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Thu, May

 

Torna, dopo un anno di pausa, il “Festival della polenta” di Storo, manifestazione dedicata alla farina gialla locale, uno dei prodotti più conosciuti del Trentino. Una nuova edizione che simboleggia un’importante ripartenza non solo per l’evento, ma per tutto il territorio.

 

 

STORO. Anche quest’anno l’autunno giudicariese, è animato da eventi dedicati ai prodotti tipici locali, così, dopo “Mondo contadino” a Sella Giudicarie ed “Ecofiera” a Tione di Trento, torna, da sabato 2 a domenica 3 ottobre, “Il festival della polenta” a Storo.

 

Il festival, che si svilupperà nelle piazze del paese, seguirà la formula delle precedenti edizioni. Ci saranno 7 gruppi di “polenter” provenienti da diverse valli Trentine, ed ognuno di loro proporrà un tipo di polenta:

 

La Polenta Carbonera: preparata da Polenter di Storo, Alpini di Condino e Polenter di Praso

La Polenta Grestana: preparata dal Consorzio di San Giovanni al Monte di Arco

La Polenta e Rape, preparata dalla Pro Loco di Bondo

La Polenta Enfumegada, preparata dal Gruppo Il Borgo di San Lorenzo e Stenico

La Polenta Cucia, preparata dal Circolo Culturale di Strada

 

 

Ai visitatori verrà consegnata una mappa del paese e la tessera che dà diritto all’assaggio dei vari piatti. 

A valutare le polente ci saranno due giurie: quella popolare e la giuria tecnica formata da giornalisti ed esperti.

 

La farina gialla sarà, quindi, l'ospite d’onore della manifestazione, ma saranno presenti, anche alcuni spazi espositivi che proporranno altri prodotti tipici sia della filiera agricola che dell’artigianato locale. Verrà inoltre riproposta la mostra degli spaventapasseri, che riscuote sempre grande successo.

 

La kermesse, ormai giunta alla sua 6^ edizione, è organizzata dalla Pro Loco di Storo M2 e dalla Cooperativa Agri 90, con il supporto del Comune di Storo, dell’Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio, del BIM del Chiese e di Trentino Marketing.

 

Momento clou della rassegna sarà il convegno Agricoltura. Ambiente. Turismo: qui passa il futuro”, che vedrà come moderatore il giornalista Nicoletti Walter e gli interventi di Ettore Prandini, Presidente nazionale di Coldiretti; Lorenzo Bazzana, responsabile della comunicazione per Coldiretti; Maurizio Rossini, Amministratore delegato di Trentino Marketing e alcuni produttori e operatori del settore agricolo e turistico.

 

Infine, quest'anno il Festival della Polenta, assume anche una veste speciale, diffusa nei ristoranti proponendo, dal 2 al 31 ottobre una rassegna gastronomica. Si tratta di una proposta culinaria riservata ai ristoranti e alle pizzerie della Valle, che con l’ausilio dei prodotti locali (non solo farina, ma anche castagne e marroni) creeranno un piatto unico a km 0.

  

 

PROGRAMMA 

SABATO 2 OTTOBRE

CONVEGNI - Sala Riunioni Agri' 90 - Località Sorino - Storo 
Ore 18.00 - Presentazione della terza edizione del volume " La Terra dell'Oro"

Ore 18.20 - Convegno organizzato da Agri90 

LA TRIPLICE ALLEANZA. Agricoltura. Ambiente. Turismo: qui passa il futuro. 
Moderatore: Nicoletti Walter - giornalista 

 

DOMENICA 3 OTTOBRE
Ore 10.00 - Inizio preparazione Polente nelle varie piazze, vendita di prodotti tipici direttamente degli operatori. Spaventapasseri in mostra.
Ore 10.30 - Piazza Europa: Saluti delle Autorità e presentazione della Giuria Tecnica "Festival della Polenta", composta da cuochi e chef stellati;
Ore 11.00 – Piazza Europa: Presentazione delle varie polente alla Giuria Tecnica - Radio Dolomiti in diretta
Dalle ore 12.00 - Assaggi, degustazione e votazione popolare delle Polente aperti al pubblico con l'acquisto online della tessera “Festival della Polenta”. Musica con gruppi locali in tutte le piazze.

7 GRUPPI DI POLENTER SI SFIDERANNO NELLA PREPARAZIONE DELLE POLENTE PIÙ TIPICHE E PARTICOLARI NELLE PIAZZE DEL CENTRO STORICO: Malfer, Unità D’Italia, T. Cortella



All' area degustazione polente si accede solo se in possesso del green pass 

 

Si riporta la recentissima interrogazione alla Provincia del Consigliere Alex Marini (M5S) – firmata 28 settembre – circa "i tempi di realizzazione degli interventi programmati dalla Soprintendenza per i Beni Culturali per la conservazione della struttura e delle opere murarie del Castello di Santa Barbara a Lodrone e per favorire l’utilizzazione degli spazi interni per eventi e manifestazioni". Si chiede inoltre "quali iniziative si intendano mettere in campo per la valorizzazione del Castello di Santa Barbara a Lodrone, anche in una logica di sviluppo turistico dell’area con particolare riferimento all’ambito storico-culturale della valle del Chiese e dell’area vasta Lago d’Idro".

 

 

 

Il Castello di Santa Barbara è una struttura storica risalente almeno al XII secolo d.C. sita sulle alture che dominano la frazione storese di Lodrone. Esso fu con ogni probabilità la prima dimora fortificata dell’antica famiglia nobiliare dei Lodron, che da questo iniziale feudo espansero i loro domini alle terre circostanti, nei secoli successivi divenendo elettori del Sacro Romano Impero. Assieme a Castel Romano (Pieve di Bono) e a Castel S. Giovanni (Bondone) nel Castello di Santa Barbara le caratteristiche militari prevalgono su quelle residenziali e in effetti esso venne concepito come roccaforte atta a garantire l’estrema difesa dei feudatari Lodron;

data la sua storia quasi millenaria (il Castello risulta menzionato in documenti storici a partire dal 1185 d.C. quale dimora di Calapino di Lodrone, la sua edificazione è quindi precedente a tale anno, esso fu inoltre teatro di battaglie importanti, ad esempio lo scontro avvenuto nel 1439 fra Paride Lodron e il capitano di ventura Niccolò Piccinino nell’ambito del conflitto fra la Repubblica di Venezia e il ducato di Milano), il fatto di essere una delle tappe centrali delle manifestazioni legate al gemellaggio che intercorre fra il “Gruppo Lanzi Lodron Lebrac” e gli organizzatori delle “Frudsbergfeste” di Mindelheim in Baviera, (il Castello funge anche da sfondo per alcune delle numerose rievocazioni realizzate in Valle del Chiese allo scopo di ricordare il passaggio dei lanzichenecchi di Georg Frundsberg nel 1526), e per la qualità delle strutture che ancor oggi resistono al trascorrere del tempo e alla scarsissima manutenzione (ad esempio, le difese esterne in granito lavorato in molti punti superano i 2 metri di spessore e i 6 di altezza) il Castello di Santa Barbara in Lodrone rappresenta un bene di indubbio valore storico, culturale e architettonico;

come è facile osservare recandosi in loco e come riportato dalla documentazione fotografica fornita in allegato al presente atto, la struttura del Castello di Santa Barbara appare oggetto di incuria e abbandono. L’accesso all’ingresso risulta preculso da alcune transenne che si suppongono prodromiche a futuri, non meglio specificati, lavori di manutenzione (sul posto non si trova però traccia di ordinanze in tal senso). Quanto alla corte interna, essa, come del resto gli esterni e le mura stesse, risulta colonizzata da vegetazione e rampicanti vari, mentre le parti in legno delle strutture erette per dar luogo a manutenzioni e restauri conservativi risultano consunte dalle intemperie e dal passaggio del tempo. Da decenni ormai il Castello riporta segnali di “pericolo caduta pietre” in prossimità delle mura esterne, a testimonianza della mancata messa in sicurezza del manufatto storico;

 

 

 

quanto ai lavori di manutenzione, restauro conservativo e messa in sicurezza del Castello non è chiaro quanti e quali interventi siano effettivamente stati ad oggi realizzati. In data 12 luglio 2018 la stampa locale riportava che il Castello di Santa Barbara sarebbe stato sottoposto “a breve” a lavori di consolidamento e restauro per una cifra compresa fra i 350 e i 400 mila euro. In particolare l’allora assessore alla cultura del Comune di Storo dichiarava:«Sono felice di poter confermare la notizia, da tempo discutevamo con la Provincia dell'opportunità di intervenire in maniera sostanziale sul castello, e finalmente le nostre ragioni hanno trovato conforto. La questione era stata sollevata anche l'anno scorso con il Soprintendente Marzatico ed il presidente Ugo Rossi, ma c'erano valutazioni di priorità da stabilire. L'altro ieri ci è giunta conferma che il progetto di consolidamento delle mura ha ricevuto il via libera e potrà quindi essere eseguito. Siamo ovviamente molto soddisfatti di ciò. Se ad oggi il Castello può apparire come un rudere, in realtà esso rappresenta una grande opportunità di sviluppo turistico e di crescita culturale per la nostra valle, anche nell'ottica dei gemellaggi con l'estero che abbiamo in essere. Parliamo del luogo in cui ebbe inizio la dinasta dei Lodron che sarebbe arrivata ad estendersi ben oltre la Valle del Chiese. Un monumento dotato quindi di grande valore storico, a cui si inizia a metter mano seriamente dopo anni. Si tratta di un risultato venuto anche grazie all'impegno del Patt di Storo e delle Giudicarie, che proprio su questo tema hanno intessuto un proficuo dialogo col presidente Rossi». Tali considerazioni venivano avvalorate dall’architetto Giorgio Bellotti della Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali, il quale precisava che «la Soprintendenza aveva in animo da tempo questo intervento, e il via libera dei giorni scorsi è solo stato l'ultimo tassello di un lungo iter. La gestione dei lavori è stata delegata al Comune di Storo ma noi siamo i primi ad essere contenti di un intervento che contribuirà a preservare un bene importante come la Rocca di Santa Barbara» (Il castello di Santa Barbara torna ad antichi splendori - Trentino - 12 luglio 2018)

quanto affermato al paragrafo precedente trova altresì riscontro tra gli impegni strategici del report “La soprintendenza per i beni culturali: prospettive e stato dell’arte 2015-2018”, laddove si può leggere “Tra gli interventi che devono essere portati a termine nel quinquennio (solo in parte finanziati) si annoverano: la realizzazione del Parco delle palafitte di Fiavè, il recupero della Casa degli affreschi di Ossana, il recupero (almeno parziale) dei ruderi del Castello di Santa Barbara a Lodrone, il consolidamento del setto murario ruderale del Castello di S. Pietro a Torcegno, il sostegno alla reintegrazione della cinta del Castello di Drena” (La soprintendenza per i beni culturali: prospettive e stato dell’arte 2015-2018);

a fronte dei fatti riportati sono numerosi i cittadini che trovano inspiegabile il disdicevole stato di incuria ed abbandono nel quale versa il Castello di Santa Barbara e l’apparente ritardo nello svolgimento dei lavori di messa in sicurezza dello stesso, ritenendo che il maniero non meriti un trattamento così irrispettoso, anche alla luce del notevole potenziale di sviluppo turistico/culturale che l’opera storica potrebbe rappresentare per il territorio della Valle del Chiese e del Trentino. A tal riguardo si considera opportuno che la Provincia di Trento, di concerto con l’amministrazione comunale, provveda non solo a garantire la manutenzione del Castello ma anche a valorizzarlo come merita.

 

STORO. Dopo l'anno sabatico dell'autunno 2020, stavolta l'area espositiva avrà le dimensioni solite mentre la degustazione in linea con le disposizione per l'emergenza sanitaria subirà una riduzione degli spazi: i posti a sedere saranno molto meno di due anni fa, ossia 1500. Stiamo parlando della 6° edizione del Festival della Polenta in programma tempo permettendo nei giorni 2 e 3 ottobre. Qualora le condizioni meteo dovessero peggiorare si andrà al 10 dello stesso mese.

 

Attorno alla sala macchine ci saranno almeno 100 volontari e più realtà associative di valle in grado di fare fronte a qualsiasi evenienza. Poi, a vigilare, carabinieri effettivi e in congedo, corpo di polizia locale affiancati da vigili del fuoco e ambulanzieri. Due le giurie: una popolare e l'altra tecnica a cui spetterà scrutinare i vari piatti.

 

Venerdì ad Agri 90' si sono ricompattati organizzatori e promoter allo scopo di anticipare quanto si andrà a fare. A fornire le dovute anticipazioni, oltre al sindaco di Storo Nicola Zontini e al presidente dell'ente Pro loco Luca Comai, anche il “patron” del mondo contadino valligiano Vigilio Giovanelli e l'assessore provinciale al turismo Roberto Failoni nonché il presidente dell'ente Bim del Chiese Claudio Cortella.

Al loro seguito i sott'ordine del turismo giudicariese Daniele Bertolini e Massimo Valenti che a sua volta fanno riferimento al presidente dell'Apt di Madonna di Campiglio Tullio Serafini pure lui in veste di relatore. Tutti parlano a braccio ma la cosa che traspare da subito è la voglia di recuperare e riscattarsi dopo sforbiciate e restrizioni imposte da pandemia.

 

 

Entrando nel vivo delle due giornate la situazione si può così riassumere: quest'anno i protagonisti in gara saranno sette tra cui i Polenter di Storo e Praso nonché alpini di Condino che proporranno la Polenta Carbonera; i cugini del Circolo Culturale di Strada si misureranno con la Polenta Cucia e la Pro loco di Bondo con Polenta e Rape. Le novità in questo caso saranno rappresentate dalla Polenta Enfumegada predisposta dal Borgo di San Lorenzo e Stenico e la Polenta Grestana cucinata invece dal Consorzio di San Giovanni al Monte di Arco.

In concomitanza della kermesse delle polente - domenica 3 ottobre dalle 10 alle 14 - anche la rassegna Spaventapasseri in mostra ed esibizione di Majorette & Giusi e Gobbi. Sabato dalle 18 in poi ci sarà la presentazione del volume La terra dell'Oro e il Convegno su Agricoltura, Turismo e Ambiente che avrà come maggior referente il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini.

 

L'accesso è consentito solo in possesso di greenpass. Importante da ricordare che acquistando la tessera da 15 euro si avrà la possibilità di espletare la degustazione delle polente e consumare le bevande al seguito.

 

Ieri a Storo una festa doppia per l'Associazione Servizio Volontari Ambulanza di Storo. Il sodalizio, guidato dal presidente Franco Berti, ha infatti celebrato i primi 40 anni di attività e, contestualmente, l'inaugurazione della nuova sede in via dei Veneziani, di fronte alle Caserme dei Vigili del fuoco volontari e dei Carabinieri.

 

STORO. A Storo l'associazione ambulanzieri volontari conta 40 anni, ben 120 operatori, 4 ambulanze e un'auto medica. Ieri - domenica 26 settembre - in concomitanza del tradizionale raduno alpini di San Maurizio, si è svolta una festa congiunta che nemmeno il maltempo è riuscito a condizionare: presente pure la banda a suonare.

Siamo onorati e compiaciuti di aver collegato la nostra rimpatriata alpina con gli amici ambulanzieri” hanno rimarcato sia il capogruppo Giacomolli che l'altro referente Ana Pierangelo Zontini che nel corso delle varie occasioni hanno dedicato un pensiero ai tanti amici che in tempi diversi se ne sono andati.

Poco dopo un momento all'interno del Palazzo di Vetro di Via dei Veneziani dedicato ai famigliari di Natale Poletti la cui recente scomparsa tra gli ambulanzieri è destinata a lasciare il segno.

 

 

Da queste parti si tiene in considerazione il significato del lavoro dei volontari. A tale proposito, riavvolgendo sequenze ed immagini quotidiane, il mattinale di quei volontari è comunque presto raccontato e conservato nei brogliacci di servizio. “Con i cinque mezzi a disposizione – ha fatto presente il suo numero uno Franco Berti - vengono effettuate in media annualmente mille uscite percorrendo attorno ai 70mila chilometri annui fra emergenze e viaggi programmati.”

Il sindaco di Storo Nicola Zontini, prima riconosce e ringrazia tutti coloro che dentro questa Associazione danno aiuto e collaborazione, poi si sofferma su alcuni riferimenti che caratterizzano quel volontariato: “L'associazione, 365 giorni su 365, 24 ore su 24, è operativa dove le emergenze sono purtroppo spesso quotidiane e a volte anche dolorose, se non drammatiche.”

Accanto a tale attività, uomini e donne in divisa rossa sono attivi nei trasporti programmati dei pazienti a visite specialistiche o da ospedale a ospedale. Grazie a una convenzione con la Casa di cura e riposo, poi, sulla prima ambulanza di emergenza presta servizio un infermiere formato per tali soccorsi . Nell'ultimo anno e mezzo caratterizzato dalla pandemia, i volontari hanno dato un forte supporto alla popolazione tanto che in tempi di Coronavirus si è arrivati ad effettuare in media cinque soccorsi giornalieri con punte anche di dieci.


Alla cerimonia di ieri, a rappresentare la Provincia, oltre al suo vice presidente Mario Tonina anche il consigliere darzese Alex Marini. Tonina nell'occasione ha sottolineato “come la nuova sede rappresenti un nuovo tassello nella storia dell'associazione ma anche dell'intero circondario dove il lavoro e la costante presenza dei volontari, con i più esperti a fianco dei giovani che ogni anno vengono formati con corsi ad hoc, va al di là del pur importantissimo aiuto concreto a chi ne ha bisogno”.

Ma non è tutto. “L'attività dell'Associazione - ha continuato Tonina - contribuisce a costruire quel senso di comunità che è il vero antidoto alle difficoltà e che consente alle persone di rimanere unite anche durante una crisi pesante, come quella provocata dal Covid-19, e di ripartire guardando con fiducia al futuro”. Una "casa", finanziata per circa 550.000 euro pari al 75% della spesa ammessa dalla Provincia autonoma, che diventa così punto di riferimento non solo di storesi ma dell'intero mandamento del Chiese, Valsabbia compresa.

Poi è stata la volta del consigliere provinciale Marini nonché del commissario di Bondone Carlo Bertini; ambedue per la circostanza hanno fatto riferimento ad esperienze vissute a seguito pandemia dove quegli stessi “angeli custodi” avevano prestato aiuto, soccorso e tanta carica umana .

A gestire l'aspetto religioso si sono adoperati l'arciprete don Andrea Fava e padre Giorgio Valentini. Quest'ultimo già nel corso dell'omelia mattutina aveva rilevato che “ il mondo del volontariato aiuta a rinnovare e preparare le nuove generazioni”.

Infine, per gratificare ulteriormente quella realtà di primo soccorso, un capolavoro in legno realizzato dall'artista locale Mario Brugnoni e messo a dimora a due passi dall'ingresso. Si tratta di due mani giganti, riprova della disponibilità d'aiuto e di conforto di coloro che vi lavorano dentro quella sede.

 

 

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