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Mon, Nov

Puntuale come ogni ottobre torna in Valle del Chiese il Festival della Polenta di Storo, se pur con una formula inusuale rispetto alle precedenti edizioni: la tradizionale sfida in piazza tra polenter è stata sostituita dalla possibilità di degustare speciali menù in 15 ristoranti locali.

La sesta edizione della rassegna gastronomica è nuovamente organizzata dalla Pro Loco di Storo M2 in collaborazione con il Consorzio Turistico, Agri 90 e il Comune di Storo. Come tradizione è dedicata alle produzioni, ai prodotti e alle produzioni rurali di Montagna, in particolare legate alla gastronomia nelle sue varie declinazione e naturalmente con regina incontrastata la Farina Gialla di Storo.

Quest’anno non ci sarà quindi la sfida all’ultimo colpo di Trisa tra i Polenter della Valle del Chiese e delle aree limitrofe (Campioni uscenti sono i Polenter di Storo) ma il confronto sarà a tavola nei 15 ristoranti che sino al 31 ottobre propongono gustosi menù a tema, con la novità delle Giudicarie Centrali.

Tutte le iniziative legate al sesto Festival della Polenta di Storo saranno presentate in una conferenza stampa in programma

GIOVEDÌ 15 ottobre alle ore 11.00
presso Federazione delle Pro Loco del Trentino
via Oss Mazzurana 8,
TRENTO.

Parteciperanno, tra gli altri, l’assessore al Turismo del Trentino Roberto Failoni, i presidenti Daiana Cominotti (Consorzio Turistico Valle del Chiese), Luca Comai (Pro Loco di Storo M2) e Monica Viola (Federazione Trentina Pro Loco e Consorzi) con il neosindaco di Storo Nicola Zontini.

Il Festival della Polenta di Storo è inserito nel cartellone di #MILKLIFE creato dal Consorzio Turistico Valle del Chiese per valorizzare la ruralità locale con le varie iniziative: Malghe Aperte, Albe e Tramonti in malga, La Desmalgada, Mondo Contadino e il Festival del Formai da Mont.

 

Si chiama la tecnica del B.E.C. (Business Email Compromise: truffa della compromissione della email aziendale) ed è uno dei più innovativi sistemi utilizzati per perpetrare frodi informatiche: attraverso sofisticati sistemi di hackeraggio, vere e proprie bande di cyber criminali prendono di mira le caselle di posta elettronica di aziende e professionisti, per controllarle segretamente e fare in modo che riescano a inviare messaggi ai loro clienti, vittime delle “truffe”, per dirottare pagamenti relativi all’acquisito di bene e servizi nelle mani dei sodalizi criminosi.


Questa volta nella “rete informatica” della c.d. “criminalità 2.0” sono finite una società trentina (fornitore) del settore siderurgico ed una società bosniaca (cliente), che da alcuni mesi portavano avanti una trattativa per la cessione, da parte dell’azienda italiana, di un costoso macchinario industriale.

Le indagini, delegate dal P.M. dott. Carmine RUSSO della Procura Distrettuale di Trento alla locale Squadra Mobile della Polizia di Stato e al Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria della Guardia di Finanza trentina, che si sono avvalsi della collaborazione tecnica della Polizia Postale e di finanzieri CFDA (Computer Forensics and Data Analysis), hanno permesso di disvelare sia l’innovativo sistema di frode informatica che l’articolata struttura costruita, in Italia e all’estero, per riciclarne i proventi illeciti, facendone perdere le tracce.

La frode informatica: i cyber criminali sono riusciti a prendere il controllo della casella di posta della società trentina, senza però precluderne l’accesso ai manager dell’azienda, quindi senza rivelarsi, al fine di impedire che qualcuno potesse prendere contromisure specifiche contro l’intrusione informatica. In tal modo la corrispondenza continuava ad arrivare e ad essere letta anche dai “tecno-truffatori”, che sono così riusciti ad intercettare i messaggi in entrata, inviati dal cliente bosniaco, per definire le modalità di pagamento di un macchinario prodotto dal fornitore italiano, creando delle risposte fraudolente ad hoc, spedite con l’indirizzo di posta della società trentina, nelle quali venivano comunicati anche gli estremi del conto corrente bancario ove bonificare l’importo dovuto pari a € 600.000,00.

 

Il sistema di riciclaggio: il sodalizio criminoso dopo aver “dirottato” illecitamente i € 600.000,00 (dovuti al fornitore trentino dal cliente bosniaco) su un conto corrente di una società bolognese, ha successivamente frazionato tale importo veicolandolo tramite ulteriori bonifici verso i conti correnti di sei società “fantasma” (non realmente operative) con sede rispettivamente a Milano, Modena e Reggio Emilia. Il tutto accompagnato da false casuali per il pagamento di fatture inerenti cessioni di beni. Le somme, così frazionate, sono poi state bonificate verso:
– quattro conti correnti esteri di altrettante società con sede in Bulgaria, Ungheria, Slovenia e Gran Bretagna;
– un conto corrente polacco intestato ad un prestanome italiano;
– un conto corrente italiano di un prestanome senegalese.
Il denaro finito all’estero è, infine, rientrato in Italia attraverso bonifici disposti dai medesimi conti correnti stranieri verso i conti nazionali di due società “fantasma” modenesi e di due prestanome (un italiano e un cingalese), per poi essere ritirato in contanti e quindi “volatilizzarsi” nelle mani degli indagati.

Le investigazioni, protrattesi per oltre un anno, anche tramite l’esecuzione all’estero di appositi Ordini di Indagine Europea emessi dalla Procura Distrettuale trentina verso gli stati esteri interessati, hanno quindi consentito di identificare i membri della “cyber sodalizio”, composto da cinque italiani, un rumeno, due nigeriani, un pakistano, un egiziano, un senegalese e un cingalese, denunciati a vario titolo per frode informatica e riciclaggio con l’aggravante del reato transnazionale.

Negli ultimi giorni, un articolato dispositivo composto da oltre 80 tra poliziotti e finanzieri trentini, ha eseguito numerose perquisizioni delegate nelle città di Belluno, Bergamo, Bologna, Brescia, Lodi, Milano, Modena, Reggio Emilia, Udine e Verona, presso le sedi societarie e i domicili degli indagati, sette dei quali (cinque italiani, un rumeno e un cingalese) sono stati tratti in arresto giusta Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Trento.

Nel corso delle perquisizioni:
– l’indagato cingalese, già destinatario di arresti domiciliari, è stato arrestato in flagranza e condotto in carcere per detenzione abusiva di armi clandestine, essendo state rinvenute presso la sua abitazione, in provincia di Modena, due pistole semiautomatiche, di cui una con matricola abrasa;
– un indagato italiano, già destinatario di arresti domiciliari, è stato denunciato a piede libero per illecita detenzione di sostanze dopanti, essendo state rinvenute presso la sua abitazione milanese 1.900 tra confezioni, flaconi e fialette contenenti sostanze dopanti e n. 1.440 etichette adesive relative al suddetto materiale.

Gli investigatori della Polizia di Stato e delle Fiamme Gialle hanno anche dato esecuzione ad un provvedimento di sequestro per equivalente su alcuni beni nella disponibilità degli indagati – una Jeep Wrangler, una Cadillac Escalade, due appartamenti, preziosi e alcuni quadri di valore – fino alla concorrenza dei 600 mila euro illecitamente sottratti alla società bosniaca. Uno degli indagati è risultato, infine, percettore di reddito di cittadinanza.

Alla luce della attuale situazione di emergenza sanitaria e del conseguente aumento del flusso di informazioni che circolano via mail e su altri canali, le indagini svolte in sinergia dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza confermano, ancora una volta, l’incessante impegno profuso a difesa della sana imprenditoria e di tutti i privati cittadini, oggi più che mai esposti agli attacchi, anche informatici, della criminalità.

 

Prevenzione valanghe, accordo tra Aineva e Soccorso alpino. Oggi a Trento la firma di un’intesa che mira a favorire lo scambio di informazioni e lo studio della neve e, più in generale, della montagna.

Aineva, punto di riferimento in Italia nello studio della neve e delle valanghe, stringe un accordo strategico con il Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) del Club alpino italiano per garantire una montagna sempre più sicura e sempre più consapevole. L’intesa, che ha valenza nazionale, è stata sottoscritta nella mattina di stamani presso la sede di Aineva a Trento. Al tavolo era presente anche l’assessore provinciale al turismo, Roberto Failoni, nelle vesti di presidente di Aineva.

 

La scambio di conoscenze e competenze tra due realtà così importanti porta un vantaggio concreto per chi opera e studia la montagna e ma anche per chi in montagna ci va per passione e divertimento. E’ una giornata importante perché è la dimostrazione che fare sistema apre nuove opportunità con benefici generalizzati”. Una posizione condivisa anche dal presidente del Soccorso alpino e speleologico, il trentino Maurizio Dellantonio: “L’accordo con Aineva è importante per proseguire nel lavoro di prevenzione del rischio legato alle valanghe. La consapevolezza del pericolo, le attrezzature personali di sicurezza e la cultura della prevenzione sono aumentate negli ultimi anni, anche grazie alle campagne informative del Soccorso Alpino e di Aineva”. Il protocollo d’intesa avrà una la durata di 3 anni.

L’accordo, sottoscritto nella mattinata di oggi, consentirà di sviluppare tra Aineva e Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico del Club alpino italiano una collaborazione che porterà alla condivisione di documentazione, alla raccolta e allo scambio dei dati, e la formazione nel campo della prevenzione del pericolo di valanghe.

Secondo l’intesa, Aineva e Soccorso alpino potranno, anche su base territoriale, stipulare accordi così migliorare ed implementare la collaborazione tra le due realtà, oltre a promuovere attività rivolte all’informazione e prevenzione verso il grande pubblico.

In particolare, Aineva promuoverà corsi di formazione, aggiornamento e certificazione professionale a favore del Soccorso alpino per le tematiche connesse alla neve, alle valanghe e alla meteorologia o per altre iniziative specifiche nel campo della prevenzione.

Dal canto suo, il Corpo nazionale di soccorso alpino si renderà disponibile, in caso di emergenza di protezione civile o incidenti di valanga, a trasmettere osservazioni, misure puntuali nivo-meteorologiche o riprese fotografiche/video agli Uffici neve e valanghe.

Un gruppo di lavoro congiunto lavorerà da subito per garantire concreta applicazione all’accordo e avviare la collaborazione già dalla stagione invernale prossima.

I dati dell’attività del Soccorso alpino nazionale sono molto importanti. Il 2019 si è registrato un incremento significativo dell’attività di soccorso rispetto all’anno precedente, passando da 9.554 a 10.234 interventi (+7,1%), e che ha fatto superare per la prima volta nella storia del CNSAS la quota psicologica di 10.000 missioni di soccorso. I soccorritori impiegati sono stati 41.666, le giornate/uomo 28.458 per un totale di 187.504 ore di effettivo utilizzo. Mediamente i soccorsi riferiti a valanghe sono circa una quarantina a stagione invernale, sull’arco alpino ed appenninico.

Di 10.073 persone tratte in salvo, ben 3.376 (33,5%) sono stati gli illesi, i feriti complessivamente hanno raggiunto la quota di 6.190 (61,4%), suddivisi in feriti leggeri 4.501 (44,7%), feriti gravi 1.425 (14,1%). Le persone che hanno subito traumi tali da compromettere le funzioni vitali, cioè in imminente pericolo di vita, sono state 264 (4,4%). Ferma allo 0,6% la percentuale dei dispersi, mentre si registra un leggero calo dei morti, passati 458 a 446, ovvero il 4,4% del totale.

Ancora il presidente nazionale Cnsas, Maurizio Dellantonio: “Registriamo una crescita costante della frequentazione invernale delle nostre montagne e degli appassionati di sport sulla neve, anche al di fuori dei comprensori sciistici. E quest’anno, dopo il Coronavirus, ci aspettiamo che aumentino molto gli utenti dello scialpinismo e delle ciaspole, potendo contare su un ambiente meno frequentato. La prevenzione del rischio valanghe e le tecniche di soccorso, grazie a questo accordo, potranno ulteriormente migliorare”.

La chiusura val all’assessore provinciale al turismo e presidente nazionale Aineva, Roberto Failoni: “La montagna è un patrimonio collettivo, la cui frequentazione è resa più sicura grazie al lavoro di questo persone che durante l’intero arco dell’anno lavorano con professionalità e cognizione per approfondire tematiche importanti per la sicurezza e la tutela della montagna, soprattutto nella stagione invernale. A loro va il nostro ringraziamento”.



Dall’immigrazione al reddito di cittadinanza, dal Recovery fund alla situazione della pandemia al piano sul cashback. Molti i temi trattati dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto in videoconferenza nel pomeriggio al Festival dell’Economia di Trento, intervistato da Tito Boeri e Tonia Mastrobuoni.

 

Nessuno può pensare che la gestione dei flussi migratori, un fenomeno così complesso e da gestire con approccio multilivello, possa essere risolto da un mese all'altro – ha detto Conte. E' un percorso che stiamo facendo e che già ha segnato una prima tappa nell'estate 2018 quando maturò la consapevolezza che Dublino dovesse essere superato. La proposta della Commissione europea è un passaggio non trascurabile, ma sicuramente non è l'approdo di una politica europea efficace di gestione dei flussi migratori, che deve fondarsi sul principio di solidarietà".

Parlando del Recovery fund il premier ha evidenziato che “non risulta ci siano paesi più avanti di noi sul Recovery fund. E' l'Unione europea ci ha chiesto per il 15 ottobre delle linee guida e non dei progetti, che arriveranno a gennaio. Non possiamo consentirci progetti parcellizzati, aggregheremo i singoli progetti che saranno in numero molto più ridotto e forniranno una visione di Paese, in linea con le indicazioni Ue".

Meno male – ha aggiunto Conte parlando del reddito di cittadinanza – che avevamo una misura di protezione sociale come il reddito di cittadinanza a cui abbiamo aggiunto il reddito di emergenza. Certo si possono sempre migliorare in fase di attuazione. In due anni introdurre una misura così complessa in un tessuto sociale che presenta criticità strutturali, non era affatto semplice. Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro. Ho già avuto alcuni incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest'altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori. Dobbiamo cercare di costruire un percorso coordinato. E’ nostra intenzione, nei primi mesi del 2021, presentare l'altro progetto, quello che incrocia l'attuazione del reddito di cittadinanza con l'inserimento nel mondo del lavoro". "Tra le riforme che ci aspettano – ha proseguito – possiamo anche lavorare su quella delle pensioni. Dobbiamo metterci attorno a un tavolo: ad esempio fare una lista dei lavori usuranti mi sembra la prospettiva migliore”. 

In merito al Covid, “io escludo pubblicamente un nuovo lockdown nazionale – ha ribadito il presidente – perché siamo in una situazione diversa rispetto a quella di inizio anno. Se si svilupperanno dei cluster potremo intervenire in modo circoscritto, perché abbiamo un sistema sofisticatissimo per incrociare i dati. Ai cittadini dico: riprendiamo la vita sociale con cautela, ma con fiducia. Se dovesse interrompersi il rispetto di minime regole è chiaro che i numeri potrebbero salire, ma se continueremo come adesso sono molto fiducioso". 

Infine in merito al piano sul "cashback", "è l'occasione per un mutamento delle abitudini degli italiani – ha sottolineato Conte. Passando ai pagamenti digitali contrastiamo il sommerso, creiamo le premesse per recuperare denaro e per far e pagare meno tasse. Inoltre, in tempi di pandemia da Covid-19, se non tocchiamo il denaro c’è meno occasione di contagio. Dal 1° dicembre chi pagherà in tutte le modalità elettroniche e digitali, se farà almeno 50 transazioni in 6 mesi potrà recuperare il 10% - ha spiegato il presidente. Ma abbiamo anche creato un meccanismo a premi in cui ci sarà solo da guadagnare con tanti incentivi. Stiamo ragionando inoltre con gli operatori del settore per ottenere l'abbassamento delle commissioni agli esercenti”.

 

 

 

Nel pomeriggio di ieri la Squadra Mobile e le Volanti della Questura di Trento, d’intesa con il magistrato di turno della Procura della Repubblica del capoluogo trentino, hanno arrestato in flagranza per il reato di stalking, un cittadino bosniaco di trentaquattro anni, residente da anni a Trento.

L’uomo, scarcerato a luglio al termine di una pena detentiva di quattro anni, comminata per una rapina commessa nel 2016 ai danni di un tassista trentino, ha ripetutamente minacciato la ex moglie di morte, provocando alla donna forti stati di ansia e paura.

In passato, l’uomo è stato ammonito dal Questore di Trento per violenza domestica. Inoltre, per fatti diversi, su disposizione del il Tribunale di Trento, gli è stato anche imposto il divieto di avvicinamento alla moglie, vittima di atti persecutori da parte dell’ex marito.

Mercoledì e giovedì, l’uomo, separato dalla moglie, è andato a bussare violentemente alla porta dell’abitazione di quest’ultima. La donna impaurita dall’atteggiamento violento ed aggressivo dell’uomo, risultato, anche per sua stessa ammissione, sotto l’effetto di stupefacenti, non ha voluto aprire la porta.

A questo punto l’ex marito ha inveito contro la donna e l’ha minacciata di ucciderla con un coletto. La donna, sebbene spaventata, ha comunque tentato di calmare l’ex coniuge dialogando con quest’ultimo, stando dietro la porta d’ingresso della ex casa famigliare. Resasi conto che l’aggressività dell’ex marito aumentava, anziché diminuire, ha detto al figlio minore di chiamare la Polizia.

Immediatamente, nella serata di mercoledì un equipaggio della Volante è arrivato in prossimità dell’abitazione nel quartiere Madonna Bianca. Alla vista degli agenti della Questura di Trento, l’uomo si è calmato, mostrando un’apparente tranquillità ed ha deciso di allontanarsi. Nel corso dell’intervento è stato anche verificato che non avesse armi con se.
L’indomani mattina, ovvero giovedì, con ancor più virulenza, il cittadino bosniaco è andato nuovamente sotto casa della ex moglie. L’ha chiamata per telefono, minacciandola nuovamente di accoltellarla, una volta che fosse uscita per andare a lavorare e proferendo nei confronti della ex coniuge epiteti offensivi ed ingiuriosi.

La donna, ed anche il figlio minore della coppia, terrorizzati dalla recrudescenza dell’inusitata violenza verbale dell’uomo, hanno chiamato nuovamente la Polizia. Sul posto sono giunti immediatamente un equipaggio della Squadra Mobile e delle Volanti della Questura di Trento che hanno bloccato lo stalker ed arrestato.

La donna ha dichiarato agli agenti intervenuti che, sebbene scossa e prostrata psicologicamente dal comportamento dell’ex marito, tale per cui avesse deciso di separarsi, non ha inteso denunciarlo. Ma si è comunque proceduto d’ufficio, prescindendo dalla volontà punitiva della donna, perché l’uomo era già stato colpito da precedenti provvedimenti per fatti analoghi di atti persecutori e violenza domestica.
In materia di contrasto alla violenza di genere, dall’inizio dell’anno, sono stati ventotto i provvedimenti di ammonimento del Questore di Trento per violenza di genere e stalking.

Si sono svolte nel pomeriggio di ieri le audizioni ed a seguire l’esame del disegno di legge 66 dell’assessore Mattia Gottardi che reca disposizioni straordinarie in materia di esenzione Imis per il periodo d’imposta 2020 in conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Le norme sono state approvate con 4 astensioni e 5 voti favorevoli. Respinto un emendamento di Rossi che voleva l’estensione delle norme a tutte le categorie del settore ricettivo.

In particolare, l’assessore Mattia Gottardi, ha spiegato che la politica espansiva proposta dalla Pat, del valore di un milione di euro, prevede l’estensione dell’esenzione dell’Imis ad altre categorie e attività rispetto a quelle già individuate dal Governo. Si tratta del recepimento di una politica nazionale a favore degli immobili turistici per far fronte all’emergenza, ha aggiunto, con esenzione per le strutture dove c’è identità tra proprietà e gestione.

 

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Grosselli e Cigil: selettività degli interventi e ricadute professionali
Per la Cgil, Andrea Grosselli ha chiesto, come per gli altri interventi di sostegno, che ci sia selettività nell’attribuzione delle agevolazioni e si introducano vincoli legati alle ricadute professionali o quanto meno all’utilizzo di eventuali ammortizzatori. Inoltre, a margine e a titolo di promemoria, Andrea Grosselli ha chiesto ci sia attenzione anche nei confronti dei proprietari degli immobili che si possono trovare a non ricevere quanto pattuito dagli inquilini in difficoltà.

Michele Bezzi (Cisl) ha rimarcato come il documento sia arrivato in tempi stretti, aspetto che non ha permesso un approfondimento adeguato. In ogni caso, ha ribadito il criterio della selettività e dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali: il territorio ha bisogno di tutelare le attività, ma anche il lavoro, ha detto. Infine, ha affiancato il collega di Cigil nella richiesta di attenzione, con un intervento di aiuto a chi è in difficoltà nel pagare l’affitto, ma anche a chi affitta ed ha affittuari insolventi.

 

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Imprenditori: attenzione all’equità
Alberto Pontalti per Confcommercio, ha espresso apprezzamento per un ulteriore aiuto alle imprese disposto dalle norme, nonostante ci sia qualche appunto in tema di equità: visti gli ultimi dati emersi che rivelano il consistente calo di fatturato delle imprese trentine, non solo del settore turistico, si ritiene infatti che le misure dovrebbero essere estese anche al settore della ristorazione, bar e commercio al dettaglio e all’ingrosso. Infine, ha aggiunto, si auspica l’estensione delle misure anche alle agenzie di viaggio, interconnesse con il settore turistico, che da questa contingenza hanno registrato cali pari al 90%.

Per Asat Davide Cardella ha salutato con favore le norme che si vogliono introdurre con il ddl oggetto della consultazione. Ha comunque illustrato alcune criticità, come l’esclusione dagli aiuti in caso di coincidenza tra gestore e proprietario dell’immobile, quando molte delle strutture ricettive sono a gestione famigliare ed ha auspicato che la Giunta voglia includere questo tipo di casistica.

Fabrizio Pavan per Confesercenti ha sottolineato e condiviso il principio di equità richiamato da Pontalti: non si comprende l’esclusione dalle misure di sostegno del comparto ristorativo, tanto più che è stato uno dei più colpiti dall’emergenza tuttora in corso.
A nome dell’Associazione Artigiani Franco Grasselli ha osservato che queste norme riguardano la ricettività, ma per assoluta affinità si dovrebbero estendere ad altre tipologie sulle quali di fatto gravita la stessa clientela. L’esenzione andrebbe forse più tarata per zone, ha suggerito, ricomprendendo anche le aziende artigiane legate alla mobilità nelle aree turistiche, che vivono in gran parte di turismo.

 

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Rossi: occorre fare uno sforzo e allargare la platea dei beneficiari
Il consigliere del Patt Ugo Rossi ha esordito con una nota di carattere positivo, dando atto alla Giunta di essere riuscita a far pervenire le risorse e secondo una logica non dispersiva. Serve tuttavia una riflessione sull’allargamento dei beneficiari delle misure per colmare la disparità che si viene a creare con questa proposta, ha detto. Rossi ha riferito che a Bolzano alberghi, bar e ristoranti avranno totale esenzione Imis per tutto il 2020, anche se non è ancora chiaro chi si farà carico dello sconto (pare all’80% la Provincia e al 20% i comuni).

Ha dunque illustrato un emendamento all’articolo 1 della proposta (poi respinto) che chiede la stessa cosa per la Provincia di Trento, perché se la scelta nazionale è di stare in un certo comparto, ha detto, non si possono poi escludere alcune tipologie. Varrebbe la pena prevedere l’esenzione regolandone il relativo costo e chiedendo magari un piccolo sacrificio anche ai comuni, ha suggerito. La distinzione operata sul piano statale non regge infatti sul nostro territorio e produce disparità significative, ha osservato, ammettendo che l’impegno finanziario sarebbe piuttosto forte, pari a circa 20 milioni di euro. Consapevole che l’emendamento non sarà accolto, ha manifestato la speranza che si facciano delle valutazioni su una possibile compensazione in sede di finanziaria

 

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Gottardi: questa è una norma estensiva rispetto ad una legge dello Stato, avvieremo comunque uno screening di valutazione
L’assessore Gottardi ha replicato riportando alla ratio della norma che in realtà ricalca quella nazionale, non è inserita in un ddl più organico di misure anti Covid. Con questo non si vuole risarcire una categoria a discapito di un’altra ma si riporta nel nostro ordinamento giuridico una copertura già prevista dallo Stato. La necessità di mantenere ferma la previsione normativa, non certo esaurendo le tipologie, spiega le tempistiche e lo stringato testo normativo.

Gottardi ha precisato che rispetto alle fonti di entrata vincolate dallo Stato ad oggi non c’è margine per ottemperare alle richieste delle categorie a copertura aggiuntiva. Altre valutazioni potranno eventualmente essere fatte in sede di bilancio. Gottardi ha riferito di aver avuto un confronto informale anche con il Consiglio delle autonomie locali, che in questa fase ha scelto di non esprimersi se non dopo essere stato rinnovato nel pieno delle funzioni, ovvero dopo il 15 ottobre e dunque in tempo utile prima dell’esame in aula.

Infine, ha ringraziato la struttura tecnica perché rivendicare questi spazi di autonomia non è mai facile, sono passaggi che vanno gestiti con attenzione. Abbiamo fatto il nostro dovere, ha proseguito, anche se è evidente che sarebbe auspicabile un’estensione ad altre categorie perché di fatto tutte sono state colpite duramente dall’emergenza sanitaria. Avvieremo un primo screening per capire quante strutture all’interno di queste categorie non hanno accesso al beneficio, ha concluso, e si aprirà una seconda partita sull’anno di imposta prossimo, per correggere il tiro rispetto alle già numerose manovre messe a punto in questo periodo in tema anti-Covid.

L’emendamento del consigliere del Patt Rossi è stato respinto con 5 voti contrari e 4 favorevoli, gli stessi che hanno votato complessivamente il ddl, che è stato approvato con l’astensione di Ghezzi, Marini, Rossi e Tonini e i voti favorevoli di Savoi, Dalzocchio, Cia, Masè e Job.

Parcheggi: nuove tariffe in arrivo. Sperimentazione fino alla fine di febbraio.

In questi giorni Trentino Mobilità sta procedendo alla modifica delle impostazioni dei parcometri e della segnaletica verticale per adeguare le tariffe dei parcheggi a pagamento in città, con lo scopo di decongestionare e migliorare la fruibilità delle diverse aree urbane, favorendo la rotazione nelle aree più centrali durante la settimana.

Il provvedimento, deciso dal Consiglio comunale, è sperimentale fino al 28 febbraio 2021.

A partire dalla installazione della nuova segnaletica le tariffe saranno modificate come segue:

sabato: sosta gratuita per i primi 30 minuti su tutti gli stalli a pagamento su strada

area di prima corona: le attuali due tariffe di 1,80 e 1,50 euro all’ora sono ricondotte a un’unica tariffa pari a 2,20 euro all’ora

area di seconda corona: l’attuale tariffa passa da 1,00 a 1,20 euro all’ora

area periferica urbana: l’attuale tariffa di 0,60 euro all’ora è ridotta a 0,50 euro all’ora; per le vie dell’area periferica gialla che mostrano un grado di occupazione elevato l’attuale tariffa passa da 1,00 a 1,20 euro all’ora.

Rimane inalterata l’attuale tariffa di 0,50 euro all’ora prevista per le aree ospedaliere.

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