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Don Ivan Maffeis sarà ordinato vescovo domenica 11 settembre alle ore 16 nella cattedrale di Perugia. Don Ivan Maffeis, nominato lo scorso 16 luglio arcivescovo metropolita di Perugia-Città della Pieve, riceverà l’ordinazione episcopale domenica 11 settembre alle ore 16 nella cattedrale di San Lorenzo, cuore del capoluogo umbro. Da quel momento inizierà ufficialmente il suo servizio episcopale. Ad annunciarlo, lo scorso martedì 26 luglio, è stato il vescovo ed amministratore diocesano di Perugia-Città della Pieve, monsignor Marco Salvi.

 

 

Quattro incontri, in altrettanti luoghi significativi della società civile e della comunità religiosa perugina, precederanno la consacrazione episcopale.
Don Maffeis farà ingresso nel territorio diocesano sostando, come è tradizione, nella prima parrocchia che incontra nel percorso verso la chiesa cattedrale, Monte Corona, nel comune di Umbertide. Visiterà e si raccoglierà in preghiera nell’abbazia-basilica minore di San Salvatore, antico insediamento benedettino risalente all’XI secolo.

Dopo Monte Corona, l’arcivescovo nominato raggiungerà il complesso dell’Unità pastorale “San Giovanni Paolo II” di Prepo-Ponte della Pietra-San Faustino di Perugia, dove incontrerà una folta rappresentanza del mondo giovanile diocesano di parrocchie, oratori, associazioni e movimenti laicali. A Prepo si trova anche la chiesa più “giovane” dell’Arcidiocesi, consacrata poco più di due mesi fa, punto di riferimento anche sociale per un quartiere periferico in costante espansione con diverse realtà produttive che hanno vissuto momenti di crisi.

Terminato l’incontro con i giovani, don Maffeis visiterà il “Villaggio della Carità – Sorella Provvidenza”, cuore pulsante della carità della Chiesa diocesana.
L’esperienza del “Villaggio della Carità” accompagnerà don Maffeis verso l’abbraccio simbolico in Piazza IV Novembre dove sarà salutato dai rappresentanti delle Istituzioni civili e dai fedeli (molti giungeranno anche dal “suo” Trentino) prima di fare ingresso in cattedrale per la celebrazione eucaristica della consacrazione episcopale.

 

L’ordinazione del nuovo vescovo cadrà alla vigilia del 12 settembre, giorno in cui la Chiesa celebra il Santissimo Nome di Maria. In quella data, a Perugia si vive una delle ricorrenze popolari più amate: la festa della Madonna delle Grazie, la cui venerata immagine è posta su una delle colonne della cattedrale di San Lorenzo.
Ulteriori dettagli sull’ordinazione episcopale saranno resi noti nelle prossime settimane.

 

 

Uno scalatore del 1978 residente ad Arco (Tn) è stato elitrasportato ieri all’ospedale Santa Chiara di Trento, dopo essere precipitato per circa 12 metri, mentre stava affrontando da primo di cordata il primo tiro della via Diedro Nord sul Corno di Pedertich (gruppo Presanella). Nella caduta l’uomo ha sbattuto contro la roccia ed è finito alla base della parete, procurandosi un possibile trauma all’osso sacro. La chiamata al Numero Unico per le Emergenze 112 è arrivata intorno alle 11.15 da parte dei compagni di cordata.

 

 

Il Tecnico di centrale del Soccorso Alpino e Speleologico, con il Coordinatore dell’Area operativa Trentino occidentale, ha chiesto l’intervento dell’elicottero. Il Tecnico di Elisoccorso è stato verricellato sul posto insieme al medico, che ha prestato le prime cure all’infortunato. Una volta stabilizzato e imbarellato, l’uomo è stato recuperato a bordo dell’elicottero con il verricello e trasferito all’ospedale Santa Chiara di Trento. Non è stato necessario l’intervento degli operatori delle Stazioni di Pinzolo e di Madonna di Campiglio, pronti in piazzola per dare eventuale supporto all’equipaggio dell’elisoccorso.

 



 

PINZOLO. Ieri sera, lunedi 25 luglio, a Pinzolo a salutare Luciano Imperadori c'era l’ambiente cooperativo e coloro che con Luciano in epoche diverse si erano sentiti o consultati, dentro e fuori la chiesa cari e conoscenti.

Nel corso della funzione officiata dal reverendo arciprete don Flavio Girardini, attorniato da altri cinque preti tra cui don Marcello Farina, il sacerdote ricalca di Luciano come sia stato un uomo capace e professionale. “Eri discreto e amavi le relazioni, sempre presente nel volontariato e nell’ambito della Solidarietà alpina, spesso ti rendevi utile a favore degli altri”. Poi è la volta del sindaco di Pinzolo che lo ricorda in ambiente cooperativo.

 

 

Al di lá della balaustra la moglie Loretta e i figli. Luciano, deceduto all’ospedale di Tione, aveva 76 anni ed era originario di Breno in Valle Camonica nel bresciano, ma di certo trentino d’adozione con la moglie di Pinzolo e casa a Trento da anni. Spesso era stato riferimento tra i metalmeccanici della Cisl nel corso di tante stagioni e vertenze sindacali. Era signore nel dire e nel fare e agli antagonisti, sia imprenditori che politici, aveva comportamenti e parole che spesso in quell’ambiente si stentano ad intravedere. Erano i tempi che nel sindacato si alternavano Galas, Russo, Cretti , Bonazza e Caracristi.

Inizialmente Luciano si era formato alla Dalmine prima di sottoscrivere il rapporto con il sindacato Cisl. Tra le vertenze che lo avevano visto operare e distinguersi alla Rivadossi di Condino prima e poi alla Condel di Storo quando i posti di lavoro traballavano. Dentro la Cooperazione lo aveva portato Pierluigi Angeli dimostrando di saperci fare anche in Via Seganti. Ha lavorato gomito a gomito con Leonardelli e Cordin per poi diventare responsabile della comunicazione. Grande studioso di don Guetti, era anche nel comitato scientifico della Fondazione,, storico e personalità da sempre molto presente nel dibattito pubblico trentino. 

Espletata la parte religiosa è toccato alla agenzia Ciro Compostella trasferire la salma a Trento per la cremazione. Con Imperadori se ne va un pezzo di storia locale.

 

 

  Proprio in una giornata di cielo azzurro (come scrive l’autore citato), scandagliando i siti di facebook, ho appreso – del tutto impreparato – la SCOMPARSA di un amico carissimo, che è morto molto più giovane di me a soli 76 anni, mentre a me mi è stato concesso di compierne ben 102. Mistero della vita! Sono rimasto attonito, incredulo, incapace di dovermi adeguare ad una PERDITA che per me sembra tuttora surreale e impossibile. Infatti, specie dopo aver superato i cent’anni, mi accade di sentirmi assai scosso e avvilito dalla PERDITA di persone più giovani di me e che, spesso, io ho visto nascere, crescere, sposarsi, darsi da fare per tutta la vita, e che poi SCOMPAIONO e tutto il loro vissuto, magari anche soffrendo, va a finire nel dimenticatoio. Ed è proprio nel momento del DISTACCO di persone conosciute e care, che ribolle in me non soltanto il ricordo di ciò che tali persone hanno fatto e di come sono vissute, ma di come erano nella loro identità, lasciando in me un’impronta per cui mi sembra di rivivere come erano, come sentivano, come vedevano la propria vita e la vita degli altri. Rimangono in me come belle e care persone, indipendentemente da che cosa abbiamo fatto e lasciato.

 

 

          Credo di poter ricordare che la persona a me cara e appena scomparsa si chiamava Luciano Imperadori, persona conosciuta e di cui anche i giornale ne hanno fatto memoria, ricordando la sua intraprendenza e l’incidenza da lui avuta nella società trentina, nella quale era stato inviato dalla sua terra lombarda, per dare il suo apporto di conoscenza e di entusiasmo alla nostra società nei non facili anni della ripresa. Io ho avuto la fortuna di collaborare con lui, e sento di doverlo ricordare come era e come si comportava, tralasciando di elencare tutto ciò che Egli è riuscito a fare ed a scrivere. Secondo me, la sua presenza fra noi è stata maggiormente significativa dal “come era” più che da ciò che è riuscito a realizzare nei vari compiti impegnativi che gli sono stati assegnati sia nel campo del sindacalismo che della cooperazione. Mi ritorna alla mente il sostanziale vocabolo ESSERCI trattato analiticamente dal filosofo Martin Heidegger (1889-1976) che dava proprio a questo particolare atteggiamento dell’individuo tutta la potenzialità propria dell’essere umano che incide più con la sua PRESENZA che suo darsi da fare. E Luciano ha fatto sentire che ERA PRESENTE e che ora incide ancora ricordando che È STATO PRESENTE:

          Del mio Amico, di cui già sento l’incolmabile mancanza, mi è rimasto dentro il come pensava, il come discuteva, il come vedeva le cose, il come intendeva modificare il modificabile, il come percepiva se stesso e gli altri, il come sceglieva di stare in mezzo alla gente, sia in famiglia che in ufficio e in società. In più… il come sapeva essere nei suoi scritti mai vergati con superficialità e con secondi fini o per interesse, ma sempre intesi ad inserirsi nella scia del meglio possibile. Il suo ESSERCI ti faceva sentire che nella vicendevole collaborazione vi era l’istanza di intravedere ogni pur minima possibilità di migliorare il migliorabile, di dare luce alle ombre, di cancellare le macchie, di sforzarsi di intravedere anche nelle più infime fessure la possibilità di inserirsi per far germogliare quelle trasformazioni di cui si sentiva l’estremo bisogno per correggere o per rendere migliore e perfezionabile ciò che sembrava appena adombrato.

Infatti abbiamo vissuto insieme un periodo che, all’inizio, sembrava proteso alla realizzazione di chissà quali miglioramenti ed, invece, si stava inceppando in difficoltà impensabili. Ci siamo trovati insieme su sentieri che, invece che portarci all’autostrada, si sono incespugliati su un terreno sassoso e impervio che ha frenato e rallentato il nostro tentativo di correre. Non è stato facile districarsi tra le forze che spingevano in avanti e quelle che frenavano; la lotta era ed è stata impari perché non tutti avevano a disposizione gli stessi strumenti e le stesse possibilità. Tuttavia, credo che nei nostri limiti siamo riusciti a difendere il difendibile con onestà di pensiero e retta intenzione, nella certezza di saper vedere il meglio delle cose, anche se contrastanti e diversificate da quelle realizzate con altra mentalità e con altre potenzialità di potere.

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Tutto questo cumulo di parole vorrebbero, unicamente, rimarcare il fatto che le persone care vanno ricordate per il loro ESSERCI STATE indipendentemente dal loro operato, ossia da quello che hanno fatto o non fatto. Ovviamente il ricordo di qualcuno di loro è legato a qualche spiacevole evento o a qualche singolare invenzione o emblematico scritto od opera artistica, ma specie le persone care vanno portate con noi e in noi, anche dopo la temporanea SCOMPARSA, col ricordo vissuto come sono STATE CON NOI e come sono rimaste incise nella nostra intimità. Un ricordo che è conforto e gratificazione e che sollecita all’imperitura riconoscenza.

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Mario Antolini Musón

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