sono sopravvissuto e la pago, cerco di non lamentarmi, cerco di andare avanti e di non fermarmi.

Il virus non mi ha preso personalmente, ha colpito direttamente migliaia di altre persone, altre dovranno cambiare la loro vita a causa dei danni all'economia che il virus ha causato.

Il virus mi ha tolto la libertà di spostarmi come l'ha tolta ai miei cari, per il resto stavo bene, ma me lo stavo meritando? Perché alcune persone sono sempre più colpite di altre?

In questo momento mi piace pensare che la sofferenza che provo possa servire a far passare a tutti questo momento di crisi, sarà la mia preghiera, questo pensiero serve in primis a me, mi aiuta a sopportare al meglio le piccole umiliazioni che io e il mio corpo subiamo in questi giorni».

Fonte TGR

Gentile redazione,

ho letto il vostro articolo sul 33enne che ieri mentre stava scalando sulla falesia è caduto ed è stato  soccorso e trasportato al Santa Chiara di Trento. Pur condividendo il fatto che non va augurato a nessuno la morte, né le peggiori cose che sui social si sono viste, credo che vi siate dimenticati di una cosa importante.

Non ci avete raccontato la verità su quanto successo.  Né ieri né una settimana fa quando le dichiarazioni ufficiali in merito al ragazzo trovato accasciato a Campo Carlo Magno con gli sci d’alpinismo sostenevano che la guida era andata a fare delle foto alle picozze.

E questo ha scaturito la rabbia, tanta rabbia. Aver negato la verità. Perché essere presi per i fondelli non piace a nessuno.

Lettera firmata

 

Ho ricevuto questa lettera, e a dire il vero,  tanti altri messaggi di disapprovazione verso quanto scritto ieri sera in merito alla vicenda di Silvestro, caduto da una falesia mentre arrampicava “in barba” alle restrizioni imposte dai decreti. E, a parte qualche epiteto un po’ sopra le righe nei miei confronti, quasi tutte si concentravano su tre aspetti principali: non si sono raccontati i fatti realmente accaduti, non si è citato esplicitamente chi ha commesso quell’azione e non si può trovare alcuna scusa per nessuno (« non si può dare nessuna attenuante a chi ha come prima necessità l’andare in montagna»). Tutte cose condivisibili.

Il mio scritto è nato dopo alcuni commenti inaccettabili apparsi sotto la notizia. Non aveva lo scopo di riabilitare né di difendere qualcuno, aveva lo scopo di dire basta agli insulti che piovevano sui social. 

Credo di essere riuscito nell'intento. Gli insulti si sono riversati su di me...

Detto questo concordo che vi sia stata una mancanza di informazione: le fonti ufficiali hanno dato una verità che appare a tratti poco credibile, e sia da parte nostra sia da parte di tutti i media sia nel caso di ieri che ha visto coinvolto Silvestro, sia nel caso di qualche tempo fa riferito al fratello Tomas, è mancato qualsiasi approfondimento sulle vicende.

Non so perché questo sia avvenuto, forse per cercare di proteggere qualcuno che si conosce o forse per proteggere qualcuno che comunque stava soffrendo. 

In ogni caso ora la mia speranza è che Silvestro si riprenda bene e si riprenda in fretta. In un secondo momento i due fratelli trovino il coraggio per chiedere scusa, e per raccontare la verità.

Matteo Ciaghi

Ha sbagliato. Non vi è dubbio alcuno. Ha violato la legge e non ha avuto rispetto per chi sta soffrendo e per chi lavora in prima linea.

Ma dire: «lasciatelo lì, lapidatelo, fategliela pagare cara...». Mi sembra quanto mai assurdo e disumano.

Anche perché non è una persona "normale". Per la persona "normale" il bene di prima necessità è il cibo, è andare a fare la spesa, con un rischio contagio elevato, e tornare a casa contenta di poter soddisfare la fame. Qualcun altro si scorda di mangiare perché la sua prima necessità è andare in montagna o scalare.

Detto questo, che non legittima in alcun modo l'azione fatta, speriamo prima di tutto che si possa rimettere in fretta. Ha sbagliato e pagherà (E forse sta già pagando anche troppo). Ma basta insulti.

 

Se questa regola dovesse venir usata per tutti coloro che hanno sbagliato, anche in questa emergenza, non so chi si salverebbe.

Per coloro che hanno detto «che non era prevedibile», come per coloro che non hanno procurato le mascherine agli operatori sanitari; per coloro che hanno reso vulnerabili le Rsa, come per coloro che non volevano chiudere le scuole e gli impianti; per coloro che «non abbiamo fatto i tamponi perché non ce lo hanno chiesto...». 

Oppure per tutti coloro che fino a ieri sono andati a fare la spesa senza mascherina mettendo a repentaglio la salute dei commessi e delle commesse nonché degli altri clienti dei supermercati. Oppure per coloro che non hanno messo in quarantena i familiari di chi presentava sintomatologia da Covid 19 perché non avevamo abbastanza tamponi per certificare la positività e non avevamo abbastanza prontezza per dichiararne la positività e di limitare così il contagio. Oppure per chi ha indugiato 15 giorni a dirci che chi aveva sintomi influenzali al 99% aveva di fatto il Covid 19 e quindi sarebbe stato meglio che si fosse messo in auto quarantena volontaria.

Quindi va bene criticare questo ragazzo perché non ha rispettato le regole. È un cattivo esempio da condannare senza se e senza ma. Come tutti coloro che infrangono le regole. 

Non vogliamo dargli né giustificazioni né attenuanti. 

Restare a casa è sicuramente una cosa sacrosanta e rispettosa degli altri, nonché indispensabile per riuscire ad uscire da questa situazione il prima possibile. Come lo è il rispetto delle regole.

Ma non sfoghiamo tutta la rabbia, per una situazione generale davvero difficile e drammatica, su un ragazzo che sicuramente non ha inteso appieno il pericolo della sua azione, ma che non ha la responsabilità della tragedia che stiamo vivendo.

 

 

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